Il social network della lettura sbarca a Torino

Il social network della lettura sbarca a Torino
http://www.pionero.it/2014/03/12/mondadori-acquista-anobii-finalmente-un-senso-per-leditoria-digitale-non-sappiamo-quale-ma-almeno-ce/

La purezza di ciascuna cosa risiede nella sua stessa natura.

Quando questa viene presa, stravolta, ribaltata, modificata (anche solo mediante dei tentativi fallimentari), allora quello stesso elemento da cui si è partiti perde una parte della sua limpidezza.

La realtà dei fatti risiede in questo semplice concetto, anche se risulta costante la volontà di voler sconvolgere il naturale equilibrio di quelle cose che vengono prese e spesso con violenza scaraventate in un universo che non appartiene loro e nel quale tramite nessuna modalità potranno mai adeguarsi.

Ma la natura spesso ci viene incontro, molto di frequente ci presenta delle soluzioni che non si potrebbero nemmeno tenere in considerazione: questo capita perché le cose cambiano, i tempi si rincorrono l’uno dietro l’altro e noi esseri umani non riusciamo a stargli dietro.

Le arti si sono evolute fino ad un certo punto insieme all’uomo, ma poi hanno dato un’improvvisa accelerata e hanno superato i mutamenti del genere umano per passare loro davanti e far sì che non si potesse più tenere il loro stesso passo.

La letteratura ad esempio è sbarcata sui social network: all’inizio con estrema fatica, sgomitando in mezzo al mare delle mille offerte che il mondo online può offrire agli utenti e creandosi una spazio piccolo piccolo.

Con il passare del tempo però sono stati sviluppati dei social network interamente dedicati al mondo della lettura e della letteratura: delle grandissimi biblioteche/librerie online, in cui crearsi un proprio profilo, scambiare opinioni e pareri con gli altri utenti, scoprire le ultimissime novità, scovare libri rari e curiosità sull’universo Libro.

Anobii è stato uno dei primi ad essere stato creato e lanciato in rete, dove ha ottenuto subito un grande successo: nato nel 2006 ad Hong Kong, si è diffuso negli anni in 13 lingue diverse (tra cui l’italiano), riuscendo a classificare una quantità elevatissima di libri. Originale a partire già dal suo nome: Anobii infatti prende spunto del termine Anobium punctatum ossia “il tarlo della carta”, un modo scherzoso per definire chi passa molto tempo sui libri.

Ma adesso c’è aria di nuovi cambiamenti anche per questa piccola realtà online: dal 2014 infatti Anobii era di proprietà del gruppo Mondadori, ma dal 30 maggio di quest’anno è stata acquisita da Ovolab, società torinese per lo sviluppo dei software. Perché poi anche i numeri hanno la loro importanza, stiamo parlando di un social network dei libri che vanta circa un milione di utenti attivi (e quando si parla di scambio di opinioni, l’attivismo raggiunge soglie di un certo livello), di cui circa il 40% italiani e di più di settemila nuovi libri che ogni giorno si aggiungono alla già ricchissima lista di titoli presenti su Anobii stesso.

Il libro rimane quindi pur sempre un oggetto, pieno di una sua fisicità che non può essere sostituita in nessuna maniera: la sensazione tattile del palmo della mano contro il foglio di carta stampato e pieno di parole che aspettano solamente di essere lette non ha paragoni e soprattutto non può essere essere cambiata con alcuna variante. Rimane però pur sempre vero che anche questo oggetto come molti altri può fare da ponte di collegamento nei rapporti umani: quanto si può imparare scambiando idee e opinioni con gli altri? Quanto si può apprendere schiudendo la mente alle idee altrui?

I social network come Anobii servono proprio a questo, dunque hanno una nobile causa che ogni tanto viene un po’ eclissata da tutte le brutture di cui il mondo è pieno, ma che se messa in risalto sa essere formativa, istruttiva, vitale. La società torinese nata nel 2002 da un piccolo gruppo di programmatori vuole proprio servire questa causa, cercando di rimettere a nuovo Anobii, riconquistando gli utenti perduti e attirandone di nuovi, per creare una community sempre più ricca, sempre più grande, coinvolgendo non soltanto i lettori (che rappresentano ovviamente la fetta più grossa di questa realtà), ma anche editori, scrittori e piccole case editrici indipendenti (che per definizione sbagliata sono quelle meno conosciute).

L’idea è dunque quella in definitiva di creare una vera realtà virtuale a servizio completo del mondo della letteratura, che spesso fatica ad approdare nel web per barriere concretamente mentali e non fisiche. Dare spazio ai libri, alla lettura, allo scambio costruttivo di opinioni, alla (ri)scoperta di una realtà che ha avuto, ha e sempre avrà un potenziale enorme.

Rebecca Cauda

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