Incantocorpo: il nudo dell’anima nelle tele di Stefano Reolon

Incantocorpo: il nudo dell’anima nelle tele di Stefano Reolon
Fonte immagine: profilo facebook di Stefano Reolon; editing: g2r

Il corpo, «il grande assente di questo periodo» è al centro della nuova mostra dell’artista padovano Stefano Reolon. Una mostra partorita fra stop e ripartenze, fra aggiustamenti continui, lacrime (e pandemie). Ma alla fine ce l’ha fatta. Come l’acqua che si scava il percorso, come la verità che alla fine emerge, è arrivata dove doveva arrivare. È così che Incantocorpo – dopo un pienone al vernissage – approda nel cuore storico di Padova presso la Galleria Civica Cavour per rimanerci fino al 13 settembre.

Una riflessione sul corpo come strumento di verità

«L’incanto del corpo» oppure «un canto del corpo» è la duplice scomposizione del titolo dell’esibizione curata da Barbara Codogno. Per tutta la durata della mostra l’artista sarà in galleria per guidare i visitatori fra le tele monumentali, perché «voi siete l’altra metà del mio quadro», quella che si completa con la relazione. Una relazione inizialmente scomoda, ma necessaria.

L’impatto dei corpi nudi, enormi, scomposti e ricomposti è travolgente. La drammaticità barocca, l’accuratezza delle forme anatomiche rimandano a Michelangelo e a Rubens. Gli studi classici diventano la base di un linguaggio moderno, che mira ad esplorare la complessità dell’uomo contemporaneo. Le aree dove avviene questa esplorazione sono quelle grigie, solitamente celate perché ferocemente autentiche e spesso contraddittorie. La tela, che sembra contenere a stento la carne molle, è un collage di arti, volti e busti congiunti da strisce di scotch. L’impressione è quella di trovarsi di fronte ad un’opera ancora in fase di progettazione, perché un pezzo potrebbe ancora essere aggiunto, o magari tolto, in un processo in divenire, alla stregua del corpo che ogni secondo fa i conti con la maturazione e il deterioramento. Spostandoci dalla sua mole imponente, incrociamo gli sguardi dei personaggi, catturati in momenti intimi. L’intimità e la nudità dilatano il loro significato ben oltre l’erotismo. C’è chi riposa beato, chi ha lo sguardo preoccupato, chi ha occhi di rimprovero e chi ama teneramente.

Stefano Reolon sa immortalare i momenti in cui “deponiamo le armi”. L’artista permette di osservare dallo spioncino un’umanità in tutte le sue fragilità ed imperfezioni, consegnandoci istanti di massima verità, in cui la nudità si fa metafora. Il nostro manifestarsi nel mondo per come siamo, coincide con il punto di inizio di una relazione autentica, con noi stessi e con gli altri. La risposta alla complessità delle relazioni moderne, intrappolate nella logica del profitto e della finzione, è l’accettazione della nostra vulnerabilità e di quella altrui.

Incantocorpo (ad ingresso libero) consente di accedere nel profondo delle opere assieme al suo autore, un’opportunità preziosa da acchiappare al volo. L’artista ci dona il suo sguardo sul mondo attraverso un atto necessario, generoso e totalizzante per consegnarci nuove chiavi di lettura del presente.

Il pittore

Stefano Reolon si laurea in Scenografia e Costume nel 1988 all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Fa esperienze importanti in qualità di collaboratore personale di Maria Letizia Amadei nell’allestimento di spettacoli all’Arena di Verona. Per alcuni anni lavora come scenografo a RAI UNO – Roma in qualità di assistente del Maestro Gaetano Castelli. La grande passione per l’arte lo riporta a Padova dove comincia la sua personale ricerca e riflessione sulla pittura e sul corpo. Da qualche anno è docente di Disegno e Storia dell’arte. Ha collaborato con alcune gallerie d’arte e con diversi enti in qualità di docente in workshop sul colore e sull’anatomia. Ha al suo attivo alcune importanti partecipazioni a esposizioni collettive di rilievo nazionale e alcune personali in Veneto.

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