HOTEL MIRAMONTI: SILVIO ANGELINI E SILVIO BARSANTI, UNA TRADIZIONE DI FAMIGLIA

Silvio Angelini alla fine degli anni 50 è un ragazzo vivace e intraprendente che vive a Pietrasanta e durante l’estate vuole guadagnare qualche soldo per se’.
In quel periodo la Versilia è meta del jet set internazionale e pullula di alberghi e ristoranti eleganti.
Silvio entra all’hotel London di Viareggio come cameriere, è bravo e efficiente e la stagione successiva va a lavorare al Moderno a Forte dei Marmi dove la paga è più alta e poi  all’hotel Acapulco, di moda in quel periodo.
Forte dei Marmi e’ il salotto estivo d’Italia, famiglie benestanti e aristocrazia trascorrono l’estate su quella spiaggia e la sera affollano locali come la Capannina e la Bussola mentre gli alberghi organizzano feste scintillanti.
Durante una festa all’hotel Moderno Silvio conosce Maria Grazia, una ragazza bella e minuta che gli sembra una bambola, se ne innamora e la sposa.
Nascono due figlie: Stefania e Manuela,
Silvio deve mantenere la famiglia e lavora senza sosta, e’ instancabile, serio e affidabile, a Forte dei Marmi e’ conosciuto e stimato.
Nel 1967 il proprietario dell’hotel Miramonti, Venturini, ormai anziano, gli propone di prendere in gestione il suo albergo, immerso nel verde dei pini, con un giardino colorato di fiori, nella zona di Roma Imperiale, la più esclusiva di Forte dei Marmi.
Silvio è spaventato dall’impegno ma Maria Grazia lo incoraggia, sa che il marito ha le qualità per dirigere un albergo.
 Silvio accetta la proposta di Venturini e prende in gestione il Miramonti.
Si fa aiutare da Stefania e Manuela  a ricevere i clienti, da Lorenzo Barsanti, marito di Stefania, a coordinare il personale e da Maria Grazia nell’organizzazione della cucina.
Un’intera famiglia al lavoro che in breve trasforma l’albergo in un elegante luogo di villeggiatura.
Sotto la guida di Silvio il Miramonti diventa il punto di riferimento di famiglie nobili che che prediligono il carattere tradizionale dell’albergo, la cucina versiliese, l’atmosfera bucolica del giardino fiorito e l’accoglienza di Silvio sempre pronto a esaudire ogni richiesta.
Un giorno a colazione la marchesa Bevilacqua chiede uno yogurt alle fragole. Lo yogurt è una novità per quei tempi e in cucina non c’è. Silvio non esita un attimo: va a prenderlo in un negozio di Forte dei Marmi che vende specialità e lo porta alla marchesa.
La sera, dopo che l’ultimo cliente è salito in camera, si siede in giardino vicino al gelsomino e organizza il lavoro per il giorno seguente.
Nel 1980 acquista l’albergo e realizza il suo sogno: rinnova le camere, fa costruire la piscina nel giardino e il parcheggio per le auto dei clienti.
Arrivano gli anni della crisi e l’attività dell’albergo segna il passo: non ci sono più le famiglie che possono permettersi lunghi soggiorni estivi, si diffonde una clientela russa che alloggia in alberghi a cinque stelle lontani dalla cultura e dalla storia versiliese.
Silvio decide di vendere, Maria Grazia non è d’accordo ma quando anche le figlie si convincono che per quell’albergo non c’è più futuro, a malincuore si rassegna.
Una sera il figlio appena diciottenne di Stefania e Lorenzo, che si chiama Silvio, si siede in giardino vicino al nonno e gli chiede di poter lavorare in albergo, fino a quando non verrà venduto, per guadagnare qualche soldo nella stagione estiva.
Quella richiesta riporta il nonno a una scena di tanti anni prima: rivede se stesso mentre chiede all’hotel London di Viareggio di poter lavorare come cameriere e acconsente.
Osserva il nipote mentre serve ai tavoli, riceve i clienti, si occupa del giardino e si accorge di quanto quel ragazzo, intraprendente e ostinato, si impegni nel lavoro e gli somigli nel carattere.
Una sera, mentre è seduto insieme al nipote in giardino, vicino al gelsomino,  Silvio gli chiede di non vendere quell’attività di famiglia.
Vuole rilevare l’albergo e gli spiega che intende rinnovarlo rispettando la tradizione che rappresenta.
Il nonno gli promette che rifletterà su quella richiesta.
Ne parla con Stefania, Manuela, Lorenzo e  Maria Grazia.
Tutti sono contrari, pensano che un ragazzo così giovane non potrà risollevare  le sorti di un albergo così grande.
Soltanto la nonna, Maria Grazia, si pronuncia a favore, conosce il nipote e sa quanto sia simile al nonno.
Il giorno dopo Silvio chiama il nipote e gli comunica che gli cederà l’attività.
Il ragazzo è felice e spaventato, ora dovrà dimostrare che è capace.
Tra lo stupore degli altri familiari si mette subito al lavoro: crea un sito internet  per promuovere l’albergo, punta sulla cucina tradizionale versiliese: “ tordelli”, zuppe toscane, cene estive a bordo piscina con il pesce eccellente che proviene dalla vicina Viareggio. Cambia il menù da fisso, come si usava negli alberghi di un tempo, a menù alla carta. La mattina a colazione serve una varietà di torte fatte in casa da Maria Grazia: torta di mele, di pere, al cioccolato, crostate di frutta.
Si fa aiutare dal fratello più piccolo, Gabriele che, entusiasta di imparare il mestiere di famiglia, si dedica alla portineria, alla sala del ristorante, alla cura del giardino e a ogni altra attività dell’albergo.
Le prenotazioni raddoppiano e poi triplicano.
Arrivano clienti da tutte le regioni d’Italia e stranieri in cerca delle tradizioni, della Versilia che rischia di sparire, di essere inghiottita dai lussuosi alberghi senza identità e dai negozi scintillanti di fama internazionale del centro.
Silvio progetta di aprire un ristorante esterno a bordo piscina, un nuovo arredamento per le camere, non si ferma mai, vuole realizzare il suo progetto.
La sera, quando l’ultimo cliente è salito in camera esce in giardino, si siede vicino al gelsomino e programma il lavoro per il giorno seguente.
Maria Grazia dalla finestra lo guarda e sorride.
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