Una brava bambina, l’esordio letterario di Seo Mi-Ae

Una brava bambina, l’esordio letterario di Seo Mi-Ae
Una brava bambina, l'esordio letterario di Seo Mi-Ae

Fino a che punto un soggetto può rompersi dentro e fuori, a causa di quello che ha subito dalla madre e dal padre? Il primo romanzo di Seo Mi-AeUna brava bambina”, pubblicato da Giunti quest’anno e del quale sono già stati acquisiti i diritti cinematografici da Carnival Films, prova ad indagare nella mente dei figli: quelli feriti, quelli rotti dentro, quelli non desiderati, che improvvisamente diventano adulti, portandosi sempre dietro quelle cicatrici che non sono dei trofei, ma delle lame nella carne che bruciano ogni giorno.

Una brava bambina

Seonkyeong è una giovanissima criminologa, tanto appassionata del suo lavoro da volerlo insegnare in un corso di criminologia: ma l’estate è alle porte e il corso ormai è terminato. Improvvisamente riceve una chiamata dal carcere di massima sicurezza del paese: il criminale più pericoloso della Corea, Yi Byeongdo, desidera incontrarla e parlare con lei, solo con lei.

Affascinata dalla mente di un uomo che ha ucciso ben 13 persone, la giovane criminologa decide di comportarsi come Clarice Starling, la protagonista del Silenzio degli innocenti: si reca dunque in carcere, spinta anche dal desiderio di scoprire quali siano i motivi che hanno spinto Byeongdo a chiamare lei, che a malapena conosce il suo nome. Perché quest’uomo ha voluto parlare solamente con lei? E soprattutto, cosa le vuole chiedere, cosa le vuole rivelare?

La sua vita privata intanto sta attraversando un momento decisamente particolare: la figlia del marito (avuta dal precedente matrimonio), una bambina di appena undici anni, si trasferisce a vivere con loro, dopo essere scampata ad un incendio che le ha portato via i nonni.

Hayeong, così si chiama la piccola: guance paffute, occhi velati da una tristezza che sì è legata alla recente tragedia alla quale è scampata per miracolo, ma che dipende anche da un trascorso passato familiare che indubbiamente non si è rivelato semplice o gioioso.

Fare la mamma, improvvisamente, di una creatura che non è tua, che non conosci, che ha subito dei traumi e che ti vede come un potenziale pericolo e motivo di intralcio nel rapporto con il suo papà: per Seonkyeong tutto questo si rivela molto complicato e non sa davvero da che parte iniziare.

E anche vero però che ciò che divide in realtà unisce, dunque lei per prima prova a utilizzare il suo passato turbolento di giovane rimasta orfana troppo presto per avvicinarsi a Hayeong, per cercare di capirla, per tentare di darle quel tempo e quell’amorevole pazienza che le è sempre stata sottratta.

Dialogare con un assassino

Intanto ci sono i dialoghi con Yi Byeongdo, delle sedute particolari durante le quali il criminale si rivela ai suoi soli occhi come un essere umano, estremamente fragile: quello che ora è un uomo adulto capace di uccidere a sangue freddo è stato anche allo stesso tempo un bambino non voluto, non desiderato, nato da una violenza e la cui vita è sempre stata segnata dalle sberle, dalle sigarette della madre spente addosso, dai tentativi di affogarlo nell’acqua, dal timore di non svegliarsi la mattina successiva perché la tua stessa madre ha deciso che la tua vita non vale niente.

La maternità e la paternità sono due concetti molto complessi da spiegare, proprio perché travolgono completamente il soggetto che ne viene colpito: che sia un farsi travolgere dalla dolcezza, dall’amore e quindi da quelli che sono i sentimenti positivi nella creazione di una famiglia, ma purtroppo anche un farsi travolgere dal senso di responsabilità, di incapacità nel crescere un altro essere umano.

Hayeong è sempre così silenziosa, sempre così taciturna e l’unica cosa che davvero le interessa è il suo orsacchiotto di peluche, che ogni giorno diventa più logoro e sporco, che però nasconde un significato profondo per lei e rappresenta quell’unico legame che le rimane con la sua vita passata.

Ai suoi occhi il padre è sempre stato assente, perché è scappato e si è rifatto una famiglia con un’altra donna, ma non è mai andata a trovarla dopo averla spedita dai nonni e adesso per lei è difficile credere che voglia davvero creare un rapporto con lei, che è sua figlia.

Un romanzo in cui si intrecciano più storie, più personaggi, quando però il bandolo della matassa si risolve sempre all’interno dei rapporti familiari/genitoriali che ciascuno dei protagonisti ha intessuto nella propria vita. Quelli che lasciano una traccia, una pista che ciascun essere umano segue nella propria crescita e che lo portano a diventare una persona adulta.

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