Discussione sulla violenza domestica: il male che si deve raccontare

Discussione sulla violenza domestica: il male che si deve raccontare
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Parlare di violenza è già di per se stesso complesso. Il confine tra ciò che è legittimo dire (e di come lo si deve esporre) e ciò che deve essere compreso è spesso troppo sottile, tanto che chi ad oggi tira fuori il coraggio per dire ciò che sa viene spesso additato.

Se si cerca poi di parlare di violenza domestica e dunque di quel male che sembra colpire nella stragrande maggioranza dei casi le donne, allora è importante sapere scegliere bene le parole.

Come diceva Benigni nel film “La tigre e la neve”:  “Cercate bene le parole, dovete sceglierle. A volte ci vogliono otto mesi per trovare una parola. Scegliete, perché la bellezza è cominciata quando qualcuno ha cominciato a scegliere, da Adamo ed Eva”.

Scrivere a quattro mani di un argomento così attuale (ma quando in realtà non lo è stato?) e delicato è opera assai complessa, ma la scrittrice Simonetta Agnello Hornby con la partecipazione di Marina Calloni (professoressa di filosofia politica e sociale, oltre che prima direttrice di EDV Italy) ci è riuscita, colpendo al cuore con i suoi racconti.

Non un manuale, non una raccolta di esperienze, bensì un modo efficace per portare all’attenzione quelle che sono le sofferenze di donne, uomini e bambini che devono essere raccontate: si parla anche della Global Foundation for the Elimination of Domestic Violence (Edv), fondazione creata da Patricia Scotland in Inghilterra, che accoglie le vittime di violenza domestica, offrendo loro un ventaglio di assistenza medica, sociale, giuridica e di protezione, che diversamente non troverebbero (e che forse, non potrebbero trovare).

Con questo libro, le autrici cercano di portare anche in Italia una versione prima della Edv inglese, per poter creare davvero un riparo sicuro per tutti quei soggetti (indistintamente che siano uomini, donne, bambini) che vengono fisicamente e psicologicamente colpiti da una forma di violenza domestica e /o lavorativa.

Racconti italiani, stranieri, ma poco conta: quello che accomuna tutte queste persone è lo sconcertante fatto che si siano sentite violate prima di tutto nella mente (se non c’è rispetto, non può e non potrà mai esserci nessun altro sentimento), ma soprattutto nella loro fisicità, perché colpite da calci, pugni, sberle, tirate di capelli.

Quanto può ferire uno schiaffo dato da chi si ama, dunque dalla persona con cui ci si è costruiti una vita, magari una famiglia? Tanto, tantissimo, al punto da non riuscire più a guardarsi allo specchio, perché quel segno violaceo da sotto gli occhi dopo qualche giorno passa, ma quello che rimane dentro è grande e non passa più.

Quella cicatrice rimane dentro e ogni giorno diventa sempre più grande, fino ad arrivare a mangiarsi interamente la persona che l’ha ricevuta gratuitamente: perché non esiste al mondo discorso che possa parlare di “essersela andata a cercare”, o peggio ancora di “meritarsela”, nessuno deve avere il coraggio anche solo di pensare una cosa simile.

Si racconta anche delle vittime silenziose (spesso) di queste violenze domestiche, ossia i bambini: anche quando non vengono aggrediti fisicamente da uno dei due genitori (o da qualche parente prossimo), assistono senza forze a quello che loro madri spesso subiscono anche per difenderli dal medesimo trattamento.

Di come siano loro addirittura che arrivino a denunciare i padri, nonostante la tenera età e dunque della difficoltà nel capire ancora cosa sia giusto e cosa non lo sia: ma nonostante questo, a differenza di molti soggetti adulti (definibili tali solo anagraficamente), i bambini lo sanno che quello schiaffo non doveva essere dato, che quello spintone che la mamma ha ricevuto e che le ha fatto sbattere la testa contro il muro le scatenerà le lacrime più potenti.

Purtroppo non se ne parla abbastanza di questo fenomeno, ma soprattutto si fa poco per venire incontro a quelle donne che hanno bisogno del coraggio e di un aiuto per allontanarsi dai mostri con cui vivono in casa: insieme un atto di denuncia di quel male che deve essere urlato, ma anche uno strumento a disposizione delle associazioni che, anche in Italia, lottano da tempo contro questa violenza, offrendo aiuto, mezzi e protezione alle vittime.

I proventi di questo libro contribuiscono alla creazione della sezione italiana di Edv e alle attività che, attraverso la Fondazione, hanno come obiettivo l’eliminazione della violenza domestica.

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