La Pinacoteca di Palazzo Venezia a Roma

La Pinacoteca di Palazzo Venezia a Roma

AltovitiEntrando nella I  sala della Pinacoteca di Palazzo Vanezia a Roma troviamo la MADONNA DELL’UMILTA’ E SANTI COSMA, CRISTOFORO e DAMIANO che siede su un cuscino, motivo qui fuso con la MADONNA DEL LATTE. L’opera è attribuita tra il XIV e il XV secolo a Bologna Cristoforo di Jacopo. L’influenza dell’arte miniatoria nella pittura emiliana della I metà del quattrocento è documentata dalla CROCIFISSIONE  di Stefano da Ferrara che realizzò affreschi di soggetto astrologico a Padova e dall’ORAZIONE NELL’ORTO del Secondo Maestro  della Sagra di Carpi.  IL S. GIROLAMO NEL DESERTO è attribuito a Garofalo influenzato da Dosso Dossi, ma anche dai Vaneti e dai Raffaelleschi. Interessante IL COMPIANTO SUL CRISTO MORTO di Lelio Orsi che deve molto alla poetica del Correggio. Due sale riservate alla pittura Toscana, come quell’opera del PROFETA OSEA di Gherardo Starmina, un frammento  di una Pala di altare, noto come maestro del Vispo. LO SPOSALIZIO MISTICO DI S. CATERINA del Maestro di Christ Church che deve il suo nome all’INCORONAZIONE DELLA VERGINE nella Christ Church Gallery of Oxford.
Al centro della sala si muovono due sculture lignee rappresentanti la MADONNA COL BAMBINO , le prime circoscritte ad arca umbra o abruzzese, l’altra testimonia l’influenza della scultura gotica francese e dei modelli di Giovanni Pisano.  Nel secondo ambiente i capolavori come  LA NATIVITA’ CON SANTI E LORENZO IL MAGNIFICO in cui il signore di Firenze è ritratto come donatore, ed è opera della bottega di Filippo Lippi. Nell’altra sala sono esposti dipinti del Seicento e del Settecento appartenenti al cardinal Ruffo. Il percorso inizia con LO SPOSALIZIO MISTICO DI S. CATERINA DA SIENA di Ciro Ferri allievo di Piero da Cortona; prosegue col RITROVAMENTO DI MOSÉ. All’interno della cappella, risalente alla metà del Cinquecento, è collocato anche il Busto di Innocenzo X Pamphilj di Alessandro Algardi. Seguono LE NOZZE DI CANA di Francesco Solimene allievo di Luca Giordano.  IL COMPIANTO DI CRISTO MORTO di Orazio Borgianni  ripete una struttura compositiva di celeberrimo dipinto di Andrea Mantegna aggiornato sulle Madonne Caravaggesche.
S.PietroChiude la serie S. PIETRO PIANGENTE del Guercino che mostra il pentimento dell’apostolo dopo il tradimento. I dipinti dell’Ottava sala offrono un’excursus della pittura tra il XIV e il XVI secolo fra le tavole a fondo oro che distinguono il Dittico Sterbini eseguito dopo il 1317, donato da Giovanni Armenise (1940) allo stato e confluirono un esempio di pittura con influenze bizantine di Duccio da Buoninsegna. La matrice Bizantina è presente nel CORO DEGLI ANGELI assegnato a Paolo Veneziano artista che nella metà del XIV secolo contribuì a rinnovare la pittura veneziana in chiave gotica. Il XV secolo è rappresentato dalla TESTA DI DONNA di Pisanello, frammento di affresco che si fa risalire alla decorazione di S. Giovanni in Laterano, reale collaboratore di  Gentile da Fabriano per il Giubileo del 1650. Nel 1500 può essere datato il dipinto più noto del museo , il DOPPIO RITRATTO di Giorgione; è stata data un’interpretazione allegorica in chiave amorosa, sulla base delle opposte espressioni dei due personaggi  e del melangolo in mano alla figura del primo.
