Massimo Maia e la sua libreria “Banco, rivendita di storie”

Massimo Maia e la sua libreria “Banco, rivendita di storie”

Oggi le librerie stanno appassendo e sparendo, non si fa distinzione tra i piccoli centri, le grandi città, i paesini di campagna, mare o montagna.

Nonostante questa triste realtà, ci sono persone speciali e determinate nel mondo, che ancora credono nella creazione di una libreria come centro culturale, di scambio letterario e non solo.

Questa è la storia di Massimo Maia e della sua libreria “BANCO – Rivendita di storie“, la cui inaugurazione è avvenuta nella cittadina di Mondovì da qualche mese e che è riuscita a spiccare nel variopinto mondo delle librerie per tanti motivi diversi.

Banco – Rivendita di storie

Ciao Massimo e benvenuto su 2duerighe.

La prima domanda che mi piacerebbe rivolgerti riguarda la decisione di aprire una realtà culturale come la tua: cosa ti ha spinto a intraprendere questa avventura e qual è stata la tua motivazione? Si tratta di un’idea ponderata da lungo tempo e/o un sogno di bambino, quello di avere un’attività propria e indipendente, da gestire in totale autonomia e libertà?

L’apertura della mia libreria è quella che tiene conto del fatto che se conosci questo mondo, se sei appassionato, se ci credi, se conosci quello che hai e quello che puoi avere, se conosci quello che puoi andare a scoprire, se hai voglia di scoprire i libri, allora è proprio lì che riesci a trova la chicca, la cosa particolare.

Quel tipo di lavoro lo puoi fare se hai un piccolo spaccio di libri e di culture (non escludendo del tutto le novità, che comunque sono presenti all’interno del BANCO).

Aiuta tanto avere da investire nel tempo, per visitare i magazzini, ma soprattutto serve la curiosità e la fame di scoprire la particolarità. Insieme al fatto di avere molta pazienza.

Questo riguarda anche in primis il lettore: per questo motivo dentro la mia libreria trovo sia più bello entrare senza cartelli e senza settori. Questo perché io sono convinto che la mente umana sappia trovare da sé la strada, non serve un cartello che guidi la mente; non servono tante indicazioni, e questo vale per l’editore, lo scrittore, il libraio, il lettore.

Il tempo di una libreria è prezioso ed è fondamentale: la fretta di scappare e di andare via forse è più consona ai grandi centri commerciali, dove il visitatore è stordito dagli odori e dai rumori di moltissimi negozi e quindi anche inconsciamente non vede l’ora di scappare da quel luogo.

Nella mia libreria invece il tempo è prezioso e l’ho concepita con la più viva speranza che chiunque decida di entrare poi faccia fatica ad uscirne, al di là dell’acquisto o meno di un libro. Il piacere di stare in mezzo ai libri deve essere più forte della fretta.

Quando tu parli di “rivendita di storie”, cosa intendi?

La mia libreria ho deciso di chiamarla BANCO perché volevo che evocasse le bancarelle dei mercati e il loro folklore, a cui sono molto affezionato.

Tutto questo io lo lego fortemente al concetto delle vecchie botteghe, che vendevano un po’ di tutto che ancora oggi si possono trovare in piccoli paesi, come ad esempio le drogherie, i Sali e tabacchi. Questi non erano solamente negozi dove si poteva acquistare un determinato prodotto, ma erano principalmente luoghi di socialità, capaci di raccogliere e custodire le storie delle persone che varcavano la loro soglia.

La mia piccola realtà è composta anche da pezzi di altre storie: ad esempio un pezzo piccolo della mia libreria l’ho acquisito dalle proprietarie di Paravia, in cui ho inserito il catalogo di Iperborea ed è questo il senso della rivendita di storie. Così posso spiegare e raccontare un pezzo della loro storia dentro la mia, di modo che in questo modo concretamente non svanisca e non muoia mai.

Parliamo ora dell’angolo dedicato ai libri per l’infanzia. Quanto pensi sia importante per un bambino approcciarsi alla lettura, con curiosità e magari facendolo sembrare più un gioco?

Questo è uno dei settori a cui tengo particolarmente e che ho curato molto.

Ad esempio nei miei scaffali espongo molti albi illustrati per bambini, che però ho deciso di esporre di faccia e non di costa.

Questo perché così facendo il piccolo lettore viene catturato dall’immagine che vede in maniera chiara e limpida. Gli albi che sto proponendo li voglio poter spiegare, voglio poterli leggere alla mamma, al figlio, li voglio proporre io in prima persona.

Per quanto riguarda invece l’angolo dedicato agli oggetti d’arredo originali vintage: come mai hai pensato di dare un piccolo spazio anche all’oggettistica vintage?

Nella realtà dei fatti li sto inserendo ancora adesso: sto mettendo su un angolo sempre più ricco di vinili sulla musica jazz, rock e pop.

La mia intenzione sarà anche quella di inserire dei vecchi libri dell’Einaudi, anche per vedere e far scoprire  come sia cambiata la grafica delle copertine negli anni; inoltre mi piacerebbe anche inserire piccoli cimeli, curiosità, stampe d’epoca e questo perché in fondo sono questi i primi oggetti che hanno delle storie da raccontare.

Conosco questo piccolo centro da quando sono bambina, proprio perché buona parte della mia famiglia ha origini garessine: quanto è importante avere una libreria in un piccolo comune? Cosa rappresenta una libreria in un piccolo centro e perché la tua scelta imprenditoriale nella cultura è qualcosa che ancora poche persone si prendono la briga di fare?

Questo mestiere io ce l’avevo già nelle mie corde, anche se cercando di distinguermi un pochino da realtà più grandi, in cui il libraio ha poco potere e autonomia decisionale.

Quando ho preso la decisione di aprire una libreria tutta mia qui a Mondovì mi hanno proposto molti spazi, ma io sono stato colpito da questo, che poi ho scelto, appena l’occhio mi è caduto sui 3 gradini che portano all’entrata e dagli scuri alle porte in legno.

Nessuno inizialmente mi sapeva dire che cosa ci fosse stato in questo luogo: con il tempo ho scoperto che si trattava di un magazzino in realtà, che era stato di proprietà di un lattoniere. Dentro però non c’era nulla, mancava davvero tutto.

Allo stesso tempo però dentro questo spazio c’era già tutto quello di cui avevo bisogno, a partire dal pavimento in legno di castagno, che già da solo sarebbe capace di raccontare più tempi di quanti io per primo possa immaginare.

Io sono convinto del fatto che il mio mestiere si basi quasi del tutto sulle passioni e sulle curiosità degli altri e dunque che cosa c’è di più bello di riuscire a soddisfarle e a renderle concrete?

Io voglio dare soddisfazione alle curiosità e alle passioni degli altri; per me avere questo compito è bello, è appassionante riuscire a far vivere delle storie a coloro che le stanno cercando nel momento in cui entrano nella mia libreria. Anche perché molte volte sono storie che non hanno ancora avuto modo di vivere e che aspettano solo la persona giusta con cui prendere vita.

 

 

 

 

 

 

 

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