Stanotte guardiamo le stelle: odissea per la libertà

Stanotte guardiamo le stelle: odissea per la libertà
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Stanotte guardiamo le stelle è un romanzo di Alì Ehsani, ragazzo appena trentenne di origini afghane, realizzato in collaborazione con Francesco Casolo e pubblicato per la prima volta dalla Feltrinelli nel maggio 2016.

Francesco Casolo è docente di Storia del Cinema presso l’Istituto Europeo di Design ed ha prestato la sua collaborazione per la stesura del racconto del viaggio intrapreso da Alì e dal fratello maggiore Mohammed, quasi venti anni fa, verso l’Europa.

Ci viene consegnata una forte testimonianza su una tematica ancora attuale: l’immigrazione.

 

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Un viaggio lungo cinque anni

Il racconto è ambientato a Kabul, in Afghanistan, nel vivo della guerra civile combattutasi negli anni Novanta. Alì è un bambino di soli otto anni che, tornato da scuola, non trova più la sua casa, andata distrutta da un razzo e ora sostituita da un cumulo di macerie. Tocca a Mohammed spiegargli che i genitori sono morti e che non potranno più vivere in questa terra priva di futuro. In breve tempo Mohammed organizza il viaggio più pericoloso fatto fino a quel momento e continua a ripetere ad Alì che “siamo come uccelli, perché gli uccelli volano liberi e noi voleremo lontano”.

La prima tappa del viaggio da clandestini è il Pakistan seguito dall’Iran; nonostante le difficoltà i due fratelli non si arrendono e dopo essere stati catturati, imprigionati ed aver assistito alle peggiori atrocità, vengono rimandati indietro ma riescono comunque a ripartire.

Nel romanzo sono presenti numerosi aneddoti sulla famiglia di Alì, “la più povera di tutto il cortile”, ma che gli ha insegnato il valore dell’onestà e per questo Alì non ruba mai, nemmeno quando prova la fame più nera, per non tradire gli insegnamenti ricevuti che ripete a sé stesso come un mantra.

A Istanbul i due fratelli trovano tregua, la situazione è più tranquilla e i controlli diminuiscono, ma si avvicina anche la parte più pericolosa del viaggio ovvero l’attraversamento in mare fino alle coste greche. Mohammed decide di non portare Alì in questa fase e sale su un canotto con altri ragazzi ma promette al fratello di tornare a prenderlo con una barca, mezzo più sicuro per entrambi. Cercare di convincere Alì e spiegargli che dovrà restare solo per almeno tre mesi non è facile: Alì si sente tradito perché Mohammed rappresenta tutto ciò che gli resta, in questi mesi si è preso cura di lui cercando di non fargli mancare niente e ricoprendo il ruolo di madre, padre, fratello e amico insieme.

Dopo soli tre giorni dall’allontanamento di Mohammed, Alì viene a conoscenza del suo annegamento in mare; non sa più cosa fare, è solo e disperato in una città immensa. Adesso che Mohammed non c’è più deve comportarsi da uomo, continuare da solo il viaggio e “volare lontano” come aveva promesso.

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Una storia di speranza

Il romanzo racconta un viaggio che non è solo quello di Alì, ma di tutti quelli che come lui hanno avuto il coraggio di rischiare la propria vita in nome della libertà. È scritto in prima persona sotto forma di monologo rivolto a Mohammed ed è anche un ringraziamento verso tutte quelle persone che gli sono state accanto e lo hanno accudito quando aveva bisogno di una famiglia.

Il testo scritto con un linguaggio semplice e diretto dà spazio ai sentimenti del protagonista e ciò contribuisce a coinvolgere il lettore che prova subito empatia per il piccolo Alì, angoscia e compassione quando si trova catapultato nel mondo degli adulti, ed ansia e timore per la sua condizione di clandestino in una terra piena di contrabbandieri pronti ad approfittare dei più deboli.

Quella di Alì e Mohammed è sicuramente una storia lacerante che racconta l’indicibile, ma è anche una storia di coraggio e di determinazione.

Non è la disperazione, infatti, a portare avanti Alì bensì la speranza, e in una delle pagine più belle di questo romanzo ha scritto:

“Chi parla degli emigrati usa spesso la parola “disperati”, ma quello che invece penso oggi […] è che non c’è niente di più simile alla speranza nel decidere di emigrare: speranza di arrivare da qualche parte migliore, speranza di farcela, speranza di sopravvivere, di tenere duro, speranza di un lieto fine come al cinema. Penso che sia normale che ogni essere umano cerchi disperatamente di migliorare la propria condizione e in alcuni casi muoversi è l’unico modo per farlo.

[…] Mi dicevo che ce l’avrei dovuta mettere tutta ma che poi sarei riuscito a realizzare i sogni che tu, Mohammed, avevi per noi: innamorarsi, trovare una casa in cui vivere, avere dei figli e poter camminare a testa alta senza essere continuamente umiliati”.

Stanotte guardiamo le stelle è un libro che racconta una storia vera, di attualità, che fa molto riflettere su quanto siamo fortunati senza rendercene conto. Diamo per scontato il fatto di vivere in un Paese libero, ma per questo privilegio del quale oggi godiamo, altri prima di noi hanno lottato per ottenerlo. Non in tutte le parti del mondo è così e possiamo solo lontanamente immaginare ciò che si provi ad essere un rifugiato politico.

Non stupisce che il romanzo abbia ricevuto una menzione speciale alla I edizione del Premio Letterario «Incontri di Dialoghi» promosso dalla Fondazione Megamark di Trani; quest’ultima donerà 200 copie del libro all’Ufficio scolastico regionale per la Puglia affinché sia distribuito nelle scuole superiori della regione.

La storia di Alì ha inoltre ispirato un cortometraggio dal titolo “Baradar”, diretto da Beppe Tufarulo e classificatosi tra i cinque finalisti del Premio David di Donatello 2020.

 

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