Il linguaggio del corpo svela più delle parole

Il linguaggio del corpo svela più delle parole
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Per comprendere ciò che ci passa dentro nell’attimo fuggente dobbiamo affidarci a quella moderna scienza chiamata “comunicazione non verbale” o “linguaggio del corpo“, che viene a raccontarci i segreti della nostra più intima sfera interiore.

Ancor oggi il cervello umano, per certuni aspetti tuttora misteriosi, resta oggetto di profondi studi forse tesi a scoprire l’anello mancante tra scimmia e uomo. Dalla comparsa dei primi uomini sulla Terra, quando dallo scimmiesco ma industrioso e possente Australopithecus africano si giunse per fasi intermedie all’Homo Sapiens, che segnò la scala evolutiva camminando in posizione eretta, ci sembra di poter arguire a larghi tratti che proprio questi primi ominidi furono antesignani di tale mimica gestuale. Ciò andava probabilmente a favorire l’interazione dei primi nuclei tribali a carattere migratorio, espressa non solo da grugniti animaleschi, ma anche da una sorprendente voglia di comunicare attraverso il “suono”. Al riguardo, vedi i resti del flauto costruito dal germanico uomo di Neanderthal – più strettamente affine all’Homo sapiens erectus – scoperti nella Grotta di Divje Babe nella Slovenia occidentale.

Ebbene, a tutt’ oggi, in ogni latitudine del globo si può comunicare attraverso tale gestualità, che pur differisce da luogo a luogo. Può accadere, infatti, che un certo tipo di gesto, all’apparenza simile, riveli in un territorio significato di carattere positivo, risultando, invece, essere negativo in altra parte. Un bel rebus interpretativo…

Grazie a Sigmund Freud, padre della psicanalisi, e al suo allievo Carl Gustav Jung, ci sono
state dischiuse le porte per comprendere i risvolti più nascosti della nostra psiche, Freud per sua eccellenza riconducendoli a pulsioni sessuali, Jung rapportandosi all’individuo come prodotto e sintesi della sua storia archetipale. Peraltro, il tema della comunicazione del corpo fu poi analizzato da insigni studiosi in materia; a brillare nel settore lo psicologo statunitense Paul Ekman, tuttora vivente, pioniere nel riconoscere le emozioni più nascoste dedicando particolare enfasi all’espressione del volto.

Ne sapeva qualcosa Cesare Lombroso, giurista, antropologo, medico esperto in chirurgia psichiatrica, filosofo illuminista, in una parola padre della moderna criminologia. Sconfessato in seguito per quel suo “determinismo” positivista soppiantato dalle filosofie spiritualistiche del ventesimo secolo, pur tuttavia sembrano tornare in auge certe sue approfondite analisi sulla morfologia umana, in particolare quella “craniologica“, in talune fasi processuali da parte dei giudici più attenti e coscienziosi.

Vero è che oggigiorno, con gli accadimenti delittuosi che ci vorticano intorno, anche i più assurdi ed efferati, saltano alla ribalta volti di giovani all’apparenza dei più incolpevoli, i cosiddetti “visi d’angelo” cari nel tempo fino ad oggi a note vicende giudiziarie. Ciò che accade in questo ventennale, primo scorcio del XXI secolo, appare frutto di un cambiamento epocale in cui tutto appare possibile e scontato, nella previsione di un futuro impercettibile. Oh, tempora, oh, mores!

Anche la postura del nostro corpo riveste grande importanza nell’ambito della comunicazione non verbale. Un piede avanti, l’altro indietro, mani sui fianchi, mani nei capelli, mani che rigirano continuamente l’anello (chiaro simbolo sessuale per Freud), sono tutti atteggiamenti che ci mettono allo scoperto. Fateci caso come, in un interrogatorio giudiziario, il soggetto viene posto al centro della stanza, senza possibilità di nascondere i piedi sotto un tavolo, essendo le nostre estremità anch’esse importante veicolo di messaggi cerebrali.

Allo stesso modo, i nostri beneamati signori della politica, urlanti protagonisti di certe infuocate sedute al Parlamento, quando vengono invitati nei dibattiti televisivi non mancano di inviarci chiari messaggi, vuoi con ripetute grattatine in testa o sul viso, o con malcelate smorfie labiali, oppure con gli occhi rivolti al cielo in segno di disaccordo ideologico. Braccia strettamente conserte denunciano, inoltre, segno di chiusura verso l’ambiente circostante. Se poi la mano va a coprire la bocca, ecco inequivocabile il desiderio di reprimere un’opinione non “politically correct” o, quantomeno, una bella parolaccia.

I ragazzi Hikikomori

Di grande e piuttosto spinosa attualità è il fenomeno scoppiato in Giappone, relativo ai ragazzi tra i 13 e i 20 anni, chiamati “Hikikomori“, che in giapponese significa “stare in disparte“. E più preoccupante è il fatto che tale fenomeno si stia diffondendo in tutta Europa, allertando i genitori che avvertono tutta la loro impotenza ad arginare la situazione. Sono giovani che avvertono tutta la pesantezza di questo momento storico, chiudendosi a riccio, barricandosi in casa dentro la loro stanza, lasciando la scuola e affidandosi unicamente al loro mondo virtuale.

Parliamo di quello strumento che la moderna tecnologia ha voluto regalarci quale invenzione tra il miracoloso e per taluni versi diabolico, di quel nostro inseparabile, irrinunciabile “alter ego“, che si chiama “cellulare“. Se da un lato è la nostra salvezza in mille occasioni, l’agente segreto della nostra quotidianità, capace di scrutare la nostra vita giorno dopo giorno, ora dopo ora, minuto dopo minuto, d’altro canto, cioè per l’uso indiscriminato che se ne fa, rappresenta uno schermo comunicativo, un vetro ad alta infrangibilità tra noi e il mondo, inibendoci quel dialogo verbale capace di ricondurci al più vero e reale contatto umano.

Ci piace chiudere riportandoci a una nota di leggerezza in tema di “grattatine“, ricordando che certi ricercatori del North Carolina (Usa) osservarono come il grattarsi produca una sorta di compulsione a ripetere il gesto, proprio perché legato in qualche modo al concetto di ricompensa.

Ce lo consigliò anche il poeta Giuseppe Gioacchino Belli in un suo famoso sonetto in vernacolo romanesco sul “gusto” di grattarsi, che vale la pena far riscoprire ai nostri più giovani lettori. Tutto può esserci utile a salvare il salvabile del nostro Bel Paese, anche a scongiurare in tempo di crisi ulteriori balzelli “invisibili” con una bella e scaramantica grattatina…

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