La danza rivoluzionaria di Isadora Duncan in mostra al MART di Rovereto

La danza rivoluzionaria di Isadora Duncan in mostra al MART di Rovereto

Non finisce mai di stupire il MART. Se ne sta nascosto a Rovereto, in Val d’Adige. Fuori i monti trentini, dentro l’atmosfera di New York o Parigi o Londra. L’estensione degli spazi espositivi che in totale arrivano a 5600 mq. lo colloca tra i più vasti musei europei. Il progetto dell’archistar Mario Botta posiziona questo museo di arte moderna e contemporanea arretrato rispetto al fronte strada di Corso Bettini, che in questo modo mantiene ininterrotta la sequenza dei palazzi storici sul retro dei quali una grande piazza circolare, coperta da una cupola vetrata, organizza lo spazio vuoto attorno al quale è distribuita la facciata del Mart.

Museo iperattivo: l’11 ottobre ha inaugurato la più ampia esposizione mai realizzata in Europa dedicata a Richard Artschwager, pittore e scultore statunitense esponente del Minimalismo; pochi giorni dopo, il 17 ottobre, il presidente del Mart Vittorio Sgarbi e il direttore Gianfranco Maraniello hanno presentato la prima mostra italiana dedicata alla danzatrice americana Isadora Duncan.  Una mostra che, attraverso le arti figurative, celebra la più immediata e la più palese delle arti del corpo: la danza. Una danza, quella della Ducan, rivoluzionaria come dichiara il titolo “Danzare la Rivoluzione. Isadora Duncan e le arti figurative in Italia tra Ottocento e Avanguardia” a cura di Maria Flora Giubilei e Carlo Sisi.

Arnold Genthe, Isadora Duncan studies, 1915-1918

Duncan non seguiva la danse d’école, snobbava le regole del balletto classico, tradiva la tradizione accademica, non indossava tutù e scarpette dalle punte gessate, si presentava spesso in scena a piedi nudi coperta di una tunica o veli trasparenti e, aborrendo le posizioni artificiali, si muoveva creando una danza che fluiva da movimenti liberi e spontanei, studiati nell’iconografia greca del British Museum e del Louvre. Tale ardimento innestava nel pubblico una curiosità morbosa, soprattutto quando si esibiva in Italia, un paese cattolico non abituato a tanta libertà e spregiudicatezza.

Era nata il 27 maggio 1877 a San Francisco dove iniziò a esibirsi a 18 anni accompagnata dalla madre al pianoforte; nel 1900 dette un primo recital a Londra, nello stesso anno si trasferì a Parigi dove danzava nei salotti aristocratici, ma fu il suo debutto a Monaco nel 1902 a decidere della sua fama. Tornata a Parigi danzò in un giardino in una festa in onore di Rodin, poi partì per la Grecia. Danzò a Vienna, fondò una scuola di ballo a Berlino, fece cinque tournée in Russia.

Plinio Nomellini, Isadora-Duncan parte destra del dipinto Gioia tirrena, 1914

Nel 1906 ebbe Deirdre, la prima figlia concepita con l’attore e scenografo inglese Edward Gordon Craig, nel 1910 partorì Patrick avuto dal facoltoso industriale Paris Singer, fondatore della fabbrica di macchine da cucire Singer. Il 19 aprile 1913 i suoi due bambini annegarono nella Senna assieme alla governante. L’anno dopo Isadora ebbe un altro figlio, morto appena nato, da una relazione passionale con l’artista italiano Romano Romanelli; dopo la perdita dei suoi tre figli si diede al bere e a una vita sempre più sregolata.

Nel 1922 sposò il poeta russo Sergej Esenin, che subito la tradì con uomini e donne e che tre anni dopo si tagliò le vene in un albergo di San Pietroburgo, l’operazione non ebbe successo e dovette impiccarsi il giorno dopo.

http://isadoraduncan.org/

Gli ultimi due anni di vita, Isadora li visse tra Nizza e Parigi, spesso brilla e sempre squattrinata. Uscì dalla scena nello stesso modo teatrale nel quale era vissuta: morì il 14 settembre 1927 sulla Promenade des Anglais di Nizza a bordo di una Bugatti strangolata dalla sua sciarpa impigliata in una ruota.

Affascinati da una personalità prorompente, da una danza senza paragoni e da una nuova gestualità, numerosi artisti la elessero musa ispiratrice, soprattutto gli scultori: Rodin che la evoca in un purissimo marmo bianco nella “Eve aux rocher”; Romano Romanelli che ne scolpì un ritratto in bronzo; Paolo Troubetzkoy per le sue ballerine; Libero Andreotti per le pose plastiche delle sue suonatrici e della Pleureuse.

Rodin, Eve au rocher, 1905-1910

Tante dunque le sculture in mostra ma anche dipinti, bozzetti, studi di movimenti, abiti, documenti, le sue lettere all’amica Eleonora Duse, locandine e manifesti degli spettacoli al Teatro Costanzi di Roma, al Palais du Trocadero e al Théatre Magador di Parigi dove si esibì per l’ultima volta l’8 luglio 1927.

Le nove sezioni della mostra e le centosettanta opere esposte tessono una storia intrecciata, un racconto non lineare perché articolato in varie discipline: danza, musica, pittura, scultura, letteratura, che in vari modi influenzarono la vita di una donna osannata, criticata, sfortunata, ribelle, che inventò una danza senza paragoni e che fu esclusiva interprete della liberazione del corpo femminile.

 

Danzare la Rivoluzione. Isadora Duncan e le arti figurative in Italia tra Ottocento e Avanguardia
MART di Rovereto (TN) – Corso Bettini
Orari: dal martedì alla domenica, 10:00-18:00; venerdì, 10:00-21:00
Lunedì chiuso
Intero: 11 €. Ridotto gruppi, giovani dai 15 ai 26 anni e over 65: 7 €. Biglietto famiglia: 22 €
Gratuito fino ai 14 anni e persone con disabilità.

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