Inge Morath è ora anche Genova a Palazzo Ducale

Inge Morath è ora anche Genova a Palazzo Ducale
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Madre lingua tedesca, anzi austriaca, imparerà a parlare francese, inglese, spagnolo, rumeno, russo, mandarino. Questo dono particolare fu alimentato, e a sua volta alimentò la passione da cui Inge Morath fu dominata tutta la vita: viaggiare e catturare immagini dell’identità dei luoghi e delle persone.

Il suo non fu certo un viaggiare mordi e fuggi, anzi prima di chiudere l’immancabile valigia amava studiare accuratamente ogni meta nei minimi dettagli fino ad assorbirne usi e linguaggi. Non solo si impadronì delle lingue europee ma anche, di russo e mandarino, una sfida quasi impossibile per noi occidentali che non possediamo la gamma delle vocalità cinesi. (Lo dico a ragion veduta perché per riuscire a dire due parole di ringraziamento a Shanghai per l’accoglienza riservata anni fa all’Artour-o, impiegai giorni tra le risate incontenibili di tutti i tassisti che mi fungevano da cavie!)

In ogni caso questa signora, da impenitente curiosa com’era, riuscí a comunicare urbi et orbi. Solo l’India a quanto pare le sfuggì e, udite udite, sfiorò a malapena l’Italia, a Venezia. Dopo la fine del conflitto mondiale lavorò per il Servizio d’Informazioni Americano come redattrice  e traduttrice.

Novella sposa del giornalista Lionel Birch si trasferisce a Londra dove, lontana dalle forti personalità della famosa Agenzia Magnum, fotografi per cui lavorava ma non come fotografa allora, e grazie a Simon Guttman, fondatore dell’agenzia fotografica Dephot, muoverà i primi passi autonomamente in questo campo.

L’esperienza londinese fu poi trasposta in una pubblicazione, iter che si compiacque di seguire  tutta la vita, e sicuramente fu causa del placet a diventare socio effettivo della Magnum, dove in precedenza era entrata solo come membro associato, fotografa tra i fotografi. Conobbe infatti a Parigi colui che divenne suo maestro e mentore, Henry Cartier Bresson, e insieme a lui David Seymour e Robert Capa, fondatori della stessa Magnum.

Collaborò con il primo a diversi reportage e da lui  assorbì il valore del “momento decisivo”. Iniziò la sua esperienza in Magnum con un reportage a Venezia in linea con la mission della famosa agenzia: immortalare l’altra faccia dei luoghi. Il suo matrimonio con Lionel Birtch naufraga molto presto e da quel momento la Morath mette le ali. Sul set del film Moulin Rouge  a Parigi diventa amica di John Huston.

Inge Morath

Di lì a poco decide di compiere un viaggio di 18 giorni senza alcuna sosta con Henry Cartier Bresson, da New York a Reno, pur di raggiungere il famoso regista, che nel frattempo si trovava sul set del film “Gli Spostati” con gli indimenticabili protagonisti Clark Gable e Marylin Monroe. Celeberrima la foto che riprende l’attrice mentre accenna dei passi di danza sotto un albero. Proprio in quest’occasione conosce Arthur Miller, che aveva allora una sofferta relazione con la mitica attrice. Il drammaturgo sposerà poi Inge da cui avrà due figli.

Nel mio cuore voglio restare una dilettante, nel senso di essere innamorata di quello che sto facendo, sempre stupita delle infinite possibilità di vedere e usare la macchina fotografica come strumento di registrazione – Inge Morath

I primi incarichi rivelano ancora una forte impronta del suo mentore, ma sottolineando la mission della Magnum, le sue foto rivelano una forte propensione al documentare l’altra faccia della luna, quella dei suoi abitanti, anche i più umili, lontani dalle luci della ribalta. Si moltiplicano i suoi saperi e ci si chiede come sia possibile che viva cosi intensamente. Sembra davvero possedere il segreto di amplificare il tempo tanto da riuscire a viaggiare, scattare le foto, allestire esposizioni, seguire le pubblicazioni, divorziare, risposarsi, mettere su famiglia, trasferirsi  di città in città per stabilirsi infine definitivamente a Roxbury, a due ore da New York.

La Spagna era una delle sue mete preferite, dove grazie alla sua dimestichezza con lo spagnolo riuscirà ad espletare il delicato incarico di fotografare Lola, la sorella di Picasso, molto restia a farsi riprendere. La padronza delle lingue fu la chiave quindi del suo successo e non arretrò di un palmo neanche di fronte  allo studio del mandarino, che affrontò in vista del debutto del cavallo di battaglia di Arthur Miller, “Morte di un commesso viaggiatore” a Pechino. I ritratti sono il fil rouge che lega ogni passo di questo suo continuo vagabondare, la sua passione per gli amici e comunque per l’umanità: Fidel Castro, Marylin, Henry Miller, John Fitzgerald KennedyAndrè MalrauxCalder.

Inge Morath

Il suo frenetico e costruttivo itinerare la portò in FranciaGermania, UK, Irlanda, Romania, Iran, Hong Kong, Giappone, Cambogia, RussiaCina, mentre Spagna e New York restano le sue mete preferite, anzi “vive“ New York come un set imprevedibile. Famosa in tutto il mondo la sua foto di un lama immortalato a bordo di un taxi. I suoi ritratti, un tema che non conosce momenti di pausa, scandiscono la storia del Novecento e il secolo breve si srotola tra i tanti suoi protagonisti, politici, artisti, studiosi, scrittori.

Tra un’escursione e l’altra trova però sempre il modo di tornare nel suo paese natale, Graz, in Austria. Qui apre un capitolo inedito distaccandosi dalla sua ricerca principe e concentrandosi su un tema che si stacca da quelli usuali, lo studio delle tracce… le tracce della monarchia austroungarica, le tracce del barocco. L’obiettivo si sofferma quindi sull’Architettura.

Inarrestabile nel cogliere gli attimi, i caratteri, l’identità, amava lanciarsi in nuovi progetti e inseguendo una sua nuova idea, un suo ennesimo progetto tra Austria e Slovenia, che la riportava nei luoghi della sua infanzia, muore all’improvviso nel 2002. La famiglia rinviene un rullino ancora da stampare con i suoi ultimi passi e da questo emozionante ritrovamento decide di far catalogare e diffondere la sua opera affidando il compito a Kurt Kaindl e a Brigitte Blüm Kaindl, suoi affezionati collaboratori.

Una mostra da non perdere.

www.palazzoducale.it.

 

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