Luigi Bernabò Brea. Una vita al servizio della ricerca scientifica

Luigi Bernabò Brea. Una vita al servizio della ricerca scientifica

Ventuno anni fa ci lasciava Luigi Bernabò Brea

Ricorre oggi il ventunesimo anniversario della morte di Luigi Bernabò Brea (Genova 27 settembre 1910 – Lipari 4 febbraio 1999), uno dei più importanti archeologi del XX secolo.

Nato a Genova agli inizi del ‘900, Luigi Bernabò Brea rimase nella terra natìa fino al 1932, anno del conseguimento della laurea in Giurisprudenza. Spostatosi a Roma per seguire la sua vocazione, nel 1935 si laureò anche in Archeologia e, dopo essere stato allievo della Scuola Archeologica Italiana di Atene, cominciò la sua brillante carriera. Tra i numerosi incarichi che ricoprì dal 1939 al 1941 si ricorda quello di ispettore al Museo Nazionale di Taranto, di direttore della Soprintendenza alle Antichità della Liguria, e del Museo Civico di Archeologia Ligure di Genova-Pegli.

Nel 1941 Luigi Bernabò Brea fu trasferito a Siracusa, alla Soprintendenza alle Antichità della Sicilia Orientale, che diresse per 32 anni fino al collocamento a riposo nel 1973, che gli permise di dedicarsi agli studi. 

Nell’ambito della ricerca scientifica si avvalse di validi collaboratori tra i quali fiore all’occhiello fu l’archeologa francese Madeleine Cavalier, sua diretta collaboratrice dal 1951 e con la quale fondò nel 1954 il Museo di Lipari, che espone i reperti provenienti dagli scavi condotti ininterrottamente dai due studiosi nell’Arcipelago Eoliano dagli anni ’40.

Dal gennaio 1973 Luigi Bernabò Brea si dedicò quasi esclusivamente al Museo da lui fondato e che dal 1999 gli è stato dedicato, mutando il nome in “Museo Archeologico Luigi Bernabò Brea”, e che vanta tutt’ora il secondo posto come museo più importante d’Europa per la sezione classica.

Gli scavi delle Isole Eolie furono sin dall’inizio particolarmente fortunati in quanto a Lipari venne alla luce una successione stratigrafica regolare che consentì di ricostruire l’evoluzione culturale dagli inizi del Neolitico medio fino all’età storica, e che viene considerato ancora oggi un modello per l’evoluzione culturale della Sicilia e dell’Italia meridionale.

I frutti delle ricerche sugli scavi eoliani sono stati raccolti nella serie Meligunìs Lipárainiziata nel 1960 e composta da XII volumi, mentre gli studi sull’età classica e medievale si trovano all’interno di monografie ed articoli.

Luigi Bernabò Brea morì mentre stava lavorando all’XI volume della serie, in seguito terminato da Madeleine Cavalier, così come molti altri scritti che i due produssero insieme.

Lo studioso non smise mai di incoraggiare la collaborazione con Istituti stranieri, quali L’Ecole Française di Roma, l’Università di Princeton e numerosi altri e, durante gli anni della forte espansione edilizia ed industriale della Sicilia, combattè strenuamente in difesa del patrimonio archeologico. Da non dimenticare sono anche i numerosi restauri e le ricostruzioni monumentali che testimoniano grande attenzione alle esigenze del pubblico.

Un’ultima curiosità riguarda infine la passione dell’archeologo per l’arte giapponese, come dimostra il catalogo delle opere dell’Ukiyo-e conservate al Museo d’Arte Orientale E. Chiossone di Genova, pubblicato nel 1979 in collaborazione con la studiosa giapponese Eiko Kondo.

Difficile riassumere con poche parole la vita di un grande studioso, ricercatore, archeologo che fece della sua passione il suo mestiere, al quale si dedicò incessantemente fino alla morte.

Articolo a cura di Diana D’Ambra

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