Il lockdown della Ragione. L’Uomo moderno tra intelletto e sentimento

Il lockdown della Ragione. L’Uomo moderno tra intelletto e sentimento
Fonte immagine: freepik.com. Editing: g2r

Il lungo processo che nel tempo ha portato il nostro Pensare ad atrofizzarsi sempre più, riducendolo, fino alla visione scientifica attuale, ad un mero processo chimico cerebrale, trova ora la sua riflessività nel mondo che ci circonda.

Stiamo forzatamente prendendo coscienza della caduta libera del pensiero occidentale: le ultime maschere del mondo moderno non bastano più ad allietare con pseudo-carnevali l’allontanamento dell’Uomo dalla Ragione; forse non ricordiamo neanche più cos’è la Ragione.

Così l’Uomo moderno sembra essere preso in mezzo fra il suo intelletto e le parvenze dei suoi sentimenti: non conosce lo svilupparsi del fiore, eppure manda sonde su Marte; vuole combattere per l’uguaglianza fra gli uomini, eppure distrugge tutto ciò che essi stessi hanno creato. Il paradosso continuo in cui avanziamo, anestetizzati dal timore della conoscenza, è diventato la nostra stessa essenza.

Se l’Intelletto è la possibilità del pensiero di illuminare un oggetto, una singolarità, all’interno dei suoi limiti, la Ragione è invece la capacità del pensiero di creare armonia fra i concetti.

Se il primo è una riflessività soggettiva, necessariamente il secondo è l’elevazione alla fonte, alla comprensione univoca al di sopra di tutti quelli che comunemente chiamiamo punti di vista.

Ci è chiaro, dunque, di come sia la Ragione, o l’Idea, lo strumento atto alla conoscenza, eppure siamo ben lontani dal ricercarlo, anzi, gli abbiamo dichiarato guerra.

Ma questo atto di guerra scellerato non è privo di conseguenze, fra tutte l’odierna impossibilità di riconoscere il vero dal falso, il giusto dall’ingiusto, il buono dal cattivo.

O diventiamo bravissimi a descrivere i più piccoli dettagli del mondo, o ci adagiamo sui nostri sentimenti primordiali, ammantandoli di logica esteriore per giustificarli, cosicché tutto, e il contrario di tutto, possa apparirci razionalmente vero.

Palleggiati tra la confusione del mondo e la microscopica indagine della nostra realtà, stiamo abbandonando anche i principi base della logica, immergendoci sempre di più nel caos, nell’ombra degli istinti.

Ma quelle stesse forze che ci hanno portato alle mirabili conquiste tecnologiche odierne, ora stanno chiedendo a gran voce una presa di coscienza maggiore, un’inversione di marcia, verso l’alto, per iniziare ad indagare le idee che stanno alla base di quegli stessi concetti dell’intelletto.

La scienza moderna deve necessariamente intraprendere questo percorso, iniziare a riconoscere che le “Intuizioni”, con le quali sono state portate alla luce le più grandi scoperte, non sono casuali, ma sono anzi lo strumento di indagine del futuro.

Il passaggio dall’osservazione del fenomeno tramite i sensi all’Idea formatrice del fenomeno sensibile stesso ora non è più una possibilità, ma una richiesta del mondo stesso in cui viviamo.

Accogliamola.

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