Repubblica Romana: “Difendere un ideale con le armi”

Repubblica Romana: “Difendere un ideale con le armi”

Museo Repubblica RomanaAl Museo della Repubblica Romana e della memoria Garibaldina, l’8 giugno il Prof. Crociani ha tenuto una conferenza sulla Repubblica Romana. Nata il 9 febbraio 1849 , la Repubblica Romana deve subito pensare a difendersi. Austria, Francia, Spagna e Regno delle due Sicilia si preparano infatti ad attaccare lo Stato Romano per rimettere sul trono il papa re. La Repubblica ha ereditato dal Vecchio regime un esercito, l’esercito Pontificio che era organizzato per l’ordine pubblico. Sono circa 17.000-18.000 uomini e perciò è necessario studiare come riorganizzare e dislocare l’esercito in vista della Guerra imminente. A questo scopo l’Assemblea Repubblicana costituisce una commissione di guerra con a capo Carlo Pisacane. Austriaci, Napoletani e Spagnoli stanno già muovendo i rispettivi corpi di spedizione; la minaccia più immediata viene dalla Francia. A Marsiglia e a Tolone il 22 Aprile si imbarca un corpo di spedizione con 7.500 uomini sotto il comando del Generale Houdinot; lo sbarco è previsto a Civitavecchia. Nel frattempo a Roma i preparativi per la difesa vengono condotti con attività febbrile sotto la direzione del triumvirato.

uniforme garibaldina 1La città è circondata da una lunghissima cinta muraria costituita dalla Mura Gianicolensi e dalle Mura Vaticane sulla sponda destra del Tevere, e dalle Mura Aureliane sulla sponda sinistra. Sono strutture vecchie di secoli e inadeguate. Vengono chiamate a Roma truppe da Bologna. Con la massima urgenza viene chiamato Garibaldi con la sua legione che si trova a Rieti. Di queste truppe solo la legione di Garibaldi arriva a Roma in tempo. Si chiamano a Roma anche le Guardie Civiche provinciali, e primi fra tutti arrivano i Viterbesi. A Garibaldi viene dato l’incarico di difendere la zona del Gianicolo, sulla sponda destra del Tevere. Il 25 Aprile i Francesi sbarcano a Civitavecchia, e tre giorni dopo iniziano la Marcia verso Roma lungo la Via Aurelia.Le truppe a difesa della capitale di 7.000-9.000 uomini non possono esser tutte schierate sul Fronte del Gianicolo, in quanto si deve presidiare anche l’estesissima cinta delle Mura Aureliane, sulla sponda sinistra del Tevere.

Per contrastare l’attacco francese Garibaldi dispone solo della sua legione, del Battaglione studenti, di un battaglione reduci che presidiano le mura vaticane e alcune centinaia di popolani. Il 29 Aprile giunge a Roma anche il Battaglione Bersaglieri Lombardi comandato da Luciano Manara. I Bersaglieri lombardi provenivano via mare da Portofino e i Francesi a Civitavecchia ne avevano consentito lo sbarco a condizione che si astenessero dal combattimento sino al 4 maggio. Il 30 Aprile i Francesi, percorrendo la Via Aurelia, arrivano fin sotto le Mura Vaticane. Convinti di incontrare scarsa resistenza, assaltano le Mura direttamente; vengono subito bloccati dal fuoco dei difensori appostati sulle Mura, poi Garibaldi esce dalla Porta S. Pancrazio, li attacca sul fianco e li obbliga a ritirarsi: la grande vittoria del 30 Aprile. I Francesi chiedono la tregua e vengono intavolate trattative di Pace I Borbonici vengono sconfitti a Palestrina il 9 maggio; poi a Velletri il 19 maggio e infine sono costretti a ritirarsi.

Nel frattempo i Francesi hanno occupato Monte Mario e Fiumicino. Il 1° giugno Houdinot denuncia la tregua e comunica che il 4 giugno riprenderanno le ostilità. Garibaldi, che stava per invadere il Napoletano, viene richiamato urgentemente a Roma. I Francesi attaccano nella notte tra il 2 e il 3 giugno, anziché il 4 come annunciato, e i Romani sono colti di sorpresa. I Francesi si impossessano di Villa Pamphilj, poi di Villa Corsini, detta dei Quattro Venti, e in breve occupano tutte le posizioni chiave fuori Porta S. Pancrazio, tranne la Villa Giraud , detta il Vascello che resisterà tenacemente fino alla fine. I Francesi occupano anche il Ponte Milvio, stabilendo una testa di ponte sulla riva sinistra che però utilizzeranno solo a scopo diversivo.Il vero obiettivo dei Francesi infatti è il Gianicolo.