La scultura lignea raffigurante la VERGINE ANNUNCIATA è riconducibile all’ambiente culturale fervido rinnovato dalla grande mano di Donatello e Mantegna. La sala Nona è dedicata alle opere del XVIII secolo  che caratterizzano un salottino settecentesco. Tutti i ritratti  espongono la tecnica a pastello che rendono ideale lo sfarzo degli abiti.  L’alta nobiltà europea, soprattutto russa e francese è rappresentata dalle miniature su avorio, sulle quali spiccano Napoleone I Bonaparte, Maria Luisa D’Asburgo Lorena e lo Zar Alessandro I.  All’interno della vetrina sono esposte le porcellane francesi e tedesche.  La sala Romana di fine duecento è documentata da due importanti opere: la tavola raffigurante la TESTA DEL REDENTORE  legata alla cerchia di Pietro Cavallini. Il frammento doveva probabilmente costituire la parte superiore di una croce sagomata di un GIUDIZIO FINALE.
Autore dell’altra Croce monumentale databile al secondo decennio del duecento deriva il nome dagli affreschi che realizzò nella CHIESA DI S. CHIARA DI ASSISI. Nelle Marche intorno alla metà del quattrocento lo stile tardogotico viene riproposto da Giovanni Antonio da Pesaro al quale si ascrivono i due pannelli di S. Giovanni Batista e un santo vescovo ( S. Settimio?), laterali del polittico per la Cattedrale di Jesi. IL MARTIRIO DI S: BIAGIO e il POLITTICO raffiguranti la MADONNA COL BAMBINO E LA SANTA CATERINA D’ALESSANRIA E LUCIA, L’ANNUNCIAZIONE e LA CROCIFISSIONE  LO STENDARDO PROCESSIONALE è attribuito al cosiddetto Maestro di Staffolo formatosi sulle opere di Da Fabriano. Al centro della sala sono esposte tre sculture lignee. La I una MADONNA DI ACUTO proveniente dal paese di Fiuggi (databile XII-XIII sec.), la seconda LA MADONNA DEL LATTE  di area marchigiana, risale al XIV secolo e LA MADONNA COL BAMBINO  (1330-1340), è attribuita al senese Nicola Di Nuto, capomastro del Duomo di Orvieto.
Ma guardando uno per uno i dipinti emergono altre informazioni, come ad esempio su: LA TESTA DI DONNA di Pisanello, il dipinto raffigura una giovane donna di profilo che mostra la sua capigliatura bionda raccolta dietrto il capo; unico elemento iconografico significativo di un’epoca, come quello gotico di metà del quattrocento. L’attribuzione al Pisanello  è stata confermata dalla critica grazie alle emerse affinità stilistiche e figurative tra questa testa e quella di una delle donzelle che si affacciano da un padiglione per assistere ad un torneo di battaglia nell’affresco di Palazzo Ducale a Mantova. Il DOPPIO RITRATTO di Giorgione Già attribuito alla mano di Sebastiano del Piombo e di Dosso Dossi, il dipinto è oggi ormai indubbiamente ricondotto dalla critica alla mano del maestro di Castelfranco. IL COMPIANTO SUL CRISTO di Lelio Orsi, qui la tavola mostra il ,momento intermedio tra la deposizione e la sepoltura di Cristo nel sepolcro. L’intera raffigurazione è dominata dal buio antro che si apre dietro le figure e sulla cui roccia compare una rada vegetazione. I personaggi che hanno partecipato al corteo funebre sono  radunati presso il corpo di Gesù Lelio Orsi si formò. Probabilmente, tra Mantova e l’Emilia sulle opere di Giulio Romano, Correggio e Parmigianino. Nel 1554 a Roma, ebbe modo di ammirare le opere di Michelangelo, alla cui Pietà Colonna deve molto il gruppo centrale del dipinto in esame.
