Intervista a Gabrielle Goliath per il Future Generation Art Prize 2019

Intervista a Gabrielle Goliath per il Future Generation Art Prize 2019
Maksim Belousov (https://www.gabriellegoliath.com/elegy)

Future Generation Art Prize è uno degli eventi collaterali della 58° edizione de La Biennale di Venezia, May You Live in Interesting Times. L’esposizione è stata inaugurata i9 maggio 2019 nella splendida cornice di Palazzo Ca’ Tron, che dal 1972 ospita lo IUAV di Venezia (Istituto Universitario di Architettura).

La quinta edizione del Future Generation Art Prize è promossa dal PinchukArtCentre e dalla Victor Pinchuk Foundation e presenta quest’anno 21 giovani artisti con i rispettivi lavori. Il leit motif dell’esposizione è la discussione delle impressioni circa la conoscenza del futuro e porta lo spettatore a fare esperienza di diversi punti di vista: molti progettano per il futuro, altri invece semplicemente problematizzano il presente e pongono domande. Future Generation Art Prize è stata aperto al pubblico dall’11 maggio al 18 Agosto 2019 e curata da Björn Geldhof e Tatiana Kochubinska.

Durante l’esibizione è possibile osservare opere di artisti scelti tra più di 5800 candidati, inclusi la vincitrice di quest’edizione 2019, l’artista lituana Emilija Skarnulyte con il suo video scanning t1/2 e la vincitrice del Premio speciale Gabrielle Goliath dal Sud Africa con il suo lavoro This song is for…

Qui presentiamo una piccola intervista con l’artista Gabrielle Goliath (1983, Sud Africa). Per l’occasione si parla di uno sei suoi lavori, Elegy, presente durante l’apertura dell’esposizione del Future Generation Art Prize 2019. Si tratta di un’istallazione a camera nella quale sono presenti sette schermi sui quali vengono proiettati dei video. Lo spettatore che entra si trova di fronte a sette riprese continue fatte a donne scalze e vestite di nero che vocalizzano note mentre una dopo l’altra vengono davanti la telecamera per rimanervi immobili qualche istante e poi andarsene.

Il visivo accompagna l’eco delle voci che aggredisce lo spettatore e conquista la sua memoria portandola a viaggiare fino ad una cerimonia funebre antica in cui il lamento delle prefiche greche ha il volto delle protagoniste di Elegy. Un lamento malinconico che mantiene in crescendo la tensione senza scaricarla per mezzo di altri espedienti e che rimette a chi osserva tutta la responsabilità della propria sensazione, come quando si assiste ad una cerimonia o ad un rito.

Come è nata questa tua opera, Elegy?

È un lavoro a lunga scadenza, che nasce nel 2015 come una performance. Il titolo Elegy proviene dalla presenza di una preghiera che si può esperire continuamente. È una performance fatta in memoria di donne ed individui della comunità LGBTA, che hanno subito atti di genere o violenze. Quando noi pensiamo alla violenza spesso non ci rendiamo conto che questa è anonima, senza volto né nome, perciò è facile distogliere l’attenzione da questo genere di cose, perché spesso è anche troppo grande oltre ad essere ignota. Se tu invece pensi ad una persona in particolare, ad un nome in particolare o ad un volto io credo diventi un po’ più semplice da riconoscere; il mio lavoro tratta di empatia, di compassione, non importa se hai o non hai mai sofferto una violenza, ti porterà a pensarci. Inoltre, credo che questo problema oggigiorno sia considerato solo “di genere”. Viene in questo modo chiuso in una scatola e relazionato all’ambiente quando in realtà noi siamo tutti uguali e abbiamo tutti bisogno della stessa attenzione oltre al fatto che necessitiamo di parlarne e di lasciare a questo argomento spazio e voce nelle nostre conversazioni.

Parliamo del titolo “Elegy”, che in italiano significa elegia. È relazionato ad antichi rituali poetici della cultura greca o latina?

Mmm… sì, ma non direttamente. L’elegia può prendere la forma di una poesia o di una canzone. È spesso l’espressione di sofferenza e di malinconia, come avveniva nella letteratura antica. Tuttavia, l’importanza di questo lavoro è quella di dare tempo e luogo all’espressione di questi individui che sono rilegati al margine della società e soprattutto di dare loro i nomi. La cosa fondamentale è nominarli, ricordarli e invocarli. Io credo che sia molto potente come processo.

