La regalità di Palazzo Bonaparte apre le porte ai maestri dell’Impressionismo

La regalità di Palazzo Bonaparte apre le porte ai maestri dell’Impressionismo

Impressionisti Segreti è il titolo della mostra visitabile fino all’8 marzo 2020 nella sede di Palazzo Bonaparte a Roma, la storica dimora di Maria Letizia Ramolino, madre di Napoleone Bonaparte, che la acquistò nel 1818 e dove trascorse gli ultimi venti anni della sua vita fino alla morte nel 1836. Nelle stanze che noi oggi visitiamo visse il suo dolore alla notizia della morte del figlio dopo l’esilio sull’isola di Sant’Elena.

La mostra è a cura di Claire Durand-Ruel, discendente di Paul Durand-Ruel, il primo sostenitore delle prime esposizioni impressioniste, e Marianne Mathieu, direttrice del Musée Marmottan di Parigi, già curatrice nel 2017 della mostra dedicata a Claude Monet presso l’Ala Brasini del Complesso del Vittoriano.

La mostra è prodotta dal Gruppo Arthemisia insieme a Generali Valore Cultura, patrocinata dall’Ambasciata di Francia, dal MIBACT e dalla Regione Lazio in collaborazione con la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

La mostra ha inizio salendo al primo piano, laddove sono ubicate quelle che un tempo furono le stanze nobiliari. Qui Napoleone è raffigurato come Marte pacificatore in una statua imponente, che è una copia dell’originale in marmo opera di Antonio Canova; l’originale fu donato, infatti, dalla Corona britannica al Duca di Wellington, Arthur Wellesley, il vincitore di Napoleone nella battaglia di Waterloo. Ora la statua è custodita all’Apsley House di Londra e fa parte, appunto, della Wellington Collection.

Napoleone come Marte pacificatore

In questa cornice regale la mostra Impressionisti Segreti consente di ammirare all’incirca 50 opere, che fanno parte di collezioni private e difficilmente accessibili al grande pubblico. Si tratta di opere dei grandi maestri dell’Impressionismo come Monet, Renoir, Cézanne, Pissarro, Sisley, Caillebotte, Morisot, Gonzalès fino agli esponenti del Neoimpressionismo come Signac, Van Rysselberghe e Cross.

Il 1874 fu l’anno della prima esposizione impressionista nello studio del fotografo Nadar. Il tratto che contraddistinse il movimento impressionista ai suoi esordi fu la predilezione per la pittura en plein air, la pittura all’aperto, posando il cavalletto direttamente davanti all’oggetto da dipingere, prediligendo paesaggi e focalizzando l’attenzione sullo studio della luce, dei suoi effetti sulle superfici di ogni tipo, comprese le superfici d’acqua come mari o fiumi, cercando di cogliere tramite i colori le variazioni causate dagli agenti atmosferici quali pioggia, nebbia o neve. Così nascono successivamente le serie di quadri dedicate allo stesso paesaggio, allo stesso oggetto, però colto alle diverse ore del giorno e nei diversi momenti della giornata, dal tramonto all’alba.

Alfred Sisley, La strada del Coeur Volant a Louveciennes

Paesaggisti

È ai paesaggisti che sono dedicate le prime stanze della mostra. Possiamo ammirare quadri come Il Frutteto di Claude Monet, dipinto negli anni del soggiorno ad Argenteuil tra il 1871 e il 1878. I rapidi e frammentati colpi di pennello sembrano quasi creare la percezione del vento che soffia tra le foglie. Più avanti si incontrerà anche Meli in fiore in riva all’acqua, appartenente ad un periodo successivo della produzione di Monet. Idealmente il pittore si immagina immerso tra le fronde dell’albero, questa totale compenetrazione con la natura anticipa le tele delle ninfee del periodo di Giverny e degli ultimi trent’anni di vita di Monet.

Figura fondamentale per la crescita dell’Impressionismo in qualità di mecenate e sostenitore è Gustave Caillebotte, di cui è possibile ammirare l’opera Una strada a Napoli. L’inquadratura e la luce intensa mettono in risalto l’oggetto del dipinto, ossia la strada che splende di un colore bianco acceso, con alle spalle le forme del Vesuvio. La presenza del pittore è ironicamente segnalata dal fatto che dalla carrozza sporge una tela bianca.

Camille Pissarro, Il grande noce di Eragny

Di Camille Pissarro colpiscono alcuni quadri che potremmo definire quasi “opere in verde”. Ci riferiamo a La siesta a Eragny e Il grande noce di Eragny e ancora I grandi faggi di Varengeville. Per Pissarro è importante la ricerca di un rapporto intimo con la natura, fonte indiscussa di ispirazione pittorica. Ne La siesta ad Eragny la composizione è equilibrata, senza tradire alcuna fugacità, con uno sviluppo orizzontale che conferisce un effetto quasi panoramico al quadro. Gli abbinamenti cromatici sono accuratamente scelti per esaltare la luce, tra le tonalità verdi dell’erba che si mescolano progressivamente alle tonalità del giallo man mano che ci si avvicina al covone in primo piano. Si possono notare già in Pissarro dei punti di contatto con i successivi esiti neoimpressionisti del puntinismo di Seurat.

