“Non voglio che voi vediate ciò che hanno visto i miei occhi”. Sami Modiano parla dell’importanza della memoria a Più Libri Più Liberi 2019

“Non voglio che voi vediate ciò che hanno visto i miei occhi”. Sami Modiano parla dell’importanza della memoria a Più Libri Più Liberi 2019

Il valore della memoria: non poteva intitolarsi altrimenti l’appuntamento che si è tenuto mercoledì 4 dicembre nel quartiere dell’EUR a Roma, all’interno della cornice di Più Libri Più Liberi, la fiera della piccola e media editoria italiana giunta ormai alla sua diciottesima edizione.
Pierluigi Battista, giornalista del Corriere della Sera, ha moderato l’incontro in cui sono intervenuti due ospiti d’eccezione: Marcello Pezzetti, storico e docente universitario, tra i massimi studiosi della Shoah, e Sami Modiano, uno dei sopravvissuti all’Olocausto, superstite del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. A loro si è aggiunto anche l’attore Luca Zingaretti, noto al grande pubblico soprattutto per aver interpretato il ruolo del commissario Montalbano, che ha aperto l’incontro leggendo alcuni passi del libro “La tregua” di Primo Levi.

I ragazzi devono sapere, è necessario che si dica

In una sala gremita in cui spiccava soprattutto la presenza di decine e decine di studenti di ogni età, l’attenzione era puntata soprattutto su Sami Modiano che ha raccontato la sua esperienza, focalizzandosi soprattutto sull’importanza del tramandare ciò che è stato alle future generazioni affinché la barbarie del passato possa essere evitata in futuro.
Modiano ha raccontato di essere entrato a Birkenau all’età di tredici anni e mezzo, la stessa età di molti degli studenti presenti in sala. Ma dal momento in cui ne è uscito e per i successivi sessant’anni non ha voluto parlare della sua esperienza nel lager fino al 2005 quando, tramite Pezzetti, ha accettato di accompagnare una scolaresca ad una visita proprio ad Auschwitz. Un’esperienza senza dubbio dolorosa per lui, anche a distanza di decenni, ma la vera paura, ha raccontato, era quella di non essere creduto: “raccontare qualcosa che non viene creduto è un doppio dolore”.
Ma vedere quei ragazzi in lacrime di fronte ai suoi racconti e ai suoi ricordi di morte e dolore ha spinto Modiano a iniziare la sua missione per ricordare alle nuove generazioni quello che è successo a Birkenau nel Novecento: “Ricordate che questo è stato”. La speranza di Modiano è che i ragazzi possano, un domani, continuare la sua missione affinché “quello che i miei occhi hanno visto, i loro possano non vederlo mai”.

Marcello Pezzetti ha poi raccontato di come ha convinto Sami Modiano a ritornare ad Auschwitz e di come i sopravvissuti all’Olocausto non parlassero delle loro esperienze nei lager fino agli anni Novanta, come se tutti loro avessero delegato un solo uomo, Primo Levi, a raccontare la storia dei campi di sterminio. Molti di loro, ha spiegato Pezzetti, credevano che la società non fosse pronta ad ascoltarli, a credere all’esistenza di un tale sistema di morte nel cuore dell’Europa. Curiosamente, hanno iniziato a parlare al pubblico solamente dopo essere diventati nonni, e a quel punto la società ha iniziato a fare loro le domande che per decenni erano state taciute.
Anche Pezzetti, come Modiano, ha voluto spostare l’attenzione sull’importanza della memoria e del ricordo del passato per evitare che eventi simili si possano verificare nuovamente. Per formare le nuove generazioni, ha infatti spiegato, è importante formare gli insegnanti.

Io non sono un sopravvissuto. Io sono ancora là. Non uscirò mai di là 

Modiano ha poi voluto ricordare la sua vita prima e dopo Auschwitz. Ha raccontato di quando, bambino di soli otto anni come tanti altri, fu espulso dalla sua scuola a Rodi perché colpevole di essere ebreo. E poi ha rievocato la sua vita quando, tornato da Birkenau, si è trovato solo, senza alcun aiuto, senza un luogo da chiamare casa in cui tornare dato che Rodi ormai era passata dall’Italia alla Grecia. Ha parlato con passione dei lunghi anni e decenni vissuti nella paura di non essere creduto che l’ha spinto al silenzio fino al 2005, sessant’anni dopo la liberazione del campo di Birkenau.
E nel suo racconto ha voluto ricordare anche i suoi sogni da bambino, in quella che era una vita normale, in un mondo che esisteva prima di Auschwitz e che dopo non esisteva più. Sami Modiano avrebbe voluto studiare e avere una cultura, un rammarico che ha portato sempre con sé. Ovviamente il lager ha infranto questo sogno. L’Università La Sapienza gli ha conferito un dottorato onorario, ben più di una laurea, ma dentro di sé Sami Modiano è rimasto alla terza elementare e l’ha più volte ribadito agli studenti presenti in sala: “io sono un ignorante, non ho potuto studiare”. Sentire pronunciare queste parole umili da chi è sopravvissuto a Birkenau è sicuramente d’impatto.

Alla fine dell’incontro Battista ha posto una domanda cruciale: la memoria è a rischio?
E la risposta di Pezzetta è stata molto netta: sì.
Pezzetta ha voluto sottolineare l’importanza di tramandare le conoscenze del passato e la necessità di non fare un uso politico della memoria. Si deve continuare a investigare sulla storia perché la memoria può essere manipolata, i fatti no.

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