Ultimi giorni per ammirare la collezione di Vittorio Sgarbi al Castello di Caldes

Ultimi giorni per ammirare la collezione di Vittorio Sgarbi al Castello di Caldes

Nel 1984 il San Domenico di Niccolò dell’Arca, acquistato nella bottega di un antiquario romano, entra nell’appena avviata collezione della casa di famiglia a Ro Ferrarese.

Credo che non ne discussi il prezzo, pagai e me ne andai euforico…l’anno dopo la caccia si intensificò con la cattura di una Madonna con il Bambino e Santa Caterina, invenzione rara di Johannes Hispanu…tutto ciò che ho desiderato, ho trovato, con una soddisfazione che la ricchezza non può dare”.

Lo racconta Vittorio Sgarbi nel ricco catalogo, edito da La Nave di Teseo di cui la sorella Elisabetta Sgarbi è direttore generale ed editoriale, che accompagna la mostra in corso fino al 3 novembre al Castel Caldes, all’imbocco della Val di Sole, “La Collezione Cavallini Sgarbi. Da Niccolò dell’Arca a Francesco Hayez”.

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Ottanta opere acquistate dal critico d’arte e da sua madre Caterina Cavallini, frutto di quarant’anni di appassionata ricerca tra gli antiquari italiani e le aste internazionali, che attestano la straordinaria complicità tra i due. La mostra, inaugurata lo scorso 6 giugno nel castello acquistato nel 1981 dalla Provincia Autonoma di Trento e dal 2014 inserito nel circuito museale del Castello del Buonconsiglio, è stata l’evento clou di quest’estate in Val di Sole e si appresta a essere goduta in condizioni ottimali ora che i grandi afflussi di visitatori sono terminati.

La Collezione Cavallini Sgarbi.

Negli anni Ottanta prende avvio l’idea di una grande collezione che si farà sempre più ricercata ed entusiasmante e cambierà la vita di mamma Rina, già avvezza alle aste da giovane quando il padre costruttore edile la spediva su e giù per l’Italia ad accaparrarsi gli appalti. Più tardi, quando la passione del figlio per l’arte si farà da teorica a concreta, tornerà a frequentare battitori e vendite all’asta e a sottrarre, a forza di rilanci, le opere migliori ai collezionisti. Per questa esposizione i dipinti e le sculture hanno lasciato la casa di Ro, dove “posate, appese, appoggiate, sono parte della nostra famiglia. Ci parlano e ci guardano crescere da anni, e noi le guardiamo da anni”, scrive Elisabetta Sgarbi.  Sono una piccola parte dell’intera collezione che vanta migliaia di opere.

L’ottimo allestimento di Caldes, che lascia scoperte le decorazioni castellane cinquecentesche, inizia con il busto di San Domenico plasmato in terracotta nel 1474 da Niccolò dell’Arca, per Sgarbi il più grande scultore del Quattrocento italiano. Molti i soggetti religiosi, le pale d’altare, le Madonne col Bambino, le sacre famiglie, fra le quali è insolita quella di Carlo Bonomi del 1615, che siede i protagonisti a una tavola domestica nella quale Gesù con gesto infantile imbocca il padre.

San Domenico, Niccolò dell’Arca, 1474

Tra i volti seicenteschi risalta la spontanea naturalezza del cardinale Giulio Spinola avvicinata alla bonaria meditativa del cardinale Giovan Francesco Ginetti, entrambi di Giovan Battista Gaulli, detto il Baciccio. Il languore di Cleopatra di Artemisia Gentileschi è accostato alla teatralità di Cleopatra di Giusto Fiammingo.  La ritrattistica si avvale delle firme di Lorenzo Lotto, del Guercino, di Philippe de Champaigne, di Nicolas Régnier, di Francesco Hayez presente con il volto intenso dell’ingegnere Giuseppe Clerici del 1875.

La Collezione Cavallini Sgarbi

Tra le sculture, la commovente immagine del Cristo passo di Agostino de Fondulis e del Cristo Salvatore di Matteo Civitali entrambi della fine del ‘400, i ritratti marmorei dei due fratelli Giovanni Bonaventura e Pompeo Neri Badia di Giovanni Antonio Cybei del 1772 e quelli neoclassici di Lorenzo Bartolini e Raimondo Trentanove. Chiude l’esposizione un aggiuntivo omaggio di Sgarbi alla Val di Sole: il suo dipinto di Paolo Vallorz nato proprio a Caldes nel 1931.

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