Arte Fiera 2020 – Due Talk sulle possibilità dello spazio fisico e virtuale

Arte Fiera 2020 – Due Talk sulle possibilità dello spazio fisico e virtuale

Nei padiglioni 15 e 18 del Quartiere Fieristico di Bologna, le tre lunghe e coinvolgenti giornate della 44a edizione di Arte Fiera hanno portato all’incontro di un nutrito e appassionato numero di presenze tra galleristi, collezionisti e visitatori di ogni sorta, tutti accomunati da un forte desiderio di immersione artistica senza regole né limiti.

Il 25 gennaio a sinistra dell’entrata nel padiglione 18, nell’area Talk curata da Flash Art in qualità di content partner della manifestazione, Paolo Icaro e Cecilia Canziani hanno riflettuto, in un illuminante confronto dal titolo “Resistenza e Limite nel lavoro di Paolo Icaro”, sul concetto di spazio come potenziale, seppur limitata, opera a sé. Uno dei protagonisti di rilievo dell’Arte Povera in Italia sin dal suo sviluppo negli anni ’60, Icaro nomina anche i padiglioni stessi come entità virtuali di cui i visitatori, i galleristi, gli addetti ai lavori ne fanno gli usi più diversi e in cui tutti si muovono come performers più o meno consapevoli.

L’unica cosa che non ha intenzione né scelta ma necessità e istinto, continua, è solo la Natura: immagine che l’artista ha voluto più volte sottolineare. Lo spazio invece gode di possibilità: fare o disfare sono sempre stati i concetti principi della sua arte che nel corso della conversazione è stata ripercorsa nelle sue fasi più più determinanti dalla storica dell’arte.

Talk Resistenza e Limite nel lavoro di Paolo Icaro, Paolo Icaro e Cecilia Canziani

Anch’essa parte di un ciclo di 13 conversazioni intitolato “Artisti, medium e mercati: nuove traiettorie in Italia“, i temi dell’intermedialità e del corpo come mezzo di espressione sociale sono stati l’oggetto della tavola rotonda “Una nuova medialità” moderata da Eleonora Milani, caporedattrice di Flash Art. Gli ultimi due numeri della rivista hanno fatto da punto di partenza per riflettere anche sull’uso del tempo e non solo dello spazio. I media come ambienti e come mezzo; gli anni Novanta come esempio da cui attingere le teorie sulle molteplici possibilità del medium che iniziò ad andare oltre al suo legame con le tradizionali forme artistiche.

Un importante punto della questione è proprio il desiderio di riappropriarsi di un passato recente che ha visto nascere Internet, la mente di Dio, in modo da poter leggere di nuovo le stesse infinite possibilità che presentano i tempi attuali.

Interessanti sono stati inoltre gli spunti apportati da Ilaria Gianni sull’immersione negli universi paralleli della realtà aumentata di Carola Bonfili e da Vincenzo Estremo che ricorda come già negli anni ’70 si parlava di smaterializzazione dell’opera d’arte.

Talk Una nuova medialità, Modera Eleonora Milani, con Ilaria Gianni, Stefano Mudu, Riccardo Venturi, Riccardo Benassi, Vincenzo Estremo

Riccardo Benassi ideatore del progetto Morestalgia, un ambiente composto da impulsi sonori e visivi al quale si accede tramite uno schermo led penetrabile dal corpo, conia questo neologismo per indicare il sentimento di nostalgia aumentata che si viene a creare nel rapporto tra il biologico e il virtuale proprio dell’approccio con i Social Network. La sensazione di nostalgia, cioè, di non vivere nell’ambiente media, in un video che vediamo sul cellulare. È proprio il visual artist che spinge alla riflessione sul perché si sia arrivato a pensare al non professionalismo per il solo motivo di avere determinate skills lontane dalla pittura.

D’altronde, come afferma Riccardo Venturi, l’intera storia dell’arte è stata sin dall’età antica un’oscillazione continua tra i media, specificando inoltre che “il medium non è mai davanti a noi, sono gli oggetti davanti a noi, come Leonardo che per la prima volta dà forma alle nuvole.

Ci si muove quindi tra i frammenti di un grande archivio umano e tra contemporaneità nella contemporaneità, dice Stefano Mudu che esplora il concetto del tempo a pari passo con la nascita di nuove medialità.

Nel mondo dell’intermedialità, soggetti a molteplici archivi digitali, lì risiede lo spazio fisico della nostra memoria.

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