Cy Dear a La Fondazione di Roma

Cy Dear a La Fondazione di Roma

Lo scenario culturale romano impegnato nella promozione dell’arte contemporanea e dei relativi studi, si fa ogni giorno più ricco e vario. Un ulteriore spazio espositivo aperto da poco al pubblico della capitale propone una vasta gamma di eventi: La Fondazione di Via Crispi n.18, di fatti, mette a disposizione nei suoi particolari ambienti sotterranei, figli dell’indimenticabile tendenza di fine anni ‘60 inaugurata da Fabio Sargentini con la Galleria l’Attico di Roma in via Cesare Beccaria, la possibilità di vivere l’arte in una situazione di completa immersione dimenticando i limiti spazio-temporali che imporrebbe un classico muro da galleria.

In maniera specifica, la proposta de la Fondazione consta oltre che di una più classica esposizione temporanea anche di un ambiente per proiezioni raccolto ed organizzato. Nella programmazione spiccano interessanti docufilm di nicchia in cui l’arte e gli artisti contemporanei diventano protagonisti, come Cy Dear, il bellissimo lungometraggio di Andrea Bettinetti andato in scena nel mezzo di un uggioso pomeriggio di febbraio.

Il docufilm in questione racconta ai pochi avventori (la sala accoglie un massimo di 20 posti) in un’ora e mezza le vicende artistiche e personali del grande artista americano CyTwombly, partendo dalla sua permanenza a Gaeta negli ultimi anni della vita, passando per la suagrande produzione fino ad arrivare a ritrosoai fantastici anni ‘60, all’epoca in cui Roma è il punto di creatività più nevralgico della penisola e Twombly se ne lascia a modo suo affascinare.

Legato a doppio filo alla scena artistica della capitale, come d’altronde tutta l’area del neodada americano dell’epoca, Cy trovava in Italia, in generale, un rifugio, un luogo dove andare ogni qualvolta si sentisse stanco e confuso, una terra sempre pronta ad accoglierlo, come una sorta di caldo giaciglio dove coricarsi quando ci si sente stremati dal peso del tempo e soprattutto dalla frenesia del suo continente di origine.

Per tutto il periodo della più audace smaterializzazione dell’oggetto artistico in puro evento estetico, Cy Twombly è uno di quelli che resiste non lasciandosi andare all’etereo ed inconsistente, ma cercando si trasportare gli oggetti e le cose del mondo in un altro luogo, in un altrove intimo, poetico, fisico, fatto di segni e sogni, grandi graffi e lunghe battaglie, forti colori e sagome nitide. Le lunghe e continue soste tra America ed Europa segnano la produzione dell’artista e producono tappe diverse e complesse dove a far da minimo comune denominatore è l’inquietudine, tratto distintivo di Twombly come delle sue creazioni.

Presentato nel documentario come una persona molto schiva, ma vera, sincera, romantica e malinconica, Cy Dear è la storia di un uomo che si appartiene, di un’artista che non ha mai smesso si lottare per la propria indipendenza creativatenendo a mente l’unico vero intento: trovare un luogo dove riposare sentendosi solo ed interamente sé stesso.

Il lungometraggio è raccontato da collaboratori, conoscenti, familiari, artisti, ma soprattutto da amici e cariche lo hanno accompagnato tra continenti nel suo lungo cammino di interiorizzazione del mondo; tra questi spicca la voce di Nicola Del Roscio, presidente della Cy Twombly Foundation, il quale grazie a questo intenso racconto crea per gli spettatori un tenero ritratto particolareggiato ed approfondito di una grande personalità dello scorso secolo.

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