BREATHLESS-SENZA RESPIRO

BREATHLESS-SENZA RESPIRO

Il vecchio continente muta il suo assetto. La Gran Bretagna lascia l’Europa. Brexit. Breathless, Senza respiro. In quelli che sono stati definiti nella ultima Biennale “tempi interessanti”, Ca’ Pesaro aumenta il carico di responsabilità esponendo artisti contemporanei Londinesi in un momento in cui gli inglesi sono in attesa, senza respiro, di sapere il loro destino.

Una mostra estremamente attuale in un momento che vive di incertezze continue, una mostra che riflette senza pietà, come solo lo specchio dell’arte sa fare, quello che siamo diventati o forse, quello in cui ci siamo trasformati.

Sedici artisti che vivono a Londra; Londra, con il suo multiculturalismo, con le sue contraddizioni, i suoi pregi e difetti, il centro più eclettico ed eccentrico del vecchio continente, è interpellata per parlare dell’oggi, un oggi dominato da progressi tecnologici inarrestabili, da perdita di valori e tradizioni, da mutamenti e mutazioni, da confronti ingombranti con il passato e con le conseguenze del libero mercato.

Ma perché proprio loro? Ma perché in una sede museale veneziana? Per marcare la vicinanza. In un momento sociale, oltre che storico, in cui è più facile allontanarsi, orgogliosamente isolarsi, l’affinità di pensiero, in un gesto, nell’arte stessa, è una sorta di magia che getta le basi per una ricerca di convivenza quasi perduta, nella quale il diverso è in realtà familiare perché ha più punti di contatto con noi di quanto potevamo supporre, lasciandoci senza respiro.

Nella serie Komodo Dragon, ad esempio, Eddie Peake riflette sulla contemporaneità intesa come perdita del contatto con l’altro, solitudine, affrontando la tematica ponendola direttamente in contatto con la sfera sessuale del piacere, in particolare con il tabù della masturbazione. Uomini completamente bianchi, monocromi, veri e propri manichini di non colore, si confondono con lo spazio che conquistano esclusivamente grazie al membro eretto. Tale slancio di piacere è fine a se stesso, non è legato ad un sentimento, ad uno slancio amoroso verso l’altro, ma si esaurisce nella solitudine, nella assenza, nella mancanza, in quello che non c’è e sembra non esserci in un futuro prossimo.

Eddie Peake, Komodo dragon 2, 2015. Plaster and steel, bonsai, wool, 76 x 71,5 x 163 cm; (base 20x100x160 cm) Courtesy Galleria Lorcan O’Neill

Così diversa questa immagine dalle statue romane di Priapo, figlio di Afrodite, dio che veniva spesso rappresentato con il membro maschile eretto per sottolineare la fecondità generatrice di continuità della gens. Ora la continuità della gens scompare per diventare mera e quasi rabbiosa e arrogante invasione spaziale, sottolineatura di un individualismo sterile, figlio del capitalismo fuori misura, frutto della aggressività latente che esso contiene, conseguenza del facile piacere senza conseguenze, della perdita di tutte quelle fragilità che ci rendono umani. Quello che ne segue, come afferma Woodlock è “forma di sofferenza generazionale, un pugno serrato o un peso sui polmoni, un senso di soffocamento”, una mancanza di respiro.

Ecco che si spiega di conseguenza il concetto di inibizione portato avanti da di Prem Sahib. In Taken By Your Equivocal Stance III (2015), felpe sportive maschili con cappuccio sono inserite in teche di vetro evocando il desiderio di tattilità che viene precluso dalla teca stessa che le racchiude, inibendo qualsiasi slancio nonostante la nostra prossimità. Così vicini eppure così distanti. Un grido soffocato e rinchiuso che ci lascia senza respiro per la frustrazione.

Prem Sahib, Taken by Your Equivocal Stance III, 2015 puffer jackets, hoodies, glass, steel, jesmonite, paint 185 x 88,5 x 69,5 cm Courtesy Galleria Lorcan O’Neill

Ecco allora che l’arte presentata a Ca’ Pesaro è un’arte che vuole sconvolgere, che vuole piacere o farsi odiare, ma non passare inosservata; ecco allora quel “senza respiro” si accompagna a molteplici significati che sfociano tutti nel sublime atto stesso della perdita di fiato, di aria necessaria per vivere. E se stessimo in realtà vivendo in questa condizione? Così abituati alla frenesia, al lavoro che inghiotte, al correre a perdifiato senza meta, da rimanere senza quel respiro, quel soffio vitale, quello che ci rende quello che siamo.

Non ci sono differenze, forse, tra l’urlo che toglie il fiato di Munch e questo rimanere senza fiato. Avviene, in entrambi i casi, una perdita; avviene, in entrambi i casi, la presa di consapevolezza della dannazione contemporanea, la mancanza di reale socialità che conduce alla progressiva estinzione di quello che Aristotele definiva “animale sociale”: noi stessi.

Breathless. Senza Respiro
Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale di Arte Moderna, Venezia, Santa Croce 2076
Orari: dal 19 ottobre al 31 ottobre 10.30-18; dal 1° novembre al 1° marzo 10.30-16.30
Fino al 1° marzo 2020. La biglietteria chiude mezz’ora prima. Chiuso il lunedì.
Biglietto: Intero € 14: Ridotto € 11,50

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