La network society: è l’algoritmo, bellezza!

La network society: è l’algoritmo, bellezza!
(Fonte: Freepick by fullvector)

Gli algoritmi stanno diventando sempre più importanti: tutte le principali piattaforme si basano su algoritmi. Per esempio, quando Amazon ci suggerisce altri libri che potrebbero essere di nostro interesse, oltre a quello che intendiamo acquistare, sta usando un algoritmo, e così Facebook nel mostrarci i post dei nostri amici. In quella che Castells definisce “età dell’informazione”, i processi industriali sono stati surclassati dalla comunicazione elettronica consentita dalle tecnologie digitali. Il potere è ora “multidimensionale”, risiede infatti nelle reti finanziarie, militari, produttive e persino criminali. Invece del modello di potere che rappresenta le società come sistemi gerarchici largamente prefissati, il potere diventa ora orizzontale, fluido, dinamico. Secondo Harold Innis, ad ogni impero corrisponde un diversi approccio al tema del tempo e dello spazio: gli Egiziani assunsero il controllo del tempo, con le piramidi e la scrittura, i Romani quello dello spazio, con la rete viaria, mentre la modernità è caratterizzata dalla progressiva centralità delle reti: energia, trasporti, mezzi di comunicazione rompono la soggettività autonoma accentuando la dipendenza dei soggetti.

Network Society
L’algoritmo di Google ha definitivamente cambiato le nostre vite (Fonte: Google)

C’è dunque un fondamentale cambio di paradigma: non più architetture gerarchiche con controllori centralizzati (non lo sono i social network, non lo sono le infrastrutture e neppure le reti cibernetiche di nuova progettazione), ma architetture di sistemi cooperativi e decentralizzati: più robuste, più scalabili, più sicure, meno costose e per descrivere le cui interazioni ci si serve ormai della teoria dei giochi come linguaggio universale.

L’origine della network society in cui siamo ormai immersi, vede la convergenza fra due processi indipendenti: la ristrutturazione del capitalismo e la nascita dell’informazionalismo. Il capitalismo informazionale vuole l’informazione come materia prima e prodotto, è pervasivo, promuove la diffusione di una nuova forma organizzativa, che adotta la logica di rete. Nella network society i nodi sono stati, istituzioni, organizzazioni, imprese, gruppi sociali, individui, computer, eccetera. Dalla socialità delle little boxes alla società di rete: dalla comunità porta a porta alla comunità luogo a luogo (modello di socialità fondato sul nucleo famigliare) fino alla comunità person-to-person, cioè al modello di socialità fondato sull’individuo nelle teorie di Barry Wellman. Il network sostituisce il luogo come supporto alla socialità: dalla comunità territoriale alle comunità personalizzate e specialistiche, cioè “reti di legami personali che forniscono socialità, supporto, informazione, un senso di appartenenza e di identità sociale”.

Gli stessi mass media non seguono più una struttura top-down in cui sono persuasori di masse, ma virtualmente il nuovo potere mediatico è disperso, multimodale, una rete nodale che incorpora prosumption, ma anche costante sorveglianza e raccolta di informazione sugli utenti. Laddove i vecchi media avevano potere assoluto sul contenuto del messaggio che diffondevano, ma scarsa conoscenza del pubblico cui il messaggio era rivolto, i nuovi media non solo acquisiscono contenuto direttamente dal loro pubblico, ma conoscono i propri utenti in ogni dettaglio.

L’informazione domina ormai la nostra cultura e la nostra economia: informazione raccolta, cercata, condivisa, monetizzata, manipolata. Lo vedremo meglio nella prossima puntata del nostro viaggio.

 

Articolo a cura di Silvia Marigonda

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