Da Tiziano a Rubens. Capolavori da Anversa e da altre collezioni fiamminghe

Da Tiziano a Rubens. Capolavori da Anversa e da altre collezioni fiamminghe

Da Tiziano a Rubens. Capolavori da Anversa e da altre collezioni fiamminghe è una mostra particolare che, trasformando le stanze del doge di Palazzo Ducale in constkamers (termine che indica stanze arricchite da opere d’arte), da un lato presenta, nel medesimo tempo e nel medesimo luogo, capolavori di Tiziano, Rubens, Van Dyck e Sweerts, dall’altro promuove un territorio non ancora totalmente compreso, le Fiandre, unendo saldamente così cultura e turismo.

Questo è un percorso che, attraverso la scoperta della città di Anversa, dalla sua crescita sulle rotte commerciali per la sua affermazione fino al suo declino nel 1550 a favore di Amsterdam, ci accompagna anche al ritrovato interesse per quello che credevamo ormai per sempre lontano da casa, Venezia, e “perduto”: Ritratto di dama con la figlia e Jacopo Pesaro presentato a San Pietro da Papa Alessandro VI di Tiziano, L’angelo annuncia il martirio a Santa Caterina di Tintoretto, conosciuto come “Il Tintoretto di David Bowie”.

Jacopo Tintoretto 1519-1594 L’angelo annuncia il martirio a Santa Caterina d’Alessandria (1560–1570) Olio su tela cm 177,10 x 99,30. Collezione privata

Il Tintoretto di David Bowie” venne acquistato dalla rock star britannica nel 1987 presso la galleria Colnaghi di Bond Street a Londra, per entrare a far parte della collezione privata dell’artista comprendente opere di Sutherland, Hirst, Basquiat. Perché Bowie decise di acquistare un’opera tanto diversa da quelle che solitamente acquistava? La sua collezione era prettamente di arte contemporanea, composta dai grandi nomi che quell’arte l’avevano mutata, che l’avevano provocata, offesa, criticata e ricreata in un certo senso. Tintoretto era un’eccezione: Bowie vedeva in lui “una rock star ante litteram”: a causa della sua impertinente testardaggine Tintoretto era visto come un artista innovativo, che nella sua pennellata “sporca” e irregolare, quasi “non finita”, con il suo concetto di materia pittorica non si discostava in realtà, se non per tematica (ma a tal proposito potremmo citare Angelo ribelle di Basquiat) dal contemporaneo. Alla morte del cantante, l’opera fu venduta all’asta da Sotheby’s e acquistata da Casa di Rubens, arrivando oggi nuovamente a Venezia per questa mostra.

Un ritorno unico, aspettato e agognato con lo stesso desiderio dell’opera di Tiziano, Dama con la figlia. L’opera torna a Venezia dopo cinquecento anni ed è un dipinto incompiuto a causa della morte dell’artista. L’opera fu in seguito modificata diventando un Tobia e l’arcangelo Raffaele e rimase così come dipinto minore proveniente dalla bottega di Tiziano fino al 1948, quando, grazie a delle radiografie eseguite presso il Courtauld Institute di Londra, si scoprì il vero soggetto della tela, un possibile doppio ritratto di Milia, l’amore segreto di Tiziano, e sua figlia Emilia.

Tiziano Vecellio 1488–1576 Ritratto di dama con la figlia (1550 ca./c.) Olio su tela cm 88,30 x 80,70 Collezione privata

Ma questa è una mostra che permette anche la scoperta dell’arte fiamminga. Colpisce per la dovizia di particolari, ad esempio Natura morta di frutta con un calice à la façon de Venise di Jan Davidsz de Heem, dove la polpa del limone giallo si scontra con il sottile vetro del calice sullo sfondo, così trasparente da essere quasi impercettibile, sopraffatto nella sua innaturalità dalla vitalità della frutta colorata, rigogliosa e quasi sensuale in primo piano.

Cosa si deve aspettare, quindi, lo spettatore? Sicuramente una temporanea complessa, ricca di opere di personalità artistiche più o meno note al grande pubblico che operarono ad Anversa in particolare e nelle Fiandre in generale, si citino Rubens, Antony van Dyck, Maerten de Vos, Michelina Wautier, una sorta di Artemisia Gentileschi fiamminga; sicuramente il ritorno in patria dopo anni di assenza di artisti veneziani, del calibro di Tiziano e Tintoretto, una sorta di ritorno del figliol prodigo che si temeva per sempre perduto; sicuramente l’idea di come una città possa ottenere un ruolo realmente solido e rilevante quando diviene centro di potere e, solo e solamente, in quel contesto riuscire ad  essere in grado di esercitare influenza in ambito culturale, tematica quanto mai attuale, pensando alle vicissitudini politiche che ci stanno coinvolgendo. Infine, ma sicuramente non ultima per importanza, l’esempio tangibile di come una cosa considerata tanto effimera e a volte erroneamente superflua, come l’arte, sia in realtà strumento di notevole e smisurata efficacia per riunire in amicizia i popoli, senza la perdita di significati e significanti dati alla parola, che può essere fraintesa, mal compresa, ma mantenendo la realtà degli intenti così come dovevano essere.

 

Da Tiziano a Rubens. Capolavori da Anversa e da altre collezioni fiamminghe
fino al 1° marzo 2020,
Sale del Doge-Palazzo ducale, Venezia
Orario: tutti i giorni 8.30-19.00.
Biglietto: intero 25,00 euro (valido anche per Museo Correr, Museo Archeologico, Sala Monumentale della Biblioteca Marciana; ridotto 13,00 euro

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