La Botanica, Leonardo e Valentino Mercati

La Botanica, Leonardo e Valentino Mercati

E venite o omini a vedere i miracoli
che per questi tali studi si scopre nella natura.

(Leonardo da Vinci, Codice Madrid I, f.6r)

 

Due righe che dicono tutto. Siamo a Firenze all’interno del mirabile Complesso di Santa Maria Novella. Qui “La Botanica e Leonardo”, uno straordinario omaggio al Genio, ideato da Valentino Mercati.

Il visitatore di questa mostra, unica nel suo genere, è accolto in una realtà stupefacente, che alterna in maniera fluida appunti originali, video interattivi, progetti delle sue invenzioni in 3D, didattica, scienza, solidi neoplatonici. Magicamente si infrange il muro del nulla in cui per la maggior parte di noi è relegato il mondo della botanica. Una visione dinamica della scienza, quella di Leonardo, inscindibile dall’arte e dalla tecnica, ricca di implicazioni e riferimenti vivi e vitali anche oggi.

Il dodecaedro, simbolo dell’universo per i Greci e i Neoplatonici rinascimentali, è anche il simbolo della mostra insieme al gelso, che Leonardo amava moltissimo. Gli altri poliedri platonici si impongono alla nostra attenzione collocati come sono nel Chiostro Grande di Santa Maria Novella e in diversi punti in Città.

Dodecaedro

Fu Luca Pacioli la causa scatenante dell’interesse di Leonardo per questa branca dello scibile. Il grande matematico gli chiese dei disegni per il “De Divina Proportione” il compendio cui stava attendendo. Di qui l’interesse per la matematica e la geometria euclidea e la sua continua meraviglia per la natura, che questa mostra riesce a trasmettere in modo egregio.

Si accede dalla splendida Chiesa di Santa Maria Novella, ricca di capolavori, dove Masaccio ci dà il benvenuto con “Le tre età dell’Uomo”, si attraversa il Chiostro Verde passando davanti al “Cappellone degli Spagnoli” fino al Chiostro Grande. Il complesso è ancora oggi miracolosamente godibile nella sua struttura originaria.

Percorriamo il loggiato che corre tutt’intorno al giardino conchiuso, in cui sono sapientemente collocati i cinque solidi che per Platone, che riprese l’insegnamento dei Pitagorici, davano corpo ai quattro elementi del cosmo: il cubo la terra, l’icosaedro l’acqua, l’ottaedro l’aria, il tetraedro il fuoco e il dodecaedro sintesi sublime della quintessenza. La prospettiva cambia continuamente avanzando e i solidi punteggiati dalle essenze schizzate dei suoi appunti danno vita ad un quadro diverso ad ogni passo.

Entriamo nel cuore di questa mostra straordinaria. La botanica godeva di un posto privilegiato nell’immenso scibile del Genio. Egli la considerava madre di tutte le cose e poneva le sue sette figure poliedriche alla base dell’ingegneria della natura. Il visitatore si muove all’interno di questo mondo evocato e vibratile, accompagnato da informazioni sintetiche ed esaurienti. L’immensa navata è un tripudio di luci e di verde grazie a vere piante, mentre sui video scorrono, specchiate per poterle leggere, le riflessioni del Genio che sappiamo scriveva da destra a sinistra.

La sua vita, i suoi maestri, i suoi committenti, la sua curiosità inesauribile e i tanti progetti si alternano ai suoi scritti. Una coerenza straordinaria che facilita l’approccio con la galassia dei suoi studi. Il suo pensiero “sistemico” – dopo cinque secoli – è la chiave per osservare, leggere e rileggere il mondo di oggi, intrecciandolo il pensiero di cinquecento anni fa con le conoscenze e le tecnologie di cui disponiamo (fra queste le scienze omiche, matematiche e bioinformatiche).

Torna l’Homo Novus come riferimento e fonte di speranza per un futuro, che implica una nuova visione del tutto e una diversa consapevolezza dei rischi che una realtà geneticamente modificata porta con sé. Il messaggio è chiaro ed invita l’umanità a tentare di definire un nuovo sistema di pensiero, che guardi e attualizzi quanto avvenne a Firenze dall’inizio del Quattrocento, quando – sotto l’egida medicea – i processi alchemici e il pensiero neoplatonico abbracciarono e nutrirono le arti, le tecnologie, le scienze, secondo una visione organica, nello stesso tempo fortemente coesa e incredibilmente varia.

E venite o omini a vedere i miracoli…

Gli ideatori di questo ricchissimo omaggio sono Fritjof Capra, Stefano Mancuso, Valentino Mercati. La mostra è promossa dal Comune di Firenze, ideata e prodotta da Aboca con il coordinamento scientifico e l’organizzazione di MUS.E.

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