Le Mythe Dior. L’ unione di tutte le arti in un corto firmato Matteo Garrone

Le Mythe Dior. L’ unione di tutte le arti in un corto firmato Matteo Garrone
Fonte: Napoliclick

Musica fiabesca e inquadrature bucoliche: 15 minuti di viaggio in una dimensione sospesa nel tempo e nello spazio, opera eterna di Matteo Garrone per Dior. La celebre casa di moda francese infatti, presenta così la nuova collezione Haute Couture autunno-inverno 2020-2021 di Maria Grazia Chiuri, prima donna a guidare la direzione creativa del marchio. Ed è proprio la figura femminile a fare da protagonista nel corto, tra citazioni storico artistiche, mitologiche e d’alta moda, Le Mythe Dior si rivela una favola onirica spettacolare.

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Fonte: Napoliclick

Fiaba classica, collezione contemporanea

Garrone racconta una storia che ha inizio nell’atelier della maison, dove alcune sarte sono impegnate nella realizzazione di modellini molto dettagliati. Comincia così il viaggio degli abitini, custoditi in un baule trasportato da portantini in divisa tra i sentieri di un bosco molto speciale. La citazione è qui al Théâtre de la Mode, la celebre mostra itinerante di manichini abbigliati con i vestiti dei grandi stilisti del Dopoguerra, creata per raccogliere fondi per i sopravvissuti alla guerra e aiutare l’industria della moda francese dopo il conflitto. Gli abiti custoditi nella cassa – che all’esterno ha l’aspetto di una casa delle bambole – hanno trame delicate ed eleganti, tanto da sembrare animati da un’aura magica quasi impercettibile. I due commessi mostrano così le creazioni alle creature incontrate durante il cammino che popolano il bosco e tutte ne rimangono affascinate. Sirene dalla pelle candida, ninfe con lunghi capelli rossastri, statue che prendono vita, fauni in amore, tutti si avvicinano alla collezione con curiosità e ammirazione. L’ambientazione da sogno è quella dei Giardini di Ninfa e del Bosco del Sasseto, nel Lazio, location ideali per un setting da fiaba.

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Fonte: Birdmenmagazine

Le citazioni

Durante tutta la visione del corto si ha l’impressione di essere catapultati in una lezione di storia dell’arte in cui ripercorrere le varie tendenze pittoriche, a partire da Claude Monet per la scenografia floreale. Ecco allora che le ninfe in riva al ruscello sono senz’altro una citazione preraffaellita, (pensiamo a John William Waterhouse) o vittoriana (Henrietta Rae , Ila e le ninfe, 1910) e il fanciullo disteso sull’erba intento a specchiarsi nell’acqua rimanda, soprattutto nella postura, al Narciso di Caravaggio (1597). Ancora, la posa elegante della donna-statua sulla roccia, è la stessa della Sirenetta di Edvard Eriksen (1913), situata a Copenaghen. Ricordiamo poi il mito di Apollo e Dafne nella visione degli amanti che consumano il loro amore tra i rami e la Nascita di Venere di Sandro Botticelli (1483-1485) nella vestizione delle ninfe o, più antico, il Trono Ludovisi del 450 a.C. L’immaginario sognante di Garrone esprime al meglio proprio la nascita della collezione, come dichiara Maria Grazia Chiuri, in un’intervista  a Vogue: «Questa collezione è stata iniziata durante il lockdown; già sapevamo di non poter fare un reale show. Mi è stato immediatamente chiaro che il mio referente doveva essere legato al sogno, al fantastico, e quindi uno dei miei film, e dei miei registi preferiti, in questo senso è Matteo Garrone con Il racconto dei racconti». Una vera e propria unione delle diverse arti assieme alla natura ci accompagna in un viaggio che, seppur breve, lascia senza fiato per tutta la visione: moda, pittura, scultura, mitologia e – non ultimo – cinema, evocano l’immortalità della bellezza.

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