Musei digitali. Innoviamo per moda o convinzione?

Musei digitali. Innoviamo per moda o convinzione?
Tour virtuale delle Stanze di Raffaello ai Musei Vaticani http://www.museivaticani.va/content/museivaticani/it/collezioni/musei/tour-virtuali-elenco.html

Questi giorni difficili di sacrifici e solitudine hanno svelato il lato oscuro (o sarebbe forse meglio dire “chiaro”) dei social.
Di fatti è emersa l’infinita gamma di potenzialità dei nuovi mezzi di comunicazione di massa soprattutto per quanto riguarda l’ambito artistico-culturale.
Si parla di scoperta e non di invenzione in quanto il continente social già c’era, anzi già mandava e riceveva importanti comunicazioni che l’Italia faceva solo fatica ad intercettare.

Dunque in meno di una settimana è avvenuta una vera e propria rivoluzione: come un lento conquistador con alle spalle un uso del virtuale a dir poco minimo, il sistema museale italiano insieme alla sua offerta culturale nel senso più totale del termine ha saputo dimostrare a sé stesso una grande voglia di scoprire.
Restrizioni e divieti non hanno permesso che il sistema si bloccasse, bensì hanno imposto che questo cambiasse i propri metodi, che in pochissimo tempo hanno accolto quasi definitivamente la svolta digital dei social, prima di oggi usati prettamente a fini pubblicitari.

Mater artium necessitas. Un po’ per caso, un po’ controvoglia 

Tuttavia al quattordicesimo giorno di quarantena, dopo la prima ondata di entusiasmo che ha portato a far seguire una media di 10 dirette Instagram o ad iniziare più o meno sette corsi di formazione gratuita online procapite, i fruitori cominciano ad essere stipati, stufi e provano un soffocante accenno di nociva abitudine. Questo forse perché la velocità di consumazione artistica e culturale sui social nella condizione attuale sfiora un picco altissimo ed un ritmo altrettanto serrato; un bene se non fosse per il fatto che spesso ciò sia collegato con un rapporto inversamente proporzionale allo spessore di quello che effettivamente si consuma.
In tempi duri come questi l’Italia ha il merito di resistere, purtroppo però è molto esposta al pericolo della vaga bellezza prêt-à-porter dei new media: la sincera convinzione di poter passare valore, fruire ed imparare attraverso questo processo virtuale rischia di rimanere un’idea o peggio di scadere in un’insopportabile limbo di pura apparenza, intrappolata in un ritardo generale della sperimentazione su tali piattaforme che potrebbe mostrare affanno, pressapochismo e povertà di discussione.

Tanta offerta e poca formazione

A poco servono tutti quegli utilissimi interventi guida con link diretti a fantastiche iniziative come i tour virtuali di musei, gallerie e parchi archeologici o le pagine web fitte di liste per i film streaming consigliati o i vari corsi e piattaforme dove seguire interessanti video lezioni, se prima non ripensiamo al modo in cui vogliamo vivere di fronte alla situazione attuale. Qui si tratta di prendere coscienza della criticità del periodo e in un secondo momento di trasmutare questa coscienza in un progetto personale di crescita individuale, istituzionale e sociale che tenga chiaro lo scopo di far progredire pazientemente la nostra civiltà.

Tour virtuale delle Stanze di Raffaello ai Musei Vaticani (Fonte: Musei Vaticani)

Sono passati anni complessi e tumultuosi da quando il filosofo Marshall McLuhan scrisse che «The medium is the message», il veicolo determina il messaggio.
Tutti i cambiamenti geopolitici successivi hanno determinato nel corso del tempo una mutazione continua nella percezione del proprio essere in confronto al mondo: la ricerca si è svolta sempre nel nome della conquista di una contemporaneità la quale tormenta l’essere umano dalla fine della seconda Guerra Mondiale e per i molti ancora non è conclusa.

Tuttavia è assurdo come in poco più di una dozzina di giorni quella contemporaneità tanto agognata si sia fatta forza e, un po’ per caso un po’ controvoglia, abbia inferto un forte colpo all’Italia imponendo per necessità un’inversione di rotta nella relazione tra sé stessa e la comunità sociale.
La contemporaneità indispensabile per la crescita e lo sviluppo dell’essere umano ha dunque preso una forma semplice, intuitiva, casalinga ed affascinante di schermo verticale, di diretta Facebook o Instagram, ma questo medium-messaggio di cui non possiamo più fare a meno all’interno delle nostre giornate piene zeppe di immagini e di stimolazioni deve essere oggi, prima di qualsiasi altra cosa, una sincera e creativa risposta a questa situazione di emergenza e poi un pretesto per ripensare alla propria funzione di soggetti attivi in un processo di continua crescita culturale e sociale.

 

Ben venga quella che è stata definita dal direttore di «Artribune» Massimiliano Tonelli durante una discussione con Giulio Alvigini, animatore della pagina Make Italian Art Great Again, la “bulimia” attuale di iniziative social per l’arte e la cultura.
Ma affinché queste non rimangano una semplice moda o peggio, una temporanea toppa per chiudere buchi al soffitto di casa durante questo difficile periodo di quarantena l’Italia tutta deve tenere d’occhio a che punto dello sviluppo si trova e dove vuole andare: ciò significa rivedere le proprie priorità a livello socio-culturale e dare voce ad una crescita di progetti ed iniziative vere, serie e utili che investano lucidamente in questi potenti mezzi di cui la contemporaneità è vigorosa portatrice.
Dopo una partenza un po’ goffa, potente e ritardataria ci auguriamo che l’Italia sia in grado di superare lo stato d’emergenza e di imparare a moderare il fenomeno #piùculturasuisocial rendendolo virale, seriamente efficace ed adatto alle necessità dell’ecosistema che ci circonda.

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