INTERVISTA | Luciano Canfora: “Sono un Lucreziano e un Tucidideo”

INTERVISTA | Luciano Canfora: “Sono un Lucreziano e un Tucidideo”

Il protagonista dell’intervista di oggi è il filologo classico, storico e saggista italiano Luciano Canfora, autore prolifico di opere di stampo storico-politico e Professore Ordinario presso l’Università degli Studi di Bari. In occasione di un dibattito organizzato in sinergia da Taobuk e l’Università di Messina, incentrato su uno degli ultimi libri di Canfora dal titolo La scopa di Don Abbondio, edito nel 2018 dall’editore Laterza e vincitore del premio Leonida Repaci 2018 per la saggistica, abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con lui. Ecco la nostra intervista… 

Buonasera professore, iniziamo dalla politica…
Come mai nel mondo attuale c’è una sorta di sfiducia giovanile nei confronti dei partiti neocomunisti?

Buonasera, anche io mi pongo spesso questo interrogativo. Vado di frequente nelle scuole e trovo una minoranza molto attiva politicamente, ma estremamente a destra, che però, dal punto di vista storico, sa ben poco del fascismo, sebbene si identifichi in esso. La ragione del declino dall’altra parte secondo me è il crollo di un sistema durato settant’anni e che sembrava aver invece inaugurato una nuova fase della storia. La delusione che ne è scaturita è stata talmente forte che prima di ricominciare a credere in esso ci vorrà parecchio tempo.

Quali sono le tappe fondamentali che hanno segnato il suo percorso di formazione?

La mia prima esperienza politica è stata piuttosto precoce. Mi ricordo direttamente la campagna elettorale del 1953, che fu molto dura a causa di una legge elettorale pericolosa (il famoso premio di maggioranza), quindi fu una battaglia molto combattuta. Mio padre era candidato per il Partito Comunista, per cui seguivo attivamente la campagna elettorale. Poi, un altro momento importantissimo fu il 1960, cioè il tentativo del Movimento Sociale di entrare in gioco nel Governo Tambroni. Inoltre, la vicenda della Guerra d’Algeria, che è stata un punto nevralgico per tutta Europa, il Colpo di Stato in Francia, la Quinta Repubblica, meno il famoso Sessantotto, che è stata invece una febbre di costume più che un rivolgimento sociale.  

Quali letture hanno contribuito maggiormente alla sua crescita personale?

Qualche anno fa l’editore Laterza pubblicò un mio libro dal titolo “Giulio Cesare”. Qualcuno voleva tradurlo negli Stati Uniti, a cura della California University Press, molti però erano preoccupati che fosse un testo eccessivamente di stampo comunista. Quando allora mi chiesero cosa ne pensavo al riguardo, io risposi di essere un Lucreziano e un Tucidideo. Sono loro infatti i due autori che mi hanno dato veramente un impulso importante, un latino e un greco.

Infine, che consiglio si sente di dare ai giovani che intraprendono un percorso di studi storico-letterario?

Innanzitutto, io sostengo che non si possano coartare le vocazioni, per cui è assurdo cercare di allontanare i ragazzi dagli studi umanistici, perché considerati poco fruibili lavorativamente. Detto questo, io poi raccomando sempre che non si perda di vista lo studio della storia, che spesso i letterati invece ignorano completamente. Per cui, come diceva Foscolo, “Vi esorto alle storie”.

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