Niedermair. Me and Fashion, 1996-2018.

Niedermair. Me and Fashion, 1996-2018.

Lo sguardo femminile. Uno sguardo gentile e al tempo stesso estremamente provocatorio che mina i capisaldi visuali e visivi di un mondo creato su archetipi maschili. Questa sfida è la personale Me and Fashion, 1996-2018, rassegna fotografica delle opere prodotte dall’artista sudtirolese Brigitte Niedermair. La Niedermair  si occupa di universo femminile da oltre venti anni immortalando, per la moda, quello che da sempre è stato un campo legato alla dimensione della donna e al suo stesso esistere, un universo racchiuso nel quale l’apparire è essere e l’essere è apparire (che, in questa personale, assume il senso più genuino del termine, quello di affacciarsi, presentarsi, mostrarsi e manifestarsi).

La mostra curata da Charlotte Cutton, curatrice di notevole fama internazionale che vanta mostre fotografiche dal Victoria e Albert Museum di Londra al LACMA di Los Angeles, affiancata dalla direzione scientifica di Gabriella Belli, da sempre interessata a ridare notevole rilievo al mondo femminile, riflette il lavoro stesso della Niedermair.

Il primo piano del museo Mocenigo, infatti, raccoglie le fotografie, permettendo allo spazio di interagire, nel suo mutarsi di ambientazione, con le opere stesse trasformando le immagini in vere e proprie delicate installazioni. L’artista stessa, infatti, ha spesso rimosso i dipinti storici del museo, facenti parte della collezione permanente della sede espositiva, sostituendoli con i suoi, portando alla riflessione, quanto mai attuale, tra identità e genere.

Gli ambienti risalenti al XVII e XVIII secolo si scontrano con una immagine di donna contemporanea (ecco, quindi, il legame con la rassegna MUVE Contemporaneo, proposta dai Musei Civici veneziani in occasione della Biennale), una donna consapevole di chi è e di cosa vuole, che non teme di mostrarsi, che rivendica gli spazi intimi ai quali per decenni è stata associata, non estromettendoli da sé ma inglobandoli, creando una donna che contiene al suo interno passato, presente e futuro.

Non sorprende, quindi, di vedere immagini piene di eleganza e seduzione che sembrano, però, provenire da una dimensione altra, in continua sospensione tra la realtà e l’immaginazione e che denotano la novità di Brigitte  Niedermair nella fotografia di moda. Il suo non è uno sguardo passivo, ma attivo, che si nutre di riferimenti provenienti chiaramente dal mondo della Storia dell’Arte e che sfociano in una sguardo femminile emergente da un sistema ancora attuale di visioni maschili.

Osservando queste opere lo spettatore potrà certamente carpire quella “gentile provocazione”, così come definita da Simona Marani, che sembra giocare ironicamente con l’universo shakespeariano del sogno ardente, che brucia e ci brucia. Ecco allora che Last Supper (M+F Girbaud Campaign 2004), criticata dalla curia romana, è l’interpretazione fotografica femminile del Cenacolo leonardesco. Donne meravigliosamente abbigliate e truccate sedute ad un tavolo dove Giuda è l’unico personaggio di schiena, l’unico a torso nudo. L’emblema del tradimento dei rapporti umani, emotivi e intimi e sacri non è la donna, la tanto denigrata peccatrice Eva, ma è qui un uomo che non mostra il suo volto e lo nasconde, come non lo mostrò Eva nel celebre dipinto di Masaccio Cacciata dal Paradiso”.

La critica simbolica prosegue attraverso un gioco di associazioni in stile tipico surrealista con opere come Wallpaper* n°216 2016, un bivalve aperto che mostra, quasi come se fosse stato violato, il suo mollusco; una immagine semplice ma erotica e dissacrante al tempo stesso per la nostra società che usa il genitale femminile a suo piacimento, senza pudore, senza rispetto, forzando molto spesso la sua apertura.

CR Fashion Book n°5 2014, 104×130,25 cm without frame

Ed ecco anche CR Fashion Book n°5 2014, una zucca dalla forma allungata, quasi una pera (secondo una tipica simbologia del fisico femminile, imbrigliata dentro una rete che se da un lato cattura l’attenzione, dall’altro mortifica la sua vera natura, mutandola, non facendo più percepire cosa sia in realtà. Un processo di mutamento e costrizione utilizzato nel mondo della moda ma anche più in generale nella società e qui palesato e rielaborato in un continuo equilibrio e disequilibrio tra sacro e profano, evidenziando i labili vocaboli di identità e di genere.

Una mostra che apre quesiti, fa storcere il naso a volte, come l’arte dovrebbe saper fare, mettere in dubbio le nostre false certezze per vedere oltre ciò che appare.


Museo di Palazzo Mocenigo. Centro Studi di Storia del Tessuto, del Costume e del Profumo 
Santa Croce 1992, Venezia 
Mostra presente fino a domenica 24 novembre 2019. Chiuso il lunedì.
Biglietti: intero 10 euro; 7,50 ridotto.

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