Anni Venti in Italia. L’età dell’incertezza

Anni Venti in Italia. L’età dell’incertezza

Anni Venti in Italia. L’età dell’incertezza. Il titolo della mostra curata dal provato binomio FochessatiFranzone non lascia dubbi ed esprime perfettamente la sensazione che quel particolare periodo esista nel nostro immaginario come una fragile parentesi tra i due conflitti mondiali che sconvolsero l’umanità nel secolo scorso.

L’euforia della Belle Epoque, la ricchezza dei primi anni del Novecento sottolineata dal lancio sul mercato dell’automobile, i cui primi vagiti risalivano al 1886 ad opera di Karl Benz, così come il miracolo della pellicola con le sale cinematografiche che si moltiplicavano rapidamente, le comodità del vivere nel quotidiano, dal riscaldamento all’acqua corrente nelle case, le città che sconfiggevano il buio…la grande illusione di iniziare un libro nuovo nella storia dell’umanità. Tutto si infranse nel 1914 e lungi dal risolvere gli equilibri con la voce delle armi, l’orrore si ripresentò nel 1939 solo vent’anni dopo la fine della Grande Guerra.

Gli artisti, come sempre cartina di tornasole della propria epoca, metabolizzarono le atrocità e la pena che ne conseguì creandosi una realtà alternativa. Si rifugiarono nei valori della classicità e diedero vita ad una ricerca che, in seguito, verrà chiamata “realismo magico”, codificazione che ideò Franz Roh nel 1925, esprimendo così il dialogo tra l’arte pittorica realista e una visione surrealista.

Rassegnazione e impotenza traspaiono dai quadri di questo periodo che lascia poco o nullo spazio alla speranza. Anche Pinocchio il famoso burattino ne fa le spese, raffigurato come un mutilato di guerra a cui pietosamente veniva restituita una realtà fatta di “pezzi di ricambio” per sopravvivere. Sconforto e impotenza di fronte all’idiozia della guerra traspaiono in maniera struggente dalle raffigurazioni di quegli anni.

Gino Severini, Maternità

Genova accoglie oltre 100 opere negli appartamenti del Doge. Dipinti, sculture e arredi compongono il grande affresco realizzato dai curatori con i protagonisti di quel decennio, da Sexto Canegallo a Carlo CarràFelice Casorati, Galileo Chini, Giorgio de Chirico, Fortunato Depero, Achille Funi, Virgilio Guidi, Alberto Martini, Arturo Martini, Fausto Pirandello, Enrico Prampolini, Alberto Savinio, Scipione, Gino Severini, Mario Sironi, Adolfo Wildt.

Il visitatore è accolto da una serie di ritratti che lo invitano nella buona società dell’epoca, che trovava un suo porto più consolante nella classicità che entra in dialogo con il contemporaneo. Importante il capitolo dedicato alla sorgente consapevolezza dell’autonomia e dell’indipendenza della figura femminile, un fenomeno legato alla necessità di sostituire gli uomini nel quotidiano.

Arazzo-Fortunato Depero

La mostra si dipana presentando uno spaccato di quel momento, includendo musica, letteratura e cinema con numerose conferenze ed incontri a fare da corollario. Il percorso ricco e variegato vanta anche un laboratorio dove si incontrano le diverse tematiche. Si crea cosi un punto fermo in questo scenario artistico-letterario, che riflette l’inquietudine di quel decennio; il visitatore ne è parte attiva dall’inizio alla fine con una mirata attenzione ai sensi e a quello del tatto in particolare, di cui si riscopre l’importanza grazie alle sculture.

nquietudine e ansia si dissolvono alla fine del percorso espositivo grazie al capitolo dedicato all’art déco, momento che fu quasi una reazione fisiologica fatta di eleganza, lusso ed edonismo, alle macerie morali, fisiche e psichiche dovute al trauma del conflitto mondiale e della sua ricaduta nel vivere quotidiano.

Anni difficili, sofferti e contradditori, la cui inquietudine lungi dal placarsi creerà visioni tutt’altro che positive. “Guardare con le mani e provare a confrontarsi con i materiali e le forme. Una carezza, uno sfioramento che rende accessibile l’opera per tutti, utilizzando i canali sensoriali e percettivi”.

Importanti gli enti prestatori, da quelli istituzionali come la Galleria Nazionale di Roma, la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, Palazzo Pitti a Firenze, il MART di Rovereto, l’Istituto Matteucci di Viareggio, la Fondazione Il Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera, la Collezione Giuseppe Iannaccone di Milano, fino ad importanti collezioni private.

Palazzo Ducale, Piazza Matteotti 9, 16123 Genova
Tel: 0108171604
Lunedì chiuso
www.palazzoducale.genova.it

 

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