Valerio Magrelli. “La lingua restaurata e una polemica. Otto sonetti a Londra”

Valerio Magrelli. “La lingua restaurata e una polemica. Otto sonetti a Londra”
Editing: g2r

Limatura di polvere di gomme obliteranti

Ho letto un libro, e l’ho letto, innanzitutto, per affezione. Me l’ha regalato infatti un’amica che mi è molto cara, Simona, perché dentro, mi ha detto, ci avrei trovato anche lei. L’ho letto, poi, e volentieri, perché conosco l’autore, e io amo leggere i libri scritti dagli amici.

Valerio Magrelli ora è davvero un amico, ma come fratello di Simona beneficiava già da prima, da parte mia, dell’aprioristica, entusiastica, accoglienza che riservo agli amici. Lo conoscevo allora anche attraverso le pagine del suo straordinario “Geologia di un padre”, un libro-grimardello che chiunque di noi vorrebbe saper scrivere per forzare qualche porta chiusa ed indagare il proprio rapporto con la figura paterna, libro che pertanto consiglio a chi abbia avuto col proprio genitore un rapporto difficile e voglia provare a rivedere il tutto alla luce dei propri, personalissimi ricordi, ma davvero ben ordinati. Poi l’ho seguito al Piccolo Eliseo: chicche di incontri seguitissimi e gratuiti nei quali la cultura disvela il suo potere di mistico intrattenimento, singolari tenzoni tra giganti letterari da lui spiegate e in qualche modo moderate, raccontate, ricomposte. E mi era piaciuto vederglielo, sentirglielo fare.

Perché, che cosa entusiasma questo scrittore, poeta, professore, insomma quest’uomo votato alla cultura? Beh, è facile, ma non scontato per tutti coloro che si guadagnano da vivere come lui: la parola.

L’ho sentito sul palco ripetere sottovoce tra sé e sé una frase da una certa lettera di Anna Maria Ortese che la sua collaboratrice-attrice andava leggendo, solo per il gusto di farla rimbalzare qualche momento ancora tra le sue, di labbra, in quel momento chiaramente dimentico di essere davanti ad un pubblico, ma piuttosto lì, da solo, ad assaporare quel piacere.

“La lingua restaurata e una polemica. Otto sonetti a Londra”

Ho ritrovato poi quel piacere della parola e delle sue mescolanze in questo libro di poche pagine, La lingua restaurata e una polemica. Otto sonetti a Londra, pubblicato nel 2014 da Manni per Pretesti, la collana curata da Anna Grazia D’Oria. In un gioco di rimandi, l’artista cui Magrelli dedicherà la seconda parte del volume, Emilio Isgrò, regalerà al libro la sua copertina. Potrebbe sembrare il disegno di un muretto, ma sono, invece, cancellature: il lavoro stesso della creazione letteraria, fatto di cancellature appunto, e di fogli appallottolati nel cestino.

Il pretesto del libro, un soggiorno a Londra dell’autore, che gli darà il la per alcune esternazioni polemiche – in un ideale dialogo tra sé e Machiavelli – sulla emigrazione di tanti italiani in Inghilterra e su altre storture del nostro Paese “le larghe offese”, e che lo indurrà all’uso della lingua inglese nei sonetti cui il titolo accenna. La prima parte descrive quindi le aree, i quartieri, i luoghi toccati; racconta di ognuno, dodici, il carattere peculiare, li inscrive tutti nella geografia di una città fatta piuttosto di diversissimi “villaggi”, ma “grande, grandissima. Una Città del Messico in Europa”. Per chi è stato a Londra e periodicamente ci torna, vi ha degli amici, saltuariamente la vive, un piacevole ripasso, in queste prime pagine, del fil rouge sotteso ad ognuno di questi luoghi e la consapevolezza di quanto non si è fatto e forse non si farà mai in tempo a vedere.

“Otto sonetti e cinque email”

Titola la terza parte, la penultima, del libro, che si propone di raccontare la storia del restauro di un dipinto del Settecento. Lo fa ibridando in assoluta libertà generi e media, scomodando ricordi e competenze di famiglia – sua sorella Simona Magrelli si occupa infatti di restauro e conservazione di opere d’arte e sono sue alcune delle e-mail riportate e dei tecnicissimi termini che popolano gli scritti di questa parte – usando le parole come efficaci ed evocative madelaine di odori, vernici, colle, pitture e solventi.

Lo racconta nei sonetti, in italiano e poi tradotti da Adam Elgar in inglese, nonché in inglese con sua traduzione “di servizio” a fronte. Tra sonetti e descrizioni tecniche particolareggiatissime dei suoi “collaboratori”, lo storico dell’arte Giovanni Villa e sua sorella Simona, appunto, il lettore si addentra con il restauratore (e con l’autore) nell’altrimenti sconosciuto viaggio che porta al disvelamento dell’opera, celata da sporcizia, strati sovrapposti di altre pitture, offese del tempo. In questa collaborazione tra fratello e sorella – Vale e Sima si chiamano l’un l’altra – si percepisce come un desiderio di contaminazione, un dare e avere di personali scoperte e propri saperi, un modo, da adulti, di tornare a giocare.

E osmosi c’è stata, se in una delle e-mail Simona la restauratrice butta giù una frase, apparentemente slegata dal resto, qualcosa di riferito al suo lavoro che voleva suggerire allo scrittore forse. Ma ditemi voi se non è poesia, alla fine, parlare, e con disinvoltura, di Limatura di polvere di gomme obliteranti?

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