Camille Pissarro, La siesta a Eragny

Le donne della mostra

Eva Gonzalès e Berthe Morisot, entrambe avvicinatesi alla corrente impressionista a seguito dell’incontro con Edouard Manet, di cui furono entrambe allieve non senza inimicizie e ostilità reciproche e dal quale furono più volte ritratte. Nell’opera Davanti alla Psiche della Morisot colpisce la totale assenza di dettagli nel volto e l’incongruenza tra la posa della donna e quella riflessa allo specchio. Il senso che si cela dietro questi elementi di disarmonia è racchiuso nelle parole della stessa artista, secondo la quale la pittura è innanzitutto artificio.

Berthe Morisot, Davanti alla Psiche

Pierre Auguste Renoir

A Pierre Auguste Renoir è dedicata una sala intera, ma la sua presenza è anticipata da alcuni dipinti che rientrano nel genere paesaggista. La sezione dedicata interamente a Renoir, invece, lo vede protagonista come pittore di figure, in particolare della figura femminile e delle figure infantili. In Fanciulle in riva al mare, che ricorda nel tema Le Grandi Bagnanti di Cezanne, la presenza femminile sottrae la natura ad un’atmosfera quasi onirica. La luce solare collega questo quadro alla dimensione dell’Impressionismo, ma non al periodo di Argenteuil, durante il quale Renoir era fortemente influenzato da Monet. La brillantezza dei nastri rossi tra i capelli delle figure di questo quadro si ritrova nella vivacità delle gote rosse dei figli di Martial Caillebotte, fratello del pittore, ritratti da Renoir nel quadro esposto (I figli di Martial Caillebotte), che testimonia un progressivo allontanamento dal puro Impressionismo.

Pierre Auguste Renoir, Fanciulle in riva al mare

Neoimpressionismo

La mostra si conclude con il riferimento alla corrente che nacque a seguito della vicenda impressionista, il Neoimpressionismo, il cui punto di riferimento teorico è Georges Seurat. Anche conosciuto come Puntinismo o Divisionismo, questa corrente pittorica si fonda sulla scomposizione: piccoli punti di colore giustapposti nel giusto rapporto possono essere ricostruiti dall’occhio umano e visualizzati come un’unità cromatica.

Da Seurat la corrente viene sviluppata da Paul Signac, che si impegna a diffondere la tecnica del maestro. In Vele e Pini Signac sembra avvicinarsi alle soglie del fauvismo e la sua pittura sembra voler mettere in dubbio il concetto stesso di rappresentazione pittorica.

Fortemente influenzato da Seurat e Signac è Henri Edmond Cross, di cui possiamo ammirare l’opera Gli Escursionisti, in cui la tecnica divisionista assume i tratti dello stile del mosaico e in cui traspare un ideale di armonia tra uomo e natura e una disposizione classica delle figure all’interno dello spazio; a seguire Paesaggio con Capre, in cui si può notare come i punti di divisione di Cross siano maggiori di quelli di Seurat, di forma irregolare e disposti in modo asistematico.

Henri Edmond Cross, Paesaggio con capre

Tra le nuove tendenze si afferma anche Théo Van Rysselberghe, di cui possiamo ammirare Ritratto della violinista Irma Sèthe, un quadro davvero imponente per la sua grandezza, la cui composizione interna è resa dinamica da alcuni dettagli, quali l’acconciatura scomposta dell’artista, l’ombra riflessa sul pavimento del suo vestito e la poltrona in secondo piano dove è seduta una persona solo in parte visibile.

Théo Van Rysselberghe, Ritratto della violinista Irma Sèthe

La mostra è un effettivo excursus storico e artistico sull’Impressionismo, che consente al visitatore di seguire dettagliatamente lo sviluppo interno dell’esposizione con didascalie accurate e il supporto dell’audioguida. Complice gli spazi ampi e il numero tutto sommato ristretto di opere esposte, quello che ne risulta è una visita che riesce a coinvolgere il visitatore, lasciandolo sostare davanti ad ogni quadro il tempo che egli ritiene giusto per sé. Una mostra per chi ha tempo di prendersi del tempo, esattamente al modo degli Impressionisti e della loro pittura che richiedeva il tempo dell’osservazione.

Impressionisti Segreti
Palazzo Bonaparte, Piazza Venezia 5, Roma
Orari: lunedì-venerdì 9-19; sabato e domenica 9-21
(la biglietteria chiude un’ora prima)
Biglietti: intero 15 euro; ridotto 13 euro
Info: 06 8715111
www.mostrepalazzobonaparte.it

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