Next dominus. Lele Luzzati e il potere dell’aspettativa

Next dominus. Lele Luzzati e il potere dell’aspettativa

Curioso, colto, fantasioso, duttile, sognatore ma pragmatico, spiritoso, gentilissimo ma deciso, vitale, sorridente sempre, la voce sommessa, spazierà in campi diversi, tanti, mantenendo levità e freschezza in ogni sua ricerca.

La mostra Labirinto Luzzati, appena aperta a Palazzo Ducale che si ramifica in Città, riflette il suo spirito eclettico, parlando su più livelli si rivolge ai bambini ai “bambini grandi”, alle famiglie, alla didattica, al fare nello splendido spazio Lab del Teatro della Tosse.

Ci incontrammo nel 1991 per “Autostory” una mostra spiritosa a cui parteciperà volentieri e con un sorriso disarmante e la semplicità tipica di uno studente ginnasiale mi riprese subito gentilmente, dicendomi di non rivolgermi a lui come artista: “No no non sono un’artista, assolutamente, sono uno scenografo” e sottolinea “lo scenografo è un artigiano con qualche idea e qualche maestria in più”.

Lele Luzzati

 

Allora aveva già 40 anni di curriculum luminosissimo, denso di progetti, realizzazioni, riconoscimenti, ma il passato era passato, era alle spalle, nella mente e nel suo cuore viveva il presente e il futuro. La sua grande forza? considerare la vita come un susseguirsi di “opportunità”, come sottolinea Rita Cirio che lo segui e collaborò con lui. Visse così persino il suo allontanamento da Genova quando nel 1940, la famiglia lo pilotò al sicuro, allora diciassettenne a Losanna per sottrarlo alla ferocia delle leggi razziali. Ed è proprio nella ridente cittadina svizzera dove frequenta l’Ecole des Beaux Arts che ha l’opportunità di scoprire i suoi mentori Picasso e Klimt, dove conosce tutto il teatro che arrivava da Parigi, Luois Jouvet e Aldo Trionfo, con cui lavorerà poi a Genova.

Lele Luzzati

 

La sua vita si decide in quegli anni, e appena rientrato dalla Svizzera nel 1945, al Teatro Augustus a Genova e al Litta a Milano, ripropone il suo primo allestimento svizzero eseguito per il futuro teatro ebraico.
Un giovanissimo Gassmann lo chiama nel ‘50 per disegnare maschere e costumi per il Peer Gynt di ibsen, intanto collabora con le tessiture M.I.T.A. con l’architetto Gustavo Pulitzer mentre insieme a Giovanni Zoncada anche per navi quali Andrea Doria, Marco Polo, Ausonia, Leonardo da Vinci, Michelangelo. In quel periodo conosce Dario Bernazzoli, che lo inizia alla scenografia, e con cui lavorerà per anni, ma i suoi fondali al di là dei palcoscenici, verranno realizzati anche nella sala mensa dell’Azienda Municipalizzata Gas e Acqua, anticipando l’importante tematica Arte /Impresa.

Lele Luzzati

Sul finire degli anni cinquanta Giulio Gianini, promettente direttore della fotografia, lo coinvolge nei segreti dell’animazione. E quindi? Anche questa viene vissuta come opportunità che si concretizza in una nuova collaborazione, trentennale. Tra tante realizzazioni le animazioni di Mario Monicelli per il mitico film L’Armata Brancaleone. Il 1963 è un anno molto ricco, aprirà la Galleria del Deposito, che fonda insieme a Germano Celant, Costantini e altri protagonisti della scena artistica genovese, anticipa di 40 anni la body art perché mancando le stoffe, dipinge direttamente sulla pelle degli attori, i costumi di 7 armigeri di cui alle 7 di sera Franco Enriquez si accorse di avere assoluto bisogno.. ma soprattutto gli si rivela improvvisamente il mondo della musica che da allora sposa e su cui modulerà ritmi movimenti immagini e colori.

Lele Luzzati

Nascono uno dopo l’altro “La gazza ladra”, “ Il Flauto magico”, “L’ italiana in Algeri”. Ritrova Aldo Trionfo e con lui e Tonino Conte fonda nel ‘68 il Teatro della Tosse , di cui per trent’anni avrà la direzione artistica. Tante le produzioni tra cui “ Il sogno di Pinocchio” che gli varrà il premio Ubu per la scenografia nel 1995. Ė invitato nel ‘72 alla Biennale di Venezia e poco dopo si concretizza e durerà più di trent’anni il sodalizio con Glyndenbourne, il festival mozartiano nella campagna inglese con picnic negli intervalli tra le pecore e i “pieratti”, quei parallelepipedi che ruotando intorno ad un asse centrale mostrano più scene.

Lele Luzzati

La carriera procedeva inarrestabile come la sua curiosità, idem i riconoscimenti, tra i tanti Federico Fellini scrisse nel ‘74 che il Pulcinella di Gianini e Luzzati era un capolavoro, che riusciva ad esprimere “ il dramma grottesco e straziante di un uomo che vuole essere libero con tutte le sue forze”. Gli incarichi si susseguono ma incredibilmente riesce a cogliere tutte le opportunità.

Lele Luzzati

Dopo la laurea honoris causa in Architettura all’Università di Genova nel ‘92, è la volta della mostra Emanuele Luzzati scenografo “ curata da Sergio Noberini, al Centre Pompidou che sarà la prima presa di coscienza della città sulla statura di Luzzati. Tante le tappe importanti, cito solo Mozart di Luzzati nella casa del compositore a Salisburgo e l’apertura con lo stesso tema del suo museo permanente a Porta Siberia, l’officina laboratorio come amava chiamarlo.

Lele Luzzati

La chiusura dopo quasi vent’anni lasciò il posto ad una grande maliconia ma lo spirito di Luzzati vive e ci presenta una nuova opportunità o almeno così la vivrebbe Lele. Prende corpo la Fondazione Luzzati. Grazie a Sergio Noberini che ha seguito il suo lavoro negli ultimi vent’anni, si pensa ad una grande mostra con un duplice scopo: il primo, razionalizzare l’immenso patrimonio che ci ha lasciato. Il secondo, creare i presupposti perché possa vivere la Fondazione Luzzati in modo che possa continuare ad essere patrimonio di tutti il grande messaggio morale, di vita e la incredibile quantità di scene, costumi, racconti, collages, libri, disegni animati, ceramiche, pitture, pastelli, arazzi, bozzetti, scene maschere disegni, tutte le opere di questo maestro, una guida formidabile per grandi e piccini e soprattutto i giovani.

Lele Luzzati

Non è difficile intuire il perché del titolo della mostra, “Labirinto Luzzati” dato il forte rischio di perdersi in tutta questa esuberante produzione.

Lele Luzzati

La mostra è diffusa, appuntamenti e visite guidate pilotano i visitatori accolti al Ducale da Papageno e la Regina della notte trionfali sui basamenti ai lati della scalinata settecentesca, ai prosegue al Teatro della Tosse, al laboratorio e ai Giardini Luzzati, e soprattutto nei prossimi mesi, la mostra dura fino a novembre, si potrà individuare un percorso percorribile per la salute della neonata Fondazione e una sede adeguata.

Lele Luzzati

Coinvolte tutte le istituzioni e il Mibac, in collaborazione con io DAD Dipartimento Architettura e Design, oltre a sostenitori di grande prestigiosa come Centrale del Latte Rapallo,

Orari mar-ven 15/19
Sab e dom 11/19.00
Lun chiuso
Tel 0108171604

Lele Luzzati

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