E qui la loro strategia evidente: iniziano un assedio in piena regola, arrivando alle Mura, apriranno le Brecce e daranno l’assalto; poi, una volta preso il Gianicolo, potranno bombardare Roma e costringerla alla resa. Garibaldi ha ben compreso la gravità della situazione e il 3 giugno lancia le sue truppe con una serie di disperati attacchi nel tentativo di riprendere Villa Corsini; questa è presa e persa per tre volte, ma alla fine resta ai Francesi: la battaglia è perduta. Il 21 giugno i Francesi si impossessano di un tratto delle Mura Gianicolensi. Non riescono a passare oltre perché Garibaldi ha allestito una seconda linea di difesa sui ruderi delle antiche Mura Aureliane, tra Porta S. Pancrazio e Villa Spada. Roma viene bombardata, l’esercito romano resiste tenacemente ancora per altri nove giorni. L’ultima battaglia avviene il 30 giugno; la sera stessa l’Assemblea Repubblicana delibera di cessare la resistenza. Il 3 luglio, mentre i Francesi entrano in città, a passo di corsa e baionette inastate, dal balcone del Campidoglio viene proclamata la Costituzione della Repubblica Romana, messaggio di speranza nella libertà e nella democrazia, lanciato alle generazioni future. Ed intanto il prof. Crociani spiega come erano anche nate le uniformi ed il fatto che in tutta Italia fioriscono i Bersaglieri, un’organizzazione ufficiale si avrà nel 1851, con artiglieria e due elementi di dragoni. Un decreto della Repubblica Romana chiarisce che la bandiera era già tricolore, ed avevano l’aquila sopra l’asta della bandiera stessa. Anche il pennacchio è tricolore. Non c’è differenza tra ufficiale e soldato, tranne nelle stellette. I dragoni hanno l’elmo come quello della Cavalleria Piemontese, solo che al posto della croce, c’è un’aquila.

Due reparti di Bersaglieri sono vestiti come i Bersaglieri Sardi. Dal reggimento Lombardo vi sono frazioni al servizio austriaco, e c’è la Croce Savoia. L’artiglieria è vestita alla Francese. E viene costituito il Corpo del Genio. I Comandanti dei Carabinieri vestono in verde con mostra rossa; c’è una quadrata coi colori nazionali. Coloro che salvano Garibaldi a Velletri è interessante sapere che erano ragazzi di 15-16 anni. Gli ufficiali di Garibaldi sono vestiti in rosso. Come si è già accennato, per avere gli ufficiali, si erano arruolati gli Universitari che combatterono molto bene. Vi era anche una legione Polacca. C’è la Legione Medici che ha i Lombardi e i Toscani. Oscillano intorno ai 10.000 uomini, dotati tutti di entusiasmo. Arrivano i fucili a capsula, subito dopo quelli dotati a percussione. Il resto degli uomini ha fucili a pietra. Ci si deve alzare per caricare i fucili, appunto, ed erano grosse masse che sparavano su grosse masse.

Le camicie rosse a Garibaldi le vengono date solo il 28 giugno. Dopo la sconfitta del 30, a Roma si perdono novecento uomini. E ci sono anche Polacchi e Ungheresi. Nonostante ciò, il ricordo della Repubblica Romana viene inglobato nell’Ottocento, tra la gloria di Garibaldi. Durante il regno, nel 1879 viene edificato un ossario a S. Pietro in Montorio. Il 2 giugno del 1946 viene riconosciuto con medaglia d’oro. Queste le imprese della Repubblica Romana che, anche se non vittoriosa, fu capace di tenere testa ai nemici per lungo tempo e senza mai arrendersi. È questo che proprio l’8 giugno anche di quest’anno si è voluto così ricordare.

Michela Gabrielli
9 giugno 2013

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