Pregnancy comic journal – Diario a fumetti di una gravidanza inaspettata

Pregnancy comic journal – Diario a fumetti di una gravidanza inaspettata
Fonte immagine: https://www.lastampa.it/tuttolibri/recensioni/2020/02/15/news/quando-un-ninja-s-impossessa-del-tuo-corpo-la-donna-che-eri-scompare-a-poco-a-poco-1.38464946

Alcuni eventi intimi e privati che si svolgono nella vita di una persona, spesso si tende a pensare che debbano rimanere tali e che quindi non debbano essere mai condivisi, in nessuna forma.

Sara Menetti decide invece di raccontare attraverso la sua graphic novel “Pregnancy comic journal. Diario a fumetti di una gravidanza inaspettata” (Ed. Feltrinelli Comics), l’esperienza di Sara che si ritrova insieme al suo compagno Dario…improvvisamente incinta. Quando questa era proprio quell’esperienza che loro come coppia non avevano mai nemmeno lontanamente considerato, entrambi vengono catapultati con rapidità in una dimensione genitoriale.

Diario a fumetti di una gravidanza inaspettata

Raccontare in un diario, attraverso delle vignette, la propria gravidanza? Ebbene sì, perché questa risulta forse la modalità più divertente e impattante tramite la quale chi l’ha vissuta (ma anche chi ne è incuriosito come chi invece non ne vuole sapere per nessun motivo) possa raccontare e rivivere e ricordare quelli che sono stati i 9 mesi più strani della propria vita.

L’aggettivo non è scelto a casa, perché l’autrice per prima non mette un velo su quelle che sono le stranezze che una donna (e il proprio compagno di conseguenza) si trova ad affrontare nel momento in cui il test tenuto in mano, si rivela essere positivo.

Sara e Dario, proprio perché già quasi proiettati in un futuro in cui questa esperienza non si configurava all’orizzonte, sono giovani e innamorati: hanno i loro equilibri, la loro quotidianità, la loro vita sociale e di coppia.

Quando lei di colpo si rende conto che le mestruazioni sono in ritardo e che quel test è positivo, non sanno davvero come comportarsi: mettono sul tavolo entrambe le opzioni, per poi decidere di intraprendere insieme questa avventura.

L’autrice però non infiocchetta niente di quello che illustra e va a colpire proprio quegli aspetti che di solito possono risultare più complessi da raccontare.

La paura va descritta in tutte le sue sfumature

C’è la strana tendenza a voler raccontare l’esperienza della gravidanza come qualcosa che prevede l’utilizzo di lenti rosa, che ti permettano di vedere tutto fatato, tutto inondato di una luce che non prevede alcuna forma di negatività o di timore.

Invece questi timori ci sono, come si racconta Sara a sé stessa e come li condivide con Dario: la paura di non sentire quel tipo di attaccamento a quella pancia che piano piano diventa sempre più grande e invadente e che causa male alla schiena, crisi ormonali delle più variopinte, desiderio di fare la pipì continuamente perché lei/lui ti si acciambella ogni tanto sulla vescica e lì in fondo sta così comodo.

Al di là delle difficoltà fisiche più o meno diverse a seconda di ogni donna (perché OGNI gravidanza fa storia a sé), ci sono poi quelle paure recondite, mentali, legate alla propria psiche: la domanda più frequente che probabilmente si fanno tutti i genitori (e che forse non smettono mai di farsi), ossia “Sarò in grado di svolgere questo compito”?

Sara sente tutte le altre donne che stanno vivendo un’esperienza simile alla sua così lontane da lei: lei non parla alla pancia, a lei non si scioglie il cuore alla vista dei micro-body e dei bavaglini, lei non sa bene come relazionarsi con questo piccolo esserino (affettuosamente chiamato “ninja” da lei e Dario) che si sta facendo spazio dentro il suo corpo, con delicatezza e con improvvisa irruenza.

Sara spesso si fa travolgere da quelle molteplici domande che affollano le menti di (quasi) tutte quelle donne che stanno attraversando un momento così delicato: chissà cosa sta combinando lì dentro? Mi hai dato un calcio, cosa mi vuoi dire? Stai scomodo oppure non hai gradito il sorso di coca cola fresca che ho appena buttato giù perché mi toglie per cinque secondi quell’acidità di stomaco che TU mi stai causando?

Queste domande non esprimono un minore amore nei confronti di un bambino o di una bambina che deve ancora affacciarsi alla vita, ma sono solamente timori e dubbi che troppo spesso vengono taciuti o nascosti perché difficili da dire ad alta voce, quanto invece reali e concreti.

Sara e Dario sono quella coppia che attraversa la strada davanti a te, che si tiene per mano e che si guarda intorno cercando quel conforto, l’uno negli occhi dell’altro, perché vorrebbero avere la certezza che sì, tutto andrà bene e che sì, indubbiamente le loro paure e i loro timori sono legittimi e che sì, è davvero tutto normale.

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