LA MADONNA COL BAMBINO di Nicola di Nuto ci dice che il gusto gotico francese, affermatosi, tra il XIII-XIV sec. Ad Orvieto, è testimoniato da quest’opera in cui il consueto tema della VERGINE COL BAMBINO è arricchito da una resa naturalistica e quotidiana, evidenziata dal gesto di Gesù che afferra il velo della madre.  LO SPOSALIZIO MISTICO DI S. CATERINA  è quello sposalizio che raffigura lo sposalizio mistico, appunto della santa al cospetto dei due santi: sulla sinistra un vescovo con mitra e pastorale, in secondo piano due angeli. Il fondo della tavola è ricoperto da una ricca doratura che in alcuni punti lascia intravedere il bolo rosso. Si ritiene che l’autore  sia un pittore fiorentino attivo nella seconda metà del Trecento: a questo anonimo è attribuita una INCORONAZIONE DELLA VERGINE conservata, come si è accennato, nella Christ Church Gallery of Oxford. LA NATIVITA’  DI CRISTO di Filippi Lippi  è una tavola che rappresenta una Natività che si inserisce all’interno di una tipologia iconografica molto diffusa in ambito fiorentino. Attorno al gruppo centrale della Sacra Famiglia  ci sono i santi: Santa Caterina D’Alessandria,  Giovanni Evangelista, Lorenzo e Maddalena. Più in basso due Angeli e San Giiovannino. La figura dell’uomo orante sulla destra è identificabile con Lorenzo il Magnifico.  IL VOLTO DI CRISTO del Beato Angelico è un frammento irregolare di affresco che riproduce il volto di Cristo in posizione frontale. L’incarnato è appena ombreggiato, le labbra sono serrate e gli occhi leggermente socchiusi.. Solo recentemente è stato ricondotto allo stile artistico del Beato Angelico.
Altro SPOSALIZIO MISTICO DI S. CATERINA di Ciro Ferri è un dipinto che raffigura Gesù Bambino tra la Madonna e S. Caterina d’Alessandria, nell’atto di essere impalmata. Opera tarda di Ferri, la composizione si ispira al modello cortonesco, di cui però modifica l’impianto formale che colloca al centro della raffigurazione il bambino..Allievo a partire dal 1650 di P. Da Cortona Ciro Ferri collaborò alla realizzazione di ingenti imprese pittoriche.  IL BUSTO DI INNOCENZO X PAMPHILJ di Alessandro Algardi ritrae il Papa con la berretta di velluto, una corta mantellina e la stola ornata con i simboli della famiglia Pamphilj. L’alta qualità esecutiva dell’opera suggerisce un uso della terracotta quale modello per una serie di ritratti del pontefice, realizzati dallo scultore bolognese a partire dal 1652. La ritrattistica algardiana predilige alla rappresentazione del potere la ricerca introspettiva del soggetto, qui rappresentato con tratti fisionomici di grande amarezza e dignità.
GiorgioneIl S. PIETRO PIANGENTE del Guercino è quell’opera che ritrae il pianto, quasi facendo vedere le lacrime, del santo pentito, dopo aver rinnegato il Cristo. Inquadrato sullo sfondo da uno sfondo monumentale è da mettere in relazione con un dipinto della stessa iconografia conservato presso la National Gallery of Scotland di Edimburgo. Giovan Francesco Barbieri fu presto attratto dalla vicina Bologna dove i fratelli Carracci si erano già affermati come i grandi riformatori della pittura. In particolare, egli ammirò Ludovico, da cui derivò gran parte del suo linguaggio, caratterizzato da un vivo cromatismo. Non se ne è parlato, ma vi sono anche gli AFFRESCHI ALTOVITI del Vasari; queste composizioni pittoriche, eseguite nel 1553 si raggruppano attorno alla rappresentazione centrale dell’OMAGGIO A CERERE, costituita da ben dodici figure che offerte alla dea della terra I due riquadri laterali rappresentano: L?ARNO INCORONATO DA FIRENZE, e IL TEVERE INCORONATO DA ROMA; in ognuna delle dodici raffigurazioni sono visibili i dodici segni zodiacali.  Nella vola Altoviti sono presenti inoltre alcuni ritratti che fanno precisi riferimenti al presente Bindo Altoviti: Vasari ha infatti l’abitudine di inserire ritratti di amici e committenti nei suoi dipinti, magari celati in abiti d’epoca; è ravvisabile un autoritratto di Vasari nelle vesti  di un contadino che miete il grano.
Accanto a lui appare il volto di un sacerdote la cui fisionomia è palesemente riferibile all’immagine di Michelangelo Buonarroti che Vasari in quegli anni frequentava assiduamente. Ovviamente Palazzo Venezia non concentra tutto in solo dieci sale e lì vi è molto di più, ma tutto ciò che si è potuto ammirare della Pinacoteca delle prime dieci sale si dirà che è già abbastanza da rimanerne estasiati quasi, e comunque ben colpiti, e soddisfatti, soddisfatti da tanta memoria che Roma conserva ancora con se da tante parti di Italia e si spera che essa possa sempre mantenere intatto questo patrimonio negli anni per ancora molto tempo.

Michela Gabrielli
31 magggio 2013

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