Assetati di umanità, l’abbiamo cercata negli scatti di Ara Güler

Assetati di umanità, l’abbiamo cercata negli scatti di Ara Güler
Fonte: Archivio e Centro di Ricerca Ara Güler

Di viaggi intorno al mondo forse non ne faremo per un bel po’. Se però siete stufi di spiare il mondo tramite i servizi online di live webcam o ancor peggio di passeggiare usando l’omino giallo di Google Maps, forse sarebbe il caso di tornare all’antico: la fotografia di viaggio.

E pare fatto apposta ma al Museo di Roma in Trastevere è stata prorogata la mostra dedicata ad Ara Güler, inaugurata lo scorso gennaio ed ora aperta ai visitatori fino al 20 settembre.
Perché oltrepassare i confini nazionali forse non sarà una cosa immediata ma superare la soglia dei musei, a quanto pare, potrebbe essere una conquista che potremo vantarci di riavere molto presto.

Quando Ara Güler raccontava il mondo 

Turco di origini armene, Ara Güler iniziava a scattare fotografie nella sua Istanbul già nei primi anni ’50. In quel periodo infatti venne reclutato da Henri Cartier-Bresson per l’Agenzia Magnum e divenne corrispondente per il Vicino Oriente prima per Time Life nel 1956, poi per Paris Match e Stern nel 1958.
Gli scatti di quel periodo raccontano una città vibrante, legata ancora ad un’economia di sussistenza vissuta sul Bosforo, a contatto con il Mar di Marmara.
C’è qualcosa che oggi ci sfugge, in quelle istantanee fatte di corpi brulicanti, di andirivieni distratti. Forse è la semplice leggerezza a mancarci, l’improvvisa messa in discussione del gesto quotidiano: ora che anche andare al mercato o discutere con un amico al bar sembrano essere piccole conquiste tutt’altro che ovvie, le opere di Ara Güler ci appaiono come ancor più dense d’umanità, rivelatrici di una convivialità quasi esotica.

ara guler
Beyoglu, 1958 (Fonte: Museo Ara Güler)

E quando invece fu il fotografo delle star

Nel 1962 Ara Güler viene insignito del titolo di “Master of Leica” e negli anni a venire risulta essere uno dei sette fotografi migliori al mondo secondo il British Journal of Photography Yearbook.
Da lì in poi la sua attività di reporter lo avvicina al mondo dello star system ed i suoi ritratti delle celebrità diventano una vera e propria icona del tempo.
Nella mostra allestita al Museo di Roma in Trastevere sarà possibile assistere a tutte le fasi della vita artistica di questo straordinario fotografo e, oltre al periodo turco, ammirare i lineamenti di grandi personalità come Federico Fellini, Sophia Loren, Bernardo Bertolucci, Antonio Tabucchi, e persino Papa Paolo VI e Winston Churchill.
Nelle sue istantanee il tempo sembra essere scandito in maniera netta. Le rughe testimoniano un invecchiamento biologico che gli scatti fotografici hanno deciso di arrestare.
La fotografia è l’unico modo per scomporre la storia e farla divenire una sequela di istantanee.
Per questo una delle prime cose che dovremmo fare, finita la quarantena, è visitare la mostra dedicata ad Ara Güler. Per ri-scoprire che la storia è quella cosa che ci avviene intorno, senza rendercene conto, e che il reale è relazionale.
Non è più il momento di passeggiare con l’omino giallo di Google Maps.

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