Quando vi renderete conto che non c’è nessuna differenza

Quando vi renderete conto che non c’è nessuna differenza
https://www.hollywoodreporter.com/live-feed/they-see-us-team-erasing-central-park-five-moniker-calling-trump-1213035

Il termine differenza viene usato malamente da sempre, perché nasce di per sé stesso con una connotazione negativa. Se lo si cerca sul dizionario, la definizione riporta alcune spiegazioni come “mancanza di identità, di somiglianza o di corrispondenza fra persone o cose che sono diverse tra loro per natura o per qualità e caratteri”. Non è certamente l’unica, ma anche le altre che si trovano riportano più o meno le stesse descrizioni.

Dunque, se il colore della mia pelle è roseo mentre il tuo è più scuro, allora c’è una differenza. Indubbiamente c’è a livello visivo, ma si deve fermare lì proprio per il suo inesistente peso. Noi esseri umani siamo definibili attraverso un quantitativo sempre più esteso di parametri, ma fondamentalmente quello che predomina su tutti è proprio quello ci definisce (alcuni propriamente, altri un po’ meno), ossia semplici esseri umani, tutti dotati degli stessi diritti e degli stessi doveri.

Una nuova produzione Netflix (arrivata sulla piattaforma a giugno) riprende proprio questo concetto e lo estende ad un caso di cronaca reale: “When they see us”, nuova serie TV crime, che riesce a portare al centro dell’attenzione del suo pubblico il tema sempre più odierno del razzismo e dell’ingiustizia. Siamo a New York, anno 1989: al centro della storia di muovono cinque ragazzini di colore di Harlem, che in una serata come tante altre si ritrovano in piccoli gruppi per tentare una forma puerile di divertimento che coinvolga anche piccoli atti di vandalismo.

Persone sbagliate nel luogo sbagliato, perché durante una di queste notti brave una donna viene aggredita sessualmente e lasciata in fin di vita, senza alcun soccorso. La polizia arriva sul luogo e decide di arrestare  cinque giovani di colore tra i 14 e i 16 anni, spinta dai motivi più sbagliati ossia quelli razziali: torchiati per ore a livello fisico e psicologico, senza la presenza di avvocati, i cinque si ritrovano ad ammettere tra di loro la colpevolezza di un reato che lampantemente gli è estraneo. Seguirà poi un lungo processo, che vedrà la stampa e buona parte della giuria dar loro contro, trattandoli come bestie, come se non avessero di fronte degli esseri umani loro pari, ma dei mostri senza faccia, tali solo per il loro colore della pelle.

La brutalità con cui vengono trattate le differenze sociali, sessuali, religiose, economiche, culturali: un caso di vita reale, che ha segnato la vita di cinque liceali, che li ha condannati ad una distruzione sempre più totalizzante delle loro vite. La serie TV cambia colori quando nelle vite di questi cinque esseri umani entrano in gioco le forze dell’ordine, che prese da un caso mediatico che si gonfia sempre di più e privi dei colpevoli, si fanno guidare dai motivi razziali, perdendo completamente di vista l’iter giudiziario corretto che dovrebbe essere seguito, indipendentemente da quale sia il colore della pelle della persona che si pensa possa aver compiuto l’omicidio, la violenza o qualsiasi altro gesto che infranga la legge.

Ma la storia non si svolge solo dentro le aule del tribunale, ma anche al di fuori, dove sono le famiglie degli indagati a giocare il ruolo più importante e più faticoso. Perché sono le loro mamme e i loro papà che si sentono rovesciare addosso le polemiche più pesanti, l’opinione pubblica costantemente distorta sui loro figli, oltre all’impotenza di fronte al potere delle forze dell’ordine che hanno messo sotto accusa i loro bambini. Il dramma degli adolescenti è quello delle madri che combattono e rilasciano dichiarazioni ai media, alla costante ricerca di un sostegno morale ed economico, non ottenendo null’altro che pregiudizi da tutti, indistintamente. Il processo stesso avrà come unico risultato quello di logorare la stessa coesione dei nuclei familiari, creando nuovi problemi e aggravando quelli già esistenti.

Perché la differenza in queste vittime non è mai esistita davvero, non è mai stata concretamente reale: eppure è diventata così forte da diventare una condanna a vita, per cinque persone innocenti.

Rebecca Cauda

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook