Chi dimentica è complice

Chi dimentica è complice
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Ogni anno, in occasione della Giornata della Memoria, tutto il mondo ricorda la Shoah, vergognosa pagina della nostra storia, organizzando celebrazioni e commemorazioni. Ma come la storia ci insegna, anche l’Olocausto ha i suoi detrattori, i negazionisti, che in quanto tali negano l’accaduto e manifestano il loro dissenso con azioni di discriminazione al limite dell’odio razziale.

È doveroso ricordare perché «quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore. L’indifferente è complice. Complice dei misfatti peggiori». Sono queste le parole della senatrice a vita Liliana Segre, che ha vissuto sulla propria pelle la terribile esperienza dei campi di sterminio e che con la sua testimonianza sta conducendo una battaglia contro l’odio razziale e l’antisemitismo.

Un testo esemplificativo e che non dovrebbe mancare nella biblioteca di ciascun adolescente è “Il diario di Anne Frank”. Si tratta del diario autobiografico di Anne, tredicenne tedesca di origine ebrea, che scrive delle lettere all’amica immaginaria Kitty per raccontarle la vita all’interno dell’Alloggio segreto, luogo nel quale sarà costretta a nascondersi con la sua famiglia per sfuggire alle persecuzioni delle SS ed ai campi di concentramento. Il diario, chiamato così per semplicità, è in realtà l’insieme di tre diari e fogli sciolti, che copre il periodo cronologico dal 12 giugno 1942 al 1° agosto 1944.

In questo lasso di tempo la vita della protagonista subisce un radicale cambiamento che la porterà dalle agiatezze alle quali era avvezza, alle privazioni, ai sacrifici e alle rinunce pur di riuscire a salvarsi. Inoltre, non di poco conto sarà la condivisione di spazi limitati con altre sette persone, ovvero i suoi genitori, la sorella maggiore Margot, il dottor Dussel, i coniugi Van Daan e il figlio Peter.

Sebbene la vita di Anne all’interno del nascondiglio possa apparire misera e priva di speranza, la protagonista riesce a trovare la forza per non arrendersi. Crede nel lieto fine e crede di poter tornare presto dietro i banchi di scuola, per tale motivo si dà da fare studiando francese, inglese, tedesco, geometria, algebra, storia, storia dell’arte, mitologia, biologia e molto altro ancora. Il suo obiettivo è riuscire ad affermarsi come scrittrice e giornalista pubblicando uno dei suoi racconti.

Con il procedere delle epistole si assiste man mano ad una maturazione caratteriale di Anne, da bambina capricciosa a giovane donna capace di sentimenti profondi e pensieri attuali come quelli riguardanti le ingiustizie della subordinazione della donna nella società, il desiderio di indipendenza per il genere femminile e i sentimenti d’amore per Peter.

Uno dei passi più belli è contenuto nella giornata di mercoledì 23 febbraio 1944:

 «Qui ci mancano molte cose […] Non devi pensare che mi riferisca a cose materiali […] No, parlo di cose interiori. Desidero proprio quanto te la libertà e l’aria, ma credo che siamo stati abbondantemente ricompensati per queste privazioni. Voglio dire ricompensati internamente. Questa mattina, quando guardavo dalla finestra e in realtà vedevo Dio e la natura, allora ero felice, nient’altro che felice. E vedi, Peter, finché uno ha la felicità dentro, quando è felice per la natura, per la salute e tante altre cose, finché si porta dentro queste cose, potrà soltanto essere felice».

Il diario suggerisce una riflessione profonda sulla follia nazista che ha coinvolto e sconvolto l’intera umanità e affinché ciò non si ripeta, ognuno di noi ha il dovere morale di conoscere per non dimenticare.

Diana D’Ambra

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