L’amico fedele di Sigrid Nunez

L’amico fedele di Sigrid Nunez
L'amico fedele di Sigrid Nunez Fonte immagine: https://www.garzanti.it/

Con il termine amicizia si possono intendere tanti e molteplici significati differenti: la scrittrice Sigrid Nunez in questo romanzo dal titolo L’amico fedele, prova ad unire due aspetti differenti che possono convivere insieme con armonia. L’amore per un cane e per la letteratura. 

Un amico fedele

Karen Blixen è una donna tutta d’un pezzo: insegnante all’università, una mezza età raggiunta senza troppi pentimenti e drammi personali e la sua unica e grande consolazione: la letteratura.

Questa rappresenta per lei non soltanto il suo lavoro (come docente di tale materia verso un pubblico talvolta ostile, altre volte più partecipe), ma essa simboleggia quel traino fondamentale che porta avanti la sua vita.

Così fin da quel giorno in cui conobbe, in veste di studentessa promettente, il professore del suo corso di scrittura, con il quale cominciò a costruire un legame, fatto di piccoli passi, insegnamenti, contatti, condivisioni. 

Che tale rapporto si sia trasformato o meno in una storia d’amore non è messo nero su bianco tra le pagine di questo romanzo, e il lettore deve farsi bastare quella vaga nebbia che avvolge il sentimento di questi due personaggi. 

Karen cresce, matura, cambia, assume consapevolezza di sè e delle proprie capacità: non solo come insegnante, ma anche e soprattutto come scrittrice. Perché come le ha sempre detto quello che a tutti gli effetti diventa il compagno della sua vita (traendo spunto dalle parole di Rilke): “se si riesce a vivere senza scrivere, allora meglio non fare lo scrittore”.

Così i libri diventano per Karen una guida sempre piena di suggerimenti, di spunti da cui trarre ispirazione e che spesso le danno la soluzione al problema che si presenta nella maniera più improvvisa.

Un nuovo rapporto 

Quando ci ritroviamo senza quella guida suprema che ci ha permesso di scoprire un nuovo mondo intorno a noi, le difficoltà che avevamo messo temporaneamente da parte si ripropongono (spesso) con più violenza.

Ma Karen ha ora una nuova guida, più ingombrante anche per le sue stesse dimensioni: un grosso alano che il professore le ha lasciato in eredità, perché impossibilitato a trovargli una casa e un nuovo padrone. 

Lei inizialmente riluttante, non sa davvero come relazionarsi con un cane di quelle dimensioni, che non sembra nemmeno particolarmente entusiasta del cambio di persona/guida per lui. 

Apollo: un nome altisonante, perfettamente adatto alla sua stazza che tanto intimorisce coloro che li incontrano a passeggio, quanto in realtà celi un animo nobile e particolare.

Un animo che deve provare a trovare l’incastro con Karen, che gli si avvicina indubbiamente intimorita, ma anche incuriosita, vogliosa di scoprire cosa si nasconda dietro quel naso pezzato e quella testa squadrata e quelle orecchie tagliate barbaramente. 

Ma soprattutto Karen è curiosa di capire come provare a creare un rapporto con questo nuovo inquilino così ingombrante, che lei proprio non voleva: come dare a lui delle regole? 

Sul letto non si sale (ma se lo ritrova quasi subito disteso accanto a lei, una delle prime notti), non deve abbaiare dopo una certa ora (quando si renderà conto a tutti gli effetti che Apollo non abbaia, emette sottili guaiti difficili da interpretare). 

Karen capirà molto in fretta che Apollo è capace di ascoltarla e soprattutto che la sua fase depressiva può essere curata in una sola maniera: attraverso la lettura ad alta voce. Perché nel momento in cui il gigantesco alano le appoggia un libro in grembo così come se fosse un gioco, lei lo apre e legge ad alta voce. 

Improvvisamente il cane si quieta, si sdraia per terra e la ascolta, scodinzolando sereno. Quindi nuovamente la letteratura (dopo vari inciampi e tentativi) le offre una piccola soluzione ad un problema inatteso. 

Un rapporto che va a sostituirne un altro mancante? Ovviamente no, questo è sempre impossibile: però il lettore si focalizza (senza quasi rendersene conto) su come i due protagonisti cambino improvvisamente nel momento in cui Apollo entra in scena. 

Fino alla fine chi legge il romanzo si porrà moltissime domande, ma è anche vero che questo è completamente positivo.

“in fin dei conti, per un’artista l’unico metodo infallibile per scoprire se la sua opera è fallita sarebbe avere la riprova che tutti l’abbiano capita”

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