Editoria. Se diventa “storica” una risoluzione a favore del pluralismo in Italia

Editoria. Se diventa “storica” una risoluzione a favore del pluralismo in Italia
Fonte immagine: g2r

Qualcosa (forse) è cambiato.  Almeno nel sentiment verso l’editoria giornalistica nel nostro Paese.

È del 27 maggio l’approvazione in VIII Commissione Cultura della Camera dei Deputati della risoluzione unitaria 8-00075 sull’editoria, che raccoglie le indicazioni di sette mozioni sulle misure a sostegno dell’editoria a contrasto degli effetti dell’epidemia Covid-19.

Approvata trasversalmente da tutti i partiti, di maggioranza e di opposizione, impegna il Governo a sostenere l’intera filiera editoriale e cioè carta, digitale, agenzie di stampa, edicole, radio e tv di ogni dimensione. Il Presidente della FIEG (Federazione che associa gli editori di giornali quotidiani, periodici e agenzie nazionali di stampa), Andrea Riffeser Monti, la commenta come un «fatto storico, che sancisce l’unità di intenti di tutte le forze politiche, della maggioranza e dell’opposizione, nel considerare centrale l’informazione professionale di qualità e nel sostenere la necessità di contrastare efficacemente la crisi con interventi adeguati».

Anche la FILE, la Federazione Italiana Liberi Editori, col suo presidente Roberto Paolo, plaude alla risoluzione adottata come ad una «pietra miliare nel dibattito sulla informazione nel nostro Paese». «Per la prima volta tutte le forze politiche, di maggioranza e opposizione, riconoscono la natura di servizio pubblico essenziale dell’informazione professionale e di qualità, sostengono la necessità degli aiuti statali per tutta la filiera e in particolare modo per gli editori no profit e per la stampa locale, chiedono al Governo di intervenire con maggiore forza sull’intera filiera, ancora più in pericolo a causa dell’emergenza Covid-19».

L’editoria giornalistica attraversa una annosa e profonda crisi strutturale, solo aggravata dall’emergenza epidemiologica: nel primo semestre del 2020 la stima per il settore è quella di una perdita di circa 403 milioni di euro, per il calo degli investimenti pubblicitari e dei ricavi da vendita (fonte Fieg). Con la risoluzione di maggio, il Governo, il Parlamento e le forze politiche – come ha sottolineato Riffeser – «hanno agito positivamente e concordi nel sostenere il settore, prima con gli interventi per la gestione della crisi introdotti con la Legge di Bilancio, poi con le recenti misure urgenti.  Gli editori dovranno sostenere un importante sforzo di riorganizzazione delle attività produttive, in una situazione di carenza di liquidità».

La risoluzione solleciterebbe esplicitamente ulteriori interventi per un significativo rafforzamento delle misure per la stampa, per renderle più efficaci per affrontare i problemi strutturali del settore e per non impoverire la quantità e la qualità delle notizie.

Editoria. Le risorse che servono

Di cosa infatti il lettore non sembra rendersi conto? Che per la tanto auspicata informazione di qualità, professionale e certificata, tanto più utile ora per contrastare il dilagare delle fake news in ogni ambito – perfino, lo abbiamo visto, quando c’è in ballo la salute e la vita dei cittadini – occorrono risorse.  Che per mantenere in piedi le redazioni decentrate e il giornalismo d’inchiesta occorrono risorse. Che per andare in Tribunale a sostenere i propri giornalisti e direttori di testata in cause di presunta diffamazione, ad esempio, o per denunciare le minacce di cui sono oggetto, occorrono risorse. Che per pagare (e non affamare) i propri giornalisti con la giusta remunerazione per i loro articoli occorrono risorse. Che le imprese editrici sono imprese, appunto, e come tali devono vedere tutelata la loro economicità. Se no, al pari delle altre imprese muoiono. E i loro dipendenti perdono, via via, uno dopo l’altro, il loro posto di lavoro.

L’ultimo esempio è quello della prima agenzia d’Italia (“Se è una notizia, è un’Ansa”) che ha giudicato irricevibile il piano prospettato dall’azienda per recuperare gli ipotizzati minori ricavi legati all’emergenza sanitaria Covid-19. Le misure avanzate comprometterebbero gravemente la capacità dell’Agenzia di assicurare un notiziario qualitativamente e quantitativamente adeguato alle esigenze del Paese in un momento in cui il ruolo dell’informazione è quanto mai essenziale.

È quindi definibile “storico” oggi, nel 2020, ma è triste che debba essere considerato così, un provvedimento che vede tutte le forse politiche concordi nel considerare centrale l’informazione professionale e che inviti il Governo a contrastare efficacemente la crisi del settore con interventi adeguati. È “storica” questa risoluzione perché a partire dall’affrontare l’emergenza post Covid-19, si muove nella direzione immaginata dal Sottosegretario con delega all’Editoria Andrea Martella di una riforma organica del settore. Ci sono state “tante” riforme dell’editoria. Per Martella non è necessario buttare tutto, ma anzi recuperare quel che di buono le varie riforme dell’editoria avevano prodotto, nell’alveo però del mondo di oggi. Una riforma complessiva e sicuramente complessa del sistema editoriale italiano, al fine di renderlo più competitivo e attento alle esigenze dei diversi attori e al mondo nuovo dove si trova ad operare. Fuori di ogni ideologia, si può considerare la risoluzione un assist per il pluralismo e per il diritto dei cittadini ad essere informati.

I problemi strutturali dell’editoria

Una risoluzione, però, non elimina i problemi strutturali del settore, come il taglio dei contributi diretti alle Cooperative dei giornalisti e poligrafici, conseguenza dell’abrogazione del comma 810 dell’art. 1 della legge n. 145. Un taglio che interessa all’incirca 200 testate italiane (e migliaia di lavoratori). Ma è un segnale. Anche il Movimento 5 Stelle, ostile al sostegno alla stampa, si allinea e reputa doveroso salvaguardare queste realtà editoriali, in attesa della famosa riforma organica dell’editoria 5.0 auspicata da Martella. Tuttavia, i fondi restano pochi, soprattutto se li si commisura a quanto viene fatto negli altri Paesi. Una risoluzione unitaria, però, può sostenere il Sottosegretario Martella nelle sue richieste, nell’ordine di ulteriori 400 milioni di euro. Sarebbe questa la richiesta formulata dagli editori riuniti nella Fieg: un contributo a fondo perduto – sulla scorta di quanto realizzato da altri Paesi europei – per le aziende editoriali, in percentuale della drastica riduzione dei ricavi pubblicitari. Un fondo del valore di 400 milioni di euro per i giornali che si impegnano ad offrire entro settembre spazi di comunicazione per il rilancio del Sistema Italia: alle imprese, per la pubblicità e la ripresa dei consumi, e alle istituzioni, per la comunicazione ai cittadini. Ottenerlo, eviterebbe la chiusura di imprese editoriali, la perdita di posti di lavoro e il rischio di una desertificazione del panorama dell’informazione e del pluralismo.

Ma altre misure sarebbero necessarie, come la proroga degli ammortizzatori sociali a tutto il 2020, la tutela del reddito di tutti i giornalisti, non solo le partite Iva, ma anche i precari e i giornalisti a basso reddito iscritti all’Inpgi, le misure a favore delle emittenti locali, l’ampliamento del tax credit ai piccoli editori. È intanto iniziato l’esame del ddl di conversione del Decreto-Legge 34/2020 in Commissione Bilancio, che contiene misure per l’editoria. Tra queste: il potenziamento degli incentivi per la pubblicità sui giornali limitatamente al 2020, con il credito d’imposta del 50% sul totale degli investimenti del 2020 (invece del 30% sulla parte incrementale), il regime straordinario di forfettizzazione delle rese portato al 95%, il credito di imposta per le imprese editrici di giornali per l’acquisto della carta utilizzata per la stampa e per l’acquisizione di servizi digitali, l’assegnazione di un aiuto a fondo perduto alla rete di vendita, costituiscono un utile insieme di interventi per sostenere il settore investito da una crisi senza precedenti.  Il tutto da portare a compimento con un rapido iter di approvazione. Di striscio, è bene ricordare che la filiera dell’Informazione dà lavoro a 90mila persone. Il prossimo step dovrebbe, il condizionale è d’obbligo, vedere un’azione di Governo decisa verso un più incisivo del settore.

Su tutto, poi, gli interventi di contrasto alla pirateria e alla diffusione illegale di copie integrali dei giornali nella Rete, fenomeni che hanno provocato danni per milioni di euro agli editori (e di riflesso ai giornalisti). La difesa dell’informazione giornalistica di qualità e del pluralismo delle fonti da cui abbeverarci passa per la difesa della proprietà intellettuale e dei contenuti editoriali. Una battaglia che vede la Fieg in prima in linea, ma anche l’Agcom e le strutture istituzionali e militari preposte, come il Pool Reati Informatici della Procura di Roma o il Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi tecnologiche della Guardia di Finanza, con azioni che hanno portato al sequestro di numerosi siti web e canali Telegram che pubblicavano illegalmente testate, italiane e straniere. Più che necessarie azioni di contrasto alla pirateria digitale, che ha visto un consistente incremento durante l’emergenza epidemiologica. Un fenomeno che incide pesantemente sulla sostenibilità economica del settore editoriale e sul pluralismo dell’informazione.

Una battaglia, però, che è anche e soprattutto culturale. Dobbiamo imparare tutti a non condividere copie integrali di articoli e pdf di testate sui nostri social e dai nostri cellulari. Arrechiamo un grave danno. In primis, a noi stessi.

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