Baia e i fasti dell’antica Roma: “Nullus in orbe sinus Bais praelucet amoenis”

Baia e i fasti dell’antica Roma: “Nullus in orbe sinus Bais praelucet amoenis”

Nessun golfo al mondo risplende più dell’amena Baia

L’antica Puteoli famoso e cruciale porto dove in epoca romana giungevano le navi dalla Grecia e dalla Spagna cariche di anfore di olio e vino, ma anche il grano dalla Sardegna e dall’Egitto, è a poca distanza. L’anfiteatro di Pozzuoli costruito ad arte, ancora oggi in piedi, è testimone dell’importanza raggiunta, in epoca imperiale, dal golfo solcato dalla flotta che stazionava a Capo Miseno.

E da questo golfo si mosse nell’estate del 79 d.C. l’ammiraglio Plinio il Vecchio per portare, invano, aiuti alle popolazioni di Pompei, Ercolano, Stabia e alle altre città situate a ridosso del Vesuvio in eruzione.

Ma questi luoghi erano anche il rifugio degli eccessi e dei vizi lontani da Roma: a Baia tutto era concesso, la caotica cittadina flegrea era un vero e proprio albergo di tanti piaceri.

Nella società romana la donna era scarsamente considerata tant’è che e in particolare a Baia, fu coniato uno sprezzante, e pesantissimo neologismo: ambubajae. Con questo termine si definivano le suonatrici, le danzatrici e le donne dai facili costumi. Per il poeta Orazio esse rappresentavano la corporazione delle baiadere (Ambubaiarum collegia).

Per Cicerone Baia era luogo di “piaceri, amori e tradimenti”,  per Properzio di “dannazione”, per Marziale di “perdizione” e per Seneca “vizio”.

E se per il sommo Orazio: ”Nessun golfo al Mondo era bello quanto quello dell’amena Baia”, Cicerone, riprendendolo, menzionava Clodia, una donna certamente dai facili costumi, chiosando che: “Tutti coloro che parlano di Clodia hanno sulla bocca piaceri, amori, adulteri, Baia, spiagge, banchetti, orge, canti, concerti, gite in barca”.

Evidentemente, per il moralista Cicerone era talmente scandaloso quanto succedeva a Baia, da spingerlo a chiedersi: “Se è lecito e non è proibito… difendere uno che abbia visto Baia”. E Seneca scrive: “è una città che si deve evitare, quantunque abbia alcuni pregi naturali, perché sembra che la dissolutezza l’abbia scelta per frequentarla”.

Il tempo ha cancellato e lasciato tante testimonianze dei fasti passati, il bradisismo ha portato con sè sotto il mare parte della città. Immergersi davanti a Punta Epitaffio vuol dire