Tasse iugulatorie e negozi innegoziabili

Tasse iugulatorie e negozi innegoziabili
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Nella marea di allettanti realtà cosiddette aumentate, eccoci allo scontro con ben altre realtà non create artificialmente ma che ritroviamo un po’ più dabbasso non appena mettiamo il naso fuori casa. E già. Quelli di cui si parla nel titolo non sono negozi giuridici ma semplicemente le “botteghe” sotto casa nostra che, a spron battuto, stanno chiudendo le saracinesche l’una dopo l’altra non solo a Roma ma lungo tutta la penisola. Strangolate dalle tasse e da canoni di affitto troppo alti, la chiusura sembra purtroppo irreversibile.

Assistiamo invece al moltiplicarsi di “discount“, in maniera particolare nei quartieri periferici della città ove è più facile trovare superfici edificabili, creando presso i supermercati già esistenti la necessità di allinearsi all’offerta appetibile della concorrenza costretti alla riconversione di tutto il loro “budget”. Ciò comporta in prima battuta il riassestamento interno, con la riduzione del personale nella logica del turn-over. Ci si trova in tal modo di fronte a lunghe file, in quanto si vedranno operative soltanto due casse nei giorni di maggior lavoro e addirittura una cassa nel periodo delle vacanze estive. Stiamo a vedere cosa ci si prepara nelle settimane prenatalizie.

Evasione fiscale, che passione!

I pochi negozietti di quartiere ancora aperti faticano a rimanere inpiedi cercando di salvarsi eludendo la tracciabilità dei pagamenti con la richiesta di denaro contante. Vecchio giochino al quale siamo abituati da anni e che si chiama, inutile dirlo, evasione fiscale. Se poi si insiste nel pagamento con carta di credito, ecco aumentato l’importo della prestazione come unica via d’uscita per salvare il salvabile. Peccati veniali a fronte dei grandi evasori che, di irre e di orre, se la passano liscia. Una pur onerosa multa non alleggerisce più di tanto il loro ben fornito portafogli.

Mancanza di controlli

In definitiva, passare per una strada prima viva e operosa ed ora con due terzi dei negozi chiusi ci vede assalire dallo sconforto. Ciò nondimeno, quella strada diventerà accogliente rifugio di parcheggio autovetture che altrove non trovano posto. A proposito allora di parcheggi, si verifica inoltre in alcune zone della periferia romana che, stante le complicate e costose pratiche di rottamazione di un’auto usata presso il PRA, si lasci
l’auto da demolire in qualsiasi spazio trovato disponibile. E lì resterà per “saecula et saeculorum“.  Chi vede, chi controlla? Nessuno. Vogliamo metterci anche un “amen”? Questa la situazione del momento.

Difficoltà ad arrivare a fine mese per tutti coloro che non possono sfuggire al cappio del fisco, mentre circolano per le strade dissestate di una Capitale ai limiti della sostenibilità ambientale lussuosi e coloratissimi Suv, superaccessoriati con le più attuali tecnologie, roba da far invidia ai principi degli emirati arabi.
L’Italia è davvero così malridotta? Generalizzare è improprio e dannoso. L’economia per fortuna ancora circola, sulle spalle di una così vasta categoria di popolazione sulla quale non è qui il caso di soffermarci. Sono in realtà le contraddizioni di un mondo alla ricerca di un cambiamento, ma tuttora fermo ai vecchi schemi di una politica che per ora punta quasi esclusivamente al riciclaggio di figure che sembravano scomparse dalla scena pubblica, ma forse più valide di quelle oggi in circolazione.

Mlle IVA con la minigonna saliscendi

Intanto, nelle more del giudizio, gli economisti parlano della mancanza di una tabella o quadro programmatico che dir si voglia, dove, in prima istanza, dovrebbe figurare la previsione per un certo numero di anni circa il temuto aumento dell’IVA. Altro busillis per quanti come noi si attengono alla visione di una realtà sociale che tocchiamo con mano giorno per giorno. Mlle IVA è una signorinetta assai pericolosa che, con la sua minigonna saliscendi, ci striscia intorno seducente allo scopo di infilarsi di soppiatto nelle nostre tasche.

La luce degli innocenti

Chi vorrà illuminarci sul nostro futuro prossimo? Pensavamo a Nostradamus, se frugando nelle sue inquietanti Centurie si riuscisse a trovare qualche simbolica divinazione anche per le altalenanti avventure dei nostri ultimi lustri. Ma quali lustri! Il dovere d’informazione costringe a limitarci agli avvenimenti giorno dopo giorno, ora dopo ora, in un cruento inizio  autunnale dove – e non possiamo fare a meno di tale inciso di chiusura – c’è la vita spezzata di due giovani delle forze dell’ordine  di Trieste, ultimi ma non ultimi tra gli
onesti che vigilano sulle nostre strade.

Smettiamola di cincischiare su certe polemiche con le quali ci siamo sciacquati la bocca lungo tutta l’estate al velato scopo di coprire gli scheletri che non mancano nell’armadio di nessuno. Cerchiamo di misurare le parole che sono come sassi lanciati in uno stagno già imputridito. Pietà per chi muore in terra e in mare.  Mettiamoci sull’attenti di fronte alle memorie vere.

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