Stiamo Insieme, Viviamo Insieme, Soffriamo Insieme

Stiamo Insieme, Viviamo Insieme, Soffriamo Insieme
Foto dell'allestimento della mostra INSIEME realizzate da Alessandro Dandini de Sylva

Fino al 30 novembre 2020 sarà esposta a Roma, lungo le mura Aureliane del quartiere di San Lorenzo, INSIEME INSIEME INSIEME la “mostra” diffusa ideata dall’artista Gianni Politi e Matteo d’Aloja, in qualità di coordinatore delle immagini.

In collaborazione con una serie di Enti, attivi nella capitale per promuovere la cultura, tra cui il maggior sostenitore Ghella Spa, Gianni Politi, artista e in questo caso curatore, propone un progetto site specific per rinnovare la tendenza, molto in voga negli ultimi 10 anni  di mixare spazi, tempi e creatività dell’arte contemporanea.

L’idea di comporre una mostra contemporanea all’interno di antichi spazi storici è chiaramente divenuta ad oggi una sorta di “strana maniera”. Gianni Politi per la sua riflessione sceglie un luogo atipico della storia delle mostre aggiungendo di conseguenza un’ulteriore grado di complessità, frutto di un’intuizione che vuole restituire il forte mutamento dell’occhio del pubblico contemporaneo e il come questo sia andato trasformandosi per mezzo dei media e della società dell’iperconnessione. Un cambiamento che l’arte ha percepito e che ha generato diversi risvolti a livello estetico.

INSIEME INSIEME INSIEME si presenta come un progetto di mostra semi site specific in cui le opere di 19 artisti, Maurizio Altieri, José Angelino, Micol Assaël, Elisabetta Benassi, Joanne Burke, Alessandro Cicoria, Stanislao Di Giugno, Rä di Martino, Giuseppe Gallo, Vostok Lake, Emiliano Maggi, Marta Mancini, Andrea Mauti, Nunzio, Lulù Nuti, Alessandro Piangiamore, Gianni Politi, Pietro Ruffo, Delfina Scarpa, vengono impostate sulle mura esterne della storica struttura difensiva eretta dall’imperatore Aureliano nel 270 d.C. I quadri e le statue, selezionate accuratamente dal curatore, sono imposti con dei semplici contrappesi così da abitare lo spazio senza troppe sovrastrutture d’allestimento.

Foto dell’allestimento della mostra INSIEME realizzate da Alessandro Dandini de Sylva ( https://ghella.canto.com/s/R24P7?viewIndex=0&column=image&id=0ra6pqc4fh58r2ud17fg34mb6v )

La presunta poca attenzione nei confronti della disposizione è in realtà un chiaro intento di sovversione indirizzato al modo organizzato, più “da galleria”, a cui spesso viene sottoposta l’arte “contemporanea”. Le opere di INSIEME INSIEME INSIEME seguono invece una disposizione indagata che punta ad essere il meno pilotata possibile nel nome di una libera rappresentazione della realtà attuale e della sua composizione fatta di relazioni, reti e connessioni che si fondano senza principi logici e senza organigrammi predisposti. Un discorso complesso e pieno di trappole, ma spontaneo e percepibile nella rassegna.

Particolare dell’opera The Wall, Elisabetta Benassi ( https://ghella.canto.com/s/R24P7?viewIndex=0&column=image&id=t0og3gp4ot47p4ikmufjgpga4c )

Secondo Politi la difficile situazione che stiamo vivendo ha davvero stravolto i connotati del sistema artistico culturale risvegliando la percezione di un bisogno di rinnovamento. Il curatore parla della sua mostra come un tentativo di concretizzare la spinta verso una «necessità che oggi sentiamo presente» ricordando il ciclo quasi naturale di rottura e di crisi che periodicamente torna e che la storia ci insegna a riconoscere, ma che spesso dimentichiamo. Politi richiama alla mente gli artisti degli anni Sessanta e Settanta e l’epoca in cui si percepiva una voglia sfrenata di conquistare lo spazio dell’immagine, dell’oggetto e della società attraverso la creatività sovvertendo le regole e le limitazioni culturali.

Così come a metà del XX secolo, oggi, al principio del XXI secolo, il momento è arrivato e si è presentato (ahimé) insieme ad una situazione complessa in cui l’umanità si stringe contro un nemico invisibile, ormai protagonista dei nostri pensieri. Le mura che un tempo servivano a difendere dagli attacchi esterni vengono elette a strano luogo di aggregazione di intenti, ad hub creativo, a manifesto per una nuova spinta, nata in seno agli artisti che si riconoscono attorno ad un bisogno di autentica connessione. Il muro come oggetto che limita e preserva è anche luogo di scambio e di connessione dal quale passa tutto; l’arte in questo caso abita queste zone di confine.

 «Sogno che questa mostra potrà essere ricordata come un’unica grande immagine che nasce dal lavoro del singolo e trova forza nella collettività

Le parole di Politi sono chiare, ridurre lo spazio e il tempo a semplici termini è solo un pretesto, rispettoso della storia dell’allestimento e al contempo critico nei confronti di questa, su cui comporre la «metafora dell’atteggiamento necessario da assumere in tempi incerti e complessi come questi, dove gli artisti sono moralmente chiamati a parlare.»

La volontà è quella di “attaccarsi” al passato per raccontare il presente coinvolgendo in esso crisi, distanze, cambiamenti e difficoltà senza dover per forza far apparire tutto piatto e normale, anzi componendo un unico grande mosaico nel nome di un senso di diversità e connessione che ne è forza e motore di crescita.

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