Psicopatologia della vita quotidiana: un testo evergreen da oltre un secolo

Psicopatologia della vita quotidiana: un testo evergreen da oltre un secolo
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Psicopatologia della vita quotidiana è un’opera di Sigmund Freud, neurologo, filosofo e psicoanalista austriaco, edita da Universale Bollati Boringhieri nel 1971. 

Il saggio a carattere scientifico – psicologico è un classico che presenta il metodo di esplorazione di Freud, pioniere di tante questioni teorico-cliniche della psicoanalisi.

Copertina Psicopatologia della vita quotidiana, Sigmund Freud, Universale Bollati Boringhieri, 1971. Fonte immagine: lafeltrinelli.it

La psicoanalisi come risoluzione del conflitto tra conscio ed inconscio

La prima edizione dell’opera di Freud risale al 1901 all’interno della rivista berlinese Monatsschrift für Psychiatrie und Neurologie; in seguito è stata stampata come volume a sé nel 1904 e in edizioni successive fino alla decima e definitiva nel 1924, che vanta aggiornamenti e nuovo materiale dimostrativo.

Il saggio si contraddistingue per la varietà di esempi pratici riportati dall’autore, il cui punto di partenza è costituito dalle osservazioni realmente sperimentate. Lo stesso Freud sceglie di autoanalizzarsi applicando su sè stesso i procedimenti e le tecniche tipiche del trattamento psicoanalitico usato per curare i suoi pazienti.

La Psicoanalisi, infatti, altro non è che una teoria del funzionamento della mente e un metodo di cura e di ricerca per i disturbi psichici.

Sulla base di questa teoria, all’interno dell’opera, vengono indagati a fondo i lapsus, le dimenticanze, gli errori, i ricordi, le sbadataggini, gli atti mancati e le azioni sintomatiche e casuali. Essi rappresentano i meccanismi inconsci che si verificano nella vita di tutti i giorni, non espressamente in condizioni psicopatologiche; Freud spiega infatti come questi inconvenienti abbiano origine da forze psichiche che sono alla base dello sviluppo delle nevrosi: pensieri rimossi e immagazzinati nel subconscio cercano di imporsi contro la coscienza riuscendo ad esprimersi completamente o parzialmente.

Il dodicesimo ed ultimo capitolo è dedicato alla credenza nel caso e alla superstizione, affermando che alla loro base vi sia un meccanismo di proiezione, ovvero un sistema di difesa che consente di spostare i sentimenti su altre persone o cose.

L’autore inoltre parla dell’esistenza di un’analogia tra il comportamento superstizioso e quello paranoico, di cui il primo è una credenza irrazionale che influisce negativamente sulla vita della persona in questione, il secondo è una psicosi basata su convinzioni non corrispondenti alla realtà.

 

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Il lapsus verbale nell’uso poetico

Freud sottolineava come tra tutte le sue opere Psicopatologia della vita quotidiana fosse quella che aveva avuto la maggior diffusione e la maggior fortuna. Ciò perché i fatti esposti e le spiegazioni parlano all’esperienza personale del lettore che è chiamato a verificare direttamente su di sé le interpretazioni fornite.

A proposito dei lapsus verbali l’autore ci informa che questi ultimi potevano avere anche una “utilizzazione poetica”, come scoperto da Otto Rank nel Mercante di Venezia (atto 3 scena 2) di Shakespeare.

Protagonista di tale episodio è Porzia, eroina della commedia, vincolata dalla volontà del padre alla scelta di un marito per sorte, ma che riesce a sfuggire ai pretendenti a lei sgraditi grazie al favore del caso. Porzia si sforza di ottenere Bassanio, di cui si è innamorata e al quale vorrebbe poterlo rivelare, ma ne è impedita da un giuramento. Nel conflitto interiore l’eroina pronuncia queste parole:

 

“Attendete, vi prego; un giorno o due ancora,

prima di osare: chè, se la scelta errate,

io vi perdo; perciò indugiate.

Un che mi dice (ma non è l’amore),

che perdervi non voglio…

…Potrei guidarvi

A sceglier giusto, ma verrei meno al voto;

ciò non voglio; potreste dunque perdermi;

e ciò facendo, pentire mi fareste

di non aver mancato al voto. Oh, gli occhi vostri

che nel guardarmi così mi divisero!

Metà son vostra, l’altra metà è vostra,…

Mia, volevo dire; ma se mia, anche vostra,

e così tutta vostra”.

 

Vediamo dunque come dal terzultimo verso ciò che doveva essere taciuto venga inconsciamente rivelato mediante il lapsus verbale, che mette al corrente dei più segreti sentimenti di Porzia sia l’amante che lo spettatore.

Questo è solo uno dei numerosi esempi illustrati dall’autore in uno dei primi saggi sulla normalizzazione della psicopatologia.

Freud, pensatore tra i più controversi del secolo scorso, guida il lettore in un percorso in cui “profondità” e “superficie” vengono sovvertite, per farci scoprire e capire realmente chi siamo.

 

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