Helter Skelter: un caso che sconvolge le menti

Helter Skelter: un caso che sconvolge le menti
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Purtroppo ad oggi non si contano più i serial killer che hanno fatto notizia, che intorno alla loro enigmatica e folle figura hanno costruito una “storia”, un personaggio, un caso e che hanno massacrato menti e corpi umani. 

Nessuno però, ma davvero nessuno di loro può avvicinarsi alla figura più controversa e brutale che la storia americana (ma in realtà il mondo stesso) abbia mai conosciuto. 

Nome di nascita: Charles Manson. Professione: bella domanda. Tratti del volto: molteplici. 

Già di per se stessa la riga sopra riportata potrebbe bastare per delineare i contorni di una figura dalla quale tenersi alla larga, ad oggi come lo sarebbe stata nel passato e nel futuro. 

Al contrario di quanto ci si potrebbe aspettare invece, un uomo così non solo è riuscito a diventare famoso, anche se questo è l’elemento meno importante di tutta la sua storia: quello che ancora nel 2019 fa riflettere è come sia riuscito a creare intorno a sé un seguito di adepti e di seguaci sempre più numeroso, nonostante le insane idee e i folli progetti che popolassero la sua mente. 

Vincent Bugliosi e Curt Gentry cercano insieme di dare alcune risposte alle domande che hanno sempre interessato il caso Charles Manson, all’interno del libro – inchiesta “Helter Skelter” (recentemente ripubblicato da Mondadori): da un lato Bugliosi, vice procuratore distrettuale all’epoca dei fatti a cui venne affidato l’incarico di pubblico ministero nel caso contro Charles Manson e dall’altro il giornalista Gentry, che ha raccolto e sistemato le molteplici testimonianze (anche fuori dal tribunale). 

Il libro negli anni si è trasformato in un vero successo editoriale che soltanto negli Stati Uniti ha venduto più di 7 milioni di copie. Circa 600 pagine di testo, in cui si susseguono diverse vicende, partendo dall’omicidio di Sharon Tate e dei coniugi Leno e Rosemary LaBianca, passando per l’individuazione dei primi colpevoli, fino ad arrivare al principale responsabile di un progetto ancora più grande e malato, ossia Charles Manson

Il libro non si perde mai in quelle minuzie alla C.S.I, anche se cita moltissimi nomi che vengono approfonditi, come riporta in maniera precisa e dettagliata tanti degli interrogatori che lo stesso Bugliosi ha condotto in prima persona, cercando di estrapolare non tanto la verità dei fatti sanguinosi compiuti, ma quello che era più che altro il movente che si nascondeva dietro. 

Il lettore si ritrova catapultato dentro la casa di Roman Polanski al numero 10050 di Cielo Drive, dove venne ritrovato il corpo di Sharon Tate e in quel passaggio sorge già un’inquietante domanda: ma come si fa a uccidere una donna che è incinta di otto mesi? Con quale coraggio si può privare della vita con un gesto solo una donna e una creatura che non si è ancora affacciata alla vita? 

Casa LaBianca: di cosa potevano essere considerati colpevoli i due coniugi, i cui cadaveri sono stati rinvenuti e riconosciuti con alcune difficoltà (dato il numero elevato di pugnalate inferte)? Una mente equilibrata e normale risponderebbe: non sono colpevoli di nulla. 

Per Charles Manson erano solo i vicini di casa dei “pigs”, ossia di quei membri della società accumulatori di ricchezza, che sguazzavano nella loro melma di soldi, belle macchine, case enormi, orologi costosi, feste organizzate con tanto sfarzo e che non mostravano dunque alcun rispetto né dignità nei confronti di quelle persone abbandonate dalla società. 

La Famiglia che Manson si è costruito (aka quella che lui per primo non ha mai avuto) la si può considerare cinicamente come un insieme di soggetti senza alcuna speranza: alcuni senza un lavoro, senza i genitori, priva di quegli affetti che sostengono e danno calore, senza una guida. 

Charles Manson dimostra di aver costruito un piano pieno di falle, di errori, di pensieri fumosi e allucinanti: qualcuno sostiene che l’utilizzo delle droghe costante all’interno della Famiglia abbia fomentato questa sua filosofia, ma la realtà dei fatti è che lui per primo aveva già una buona base folle di partenza. 

Manson chiamava il giorno della rivolta razziale “Helter Skelter”, riprendendo il titolo della canzone più violenta e innovativa scritta dai Beatles. 

Quando l’Helter Skelter fosse mai arrivata, la Famiglia sarebbe fuggita in un “pozzo senza fondo” nel deserto del Nevada. Da lì sarebbero riemersi per prendere la guida della civiltà, crollata poiché i neri, secondo Manson, non erano abbastanza intelligenti per guidarla. Manson e la sua Famiglia, a quel punto, avrebbero regnato su tutti, formando l’aristocrazia del nuovo mondo.

Ci si perde in questo piano folle, non lo si può davvero comprendere, come non si può realmente capire COME un soggetto tale sia riuscito ad attirare nella sua rete tante donne e tanti uomini che eseguivano i suoi “ordini” (venduti come passaggi obbligatori, per potersi considerare parte integrante della Famiglia): lo stesso Bugliosi riflette in queste pagine, non capacitandosi delle prime testimonianze rese, come delle ultime, ammettendo con difficoltà a se stesso che le conversazioni avute in carcere con Charles Manson siano state sì folli, ma anche filosofiche e pregne di un ragionamento e di un significato non banale.

Il lettore arriva velocemente all’ultima pagina del libro, senza fare alcuna fatica e senza perdersi il bandolo della matassa dell’intera vicenda, ma sviluppando un dubbio al quale non c’è e probabilmente non ci sarà mai una risposta: quando arriverà il prossimo Helter Skelter e come Charles Manson riesce a far parlare di sé, nonostante la sua morte avvenuta ormai 5 anni fa? 

 

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