Ligabue, Campovolo 2011: 114 mila fan in Pieno Rock&Roll

di Federico Cirillo

31 brani; 3 ore intense di concerto e numero di spettatori che sfiora la soglia dei 115 mila: questo è stato Campovolo 2.0, questo è il Liga.  Ad omaggiare la sua musica, i suoi testi e le sue canzoni, un’ondata di persone, un pubblico che è stato, come affermato anche dal commosso rocker di Correggio, il vero motore dello spettacolo, l’unico grande protagonista di un concerto che ha visto sfilare, uno dietro l’altro, i più grandi successi: da Questa è la mia vita, che ha aperto il tutto, ad Anime in plexiglass e In pieno Rock&Roll (quasi due inediti dal vivo), passando per due brani mai pubblicati M’abituerò – che affronta il tema di un amore ormai terminato – e Sotto bombardamento – un veloce e frizzante rock che ben delinea l’enorme flusso di informazione che quotidianamente ci bombarda, appunto, in maniera quasi mai veritiera.

E ancora, Figlio di un cane, A che ora è la fine del mondo (perfetto riadattamento di un classico dei REM), Le donne lo sanno, passando ai pezzi dell’ultimo album (Quando canterai la tua canzone, Atto di fede, Il peso della valigia e Tacabanda) per poi tornare ancora indietro nel tempo, grazie all’alternarsi, sul palco, delle varie band che lo hanno accompagnato nel suo percorso. Piacevoli flash-back con Urlando contro il cielo – che ha scatenato i migliaia di fan – Marlon Brando è sempre lui, Tra palco e realtà e la famosissima Balliamo sul mondo, sulle cui note ha ballato tutto l’intero impianto dell’aeroporto di Campovolo. Tra rock e pop, con intermezzi elettronici ma anche classici, grazie al magistrale accompagnamento del polistrumentista Mauro Pagani: in coppia con il Liga per i pezzi più melodici (da Il giorno di dolore che uno ha a Piccola stella senza cielo fino a Buonanotte all’Italia). Da strappare applausi anche gli effetti visivi, le immagini proiettate dagli schermi – come l’emozionante mosaico di foto delle eccellenze italiane passate e presente – e l’ottimo sonoro, mettendo fine ad una polemica innescata 6 anni fa sulla qualità dell’acustica in spazi così elefantiaci. E così, sulle note de Il meglio deve ancora venire, Ligabue ha salutato il suo pubblico, regalando ancora una volta innumerevoli emozioni, impreziosite dai suoi personali pensieri, una sorta di dialogo tra vecchi amici che il cantautore emiliano ha intavolato con gli spettatori, considerati ormai, quasi una seconda famiglia. Unica macchia è il velo di tragedia che si è abbattuto a fine concerto: un ragazzo di 29 anni, infatti, originario di Sassari, perso la vita per un malore, probabilmente un arresto cardiaco; a nulla è valsa la corsa disperata all’ospedale di Santa Maria Nuova, per il giovane era ormai troppo tardi. Un addolorato Luciano Ligabue ha prontamente fatto le sue più sincere condoglianze alla famiglia.

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