Qual è la relazione tra il tuo lavoro e lo spazio, in questo momento stiamo in un antico palazzo con delle stanze decorate. Come comunica il tuo lavoro con l’environment nel quale è inserito?

Più che con una relazione con l’ambiente credo si instauri una relazione con il pubblico. Per me è importante che il lavoro viaggi e venga visto da più persone possibili. Il mio lavoro riguarda uno di quegli argomenti che le persone pensano che accada solo in alcune parti del mondo, ma la violenza è ovunque e noi dobbiamo solo iniziare a parlarne seriamente. È importante che la gente partecipi, non mi importano le caratteristiche del luogo nel quale la mia opera è inserita. Fondamentale, come dici tu, è che la bellezza, l’aria di esteticità e l’arte ci colpiscano e ci aiutino all’approccio ad argomenti complessi dando una visione diversa da quella offertaci da altre situazioni della nostra vita.

 

English version

Future Generation Art Prize is an official and collateral event of the 58th International Art Exhibition-La Biennale di Venezia May You Live in Interesting Times. It opened his doors on 9th of May 2019 in the wonderful frame of the Venice Palazzo Ca’Tron, since 1972 location of the IUAV (Istituto Universitario di Architettura).

The 5th edition of the Prize supported by PinchukArtCentre and Victor Pinchuk Foundation presented 21 works by young artists that discussed their impressions about future knowledge leading us to suggestive experiences of their personal view. Many of those works project proposal for tomorrow or let the audience just see how young artists are posing the present as a problem. The show will be on view from 11th of May to 18th of August 2019 and it’s curated by Björn Geldhof and Tatiana Kochubinska.

During the exhibition is possible to observe materials of artists chosen from amongst 5.800 entries, included the winner of the Prize 2019, the Lithuanian artist Emilija Skarnulyte with her work t1/2 and the winner of the Special Prize Gabielle Goliath from South Africa with her This song is for…

Here I present a little interview with Gabrielle Goliath (born 1983, South Africa). We talked about one of her works named Elegy that was presented during the opening of the Future Generation Art Prize 2019. Elegy is a seven channels video installation. The audience that enters inside the room finds itself in front of a series of shooting of women barefoot and in black who keep vocalising notes. At the same time one by one comes towards the camera to staying a while in front of it and then go away. The visual dimension combines with the echo of voices that attacks the audience over. Its memory can wander till the ancient funeral ceremonies connecting the idea of wailers to the images of the women of the video.

How your work, Elegy, was born?

It is a long-term work, it’s a performative project that I started in 2015. The name elegy comes from the element of requiem that you can see each time in it. It’s performing in memory of different women or individuals of LGBTA community who has been subjected to fatal acts of gender or violence. When we think about violence, violence often it’s anonymous, faceless and nameless, and it’s very easy to look away of it because sometimes it’s so big and vast and difficult to relate to. If you think to a particular person, to a particular name or a particular face I think it becomes a little bit easier to recognise; my work is about empathy, compassion, no matter if you have suffered violence or not, it will get you start thinking about it. I think this problem nowadays become gendered. So, they are closed in a box, are related to the environment but in reality, we are all the same, we are equal, and we all need to be accorded to the same amount of attention, and we all need to think about it and living them voices and space in the conversations.

What about the title: the “elegy” means a special kind of poetry? Is it connected to the ancient ritual poetic of the greek culture?

Mmm… yes, but not directly.  Elegy can take the form of a poetry or of a song. But it’s often a song of suffering and melancholy, as it was in ancient literature. The importance of this work is to give time to these individuals who are relegated to the margins of society and above all to name them. It’s quite important to remember and invoke their name, I think it’s powerful.

What is the relationship between your work and the space, we are in an ancient palace with decorated rooms? So how does your work communicate with the environment?

I think that more than a relationship with the site there is a relationship with the audience. For me it’s important that the work travels and that is seen by many people; it’s a kind of topic that people think that such things only happens in part of the world, but violence happens in every part of the world and we just not talk about that. For me it’s important that everybody could see it, I’m not interested to the character of the site. It’s important as you said that beautiful, aesthetic, art affect us and help us to approach this difficult subject in a way that other things don’t.

 

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