Polvere: il caso Marta Russo, da ascoltare su Storytel

Polvere: il caso Marta Russo, da ascoltare su Storytel
Polvere: il caso Marta Russo da ascoltare su Storytell

“Bisogna dimostrare di avere coraggio”: una frase che si sente ripetere molto spesso, che riempie la bocca di tutti, ma che spesso rimane solamente lì, scritta e mai messa in atto.

Chiara Lalli e Cecilia Sala sono due giornaliste e loro hanno dimostrato coraggio, lavorando al caso Marta Russo e facendolo diventare un prodotto audio, rendendolo disponibile a tutti: così è nato il podcast “Polvere. Il caso Marta Russo” che è approdato sulla piattaforma di audio streaming Storytel.

Polvere, il caso Marta Russo: questo è ciò che resta

Polvere è una serie audio, alla quale le due giornaliste hanno lavorato con costanza e determinazione, per portare alla luce tutte le contraddizioni e soprattutto gli errori procedurali che sono stati compiuti ben ventitré anni fa, in occasione dell’omicidio avvenuto presso l’Università della Sapienza di Roma.

Otto puntate, tutte disponibili e subito. Dopo ventitré anni, l’inchiesta ricostruisce le indagini e il processo. Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro sono stati condannati in via definitiva. Ma quali sono veramente le prove che hanno condannato entrambi al carcere per l’omicidio di una studentessa?

La risposta concreta, reale, tangibile è una sola: nessuna. O forse l’unica prova che resta di questo caso così contorto e così offuscato è una particella piccola, piccolissima, da cui il nome del podcast stesso. Un granello di polvere.

Il Circolo dei Lettori di Torino si fa sipario per Chiara Lalli e Cecilia Sala

Sabato 17 ottobre alle ore 18:30 le due giornaliste sono state invitate presso il Circolo dei Lettori di Torino, per parlare del loro lavoro e di questo audio podcast che sta riscuotendo molto successo tra i lettori e gli uditori: fascino per il morboso? No, non in questo caso.

Entrambe stupite da tanto successo, se lo spiegano e provano ad argomentarlo al pubblico che le ascolta senza battere ciglio: un senso di ingiustizia, di irrisolutezza, di sbagliato, di ingiusto. Questo è quello che porta lo spettatore ad ascoltare ogni puntata con attenzione, anche se non capisce magari tutti i tecnicismi che loro per prime hanno faticato a comprendere (basti pensare agli studi balistici che hanno dovuto provare a leggere entrambe, sulla pistola che si presume sia stata utilizzata per uccidere Marta Russo).

Si presume in quanto lo sparo, in quella giornata del 9 maggio 1997 alle ore 11:42, c’è stato, questo è indubbio. Ma la pistola dalla quale questo deve essere partito non è mai stata trovata.

Come non è mai stato trovato il vero movente che ha incastrato in via definitiva Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro.

Durante l’intervento si alternano entrambe nel rispondere alle domande del moderatore Lorenzo Pregliasco, senza mai sovrapporsi l’una sull’altra e spesso dando risposte molto simili, anche se con sfaccettature diverse.

Cecilia Sala è forse più fumantina nel modo in cui si espone, rispetto alla collega: carattere diverso evidentemente, ma nel momento in cui risponde ed espone alcuni fatti (accuratamente spiegati molto spesso proprio dalla sua voce che dire suadente ed appassionante è dire proprio ben poco), la si vede infiammare negli occhi, nelle parole, nel tono di voce.

Un profondo lavoro di archivio svolto da entrambe, durante il quale hanno dovuto ascoltare ore e ore di registrazioni durante i processi e le varie interviste radio e TV.

Il loro lavoro però non si è limitato alla semplice sbobinatura: entrambe sono andate sul campo, fisicamente si sono recate dove avvenne quell’omicidio, per cercare di guardare il luogo con occhi diversi, forse come nessuno mai lo aveva analizzato.

Del caso Marta Russo si è parlato all’interno di libri, ma se ne è anche discusso ampiamente nei programmi televisivi (di quegli anni, ma anche più odierni); sono stati fatti documentari, serie TV, ma forse solo il lavoro di Chiara Lalli e Cecilia Sala è stato in grado di dare un volto nuovo a quanto successo 23 anni fa, dando prova di un vero giornalismo forense molto efficace.

Non si risolvono tutti i dubbi su questo caso, non è mai stata la loro ambizione e questo traspare chiaramente: quello che loro hanno fatto è stato cercare di approfondire senza annoiare mai, alternando lo storytelling con vere e proprie interviste e registrazioni a volte consumate dal tempo e dichiarazioni dei protagonisti che rendono questo podcast convincente, bellissimo, indispensabile e il cui ascolto è necessario.

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