Sorrentino dice “Hanno tutti ragione”

Sorrentino dice “Hanno tutti ragione”
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Ci sono personaggi, che siano uomini o donne indistintamente, con cui il lettore riesce a creare un’empatia immediata: gli stessi pensieri, le stesse idee, i medesimi comportamenti.

Dunque è un attimo che chiunque sfogli il libro “entri” direttamente dentro le pagine, viva le stesse emozioni del/della protagonista, si commuova insieme a lui/lei.

Nel romanzo “Hanno tutti ragione” di Paolo Sorrentino, che approda sulla piattaforma di book streaming Storytel, questo non accade: non succede per un motivo molto semplice, ossia perché Tony Pagoda è sincero. Anzi, per dirla ancora in maniera più chiara, è sinceramente antipatico e suscita in chi lo comincia a conoscere un senso di tristezza, di rabbia e sconforto, ma anche di disagio, forte avversione alla vita, ai sentimentalismi.. o forse no.

Tony Pagoda è un cantante melodico napoletano, che ha raggiunto un discreto successo nella sua vita professionale, esibendosi nei più grandi teatri sparsi in tutto il mondo, arrivando anche al Metropolitan di New York, riuscendo a farsi apprezzare anche da Frank Sinatra in persona. Vien da sé che la popolarità, la fama, la prestanza fisica e il ruolo di cantante lo hanno portato a farsi apprezzare anche dall’universo femminile, che sembra cadere ai suoi piedi senza che lui debba compiere alcuno sforzo. La sua vita è stata costellata da mogli, amanti, donne caste e pure come spregiudicate e puttane, che sono passate nelle ore della sua vita per lasciargli un grande vuoto dentro, fatta eccezione per una solamente (come accade spesso): Beatrice, l’unica che lui abbia mai davvero amato e che dunque lo ha fatto soffrire.

Dopo anni passati in America, Tony ritorna a Napoli, nella città che lo ha visto crescere come uomo e anche come artista: in un lampo riaffiorano i ricordi legati agli amici dell’infanzia, ai sentimenti e alle donne, che puntuali tornano sempre nella sua mente. La sua età e le sue esperienze però ormai lasciano davvero poco spazio ai sentimentalismi (per non parlare del romanticismo), perché si è troppo abituato a riempire le sue giornata solamente con la sua musica, il sesso e la cocaina, che obnubila i suoi sensi ancora più del rapporto fisico e cancella solo temporaneamente quelle che sono le sofferenze e i rimpianti, che anche uno come Tony Pagoda tenta di nascondere e seppellire, non riuscendoci mai veramente e facendoli riemergere con estrema violenza.

Un protagonista cattivo, estremamente cinico e poco interessato a piacere agli, perché come lui per primo ammette “Se cominci a dare un senso alle cose, significa che stai invecchiando” e dunque perché sprecare energie preziose (le poche rimaste) per tentare di capire i comportamenti altrui? Basta interessarsi di se stessi, capire cosa ci piace e cosa invece si detesta e anche su questo Tony Pagoda ha le idee molto chiare: all’inizio del romanzo elenca in ben quattro pagine tutto quello che lui non sopporta (QUATTRO PAGINE di intolleranze vitali) per poi chiudere ammettendo che “Non sopporto niente e nessuno. Neanche me stesso. Soprattutto me stesso. Solo una cosa sopporto. La sfumatura.

Insieme a Sorrentino si unisce Toni Servillo e in fondo non poteva essere scelto miglior interprete per un romanzo come questo: al di là dell’accento napoletano che “sa di casa”, l’attore che con questa opera si unisce nuovamente con il regista, riesce pienamente a rendere il senso dei suoni che escono dalla bocca di Tony, ma anche degli altri personaggi con cui il protagonista si relaziona durante tutta la sua vita.

E che significato si può dare ad una frase così forte eppure così complessa da comprendere del tutto? Semplicemente senza farlo: questo è Paolo Sorrentino, che si lancia in questa esperienza da scrittore, riuscendo a costruire un personaggio così contorto e antipatico che spesso ti fa venire voglia di chiudere il libro con violenza, magari lanciandolo il più lontano possibile dai tuoi occhi. Però Sorrentino riesce a fartelo riprendere tra le mani perché in fondo vuoi sapere come procede la storia e il declino di questo “saggio cattivo”, che sa essere meschino e buono, infame e dedito, carnefice e vittima insieme degli ostacoli che la vita pone di fronte a ciascuno di noi, e sta solo al singolo soggetto decidere con che mezzi provare a superarli. Tony Pagoda ha scelto la cattiveria intelligente, ha scelto la cocaina, ha scelto il vizio del sesso, ha scelto la musica che lo ha sempre guidato e formato, ma che forse non è più in grado di salvarlo da se stesso.

Perché nel titolo nel libro è già racchiuso (forse) il senso dell’intero romanzo: nella vita, hanno tutti ragione.

Rebecca Cauda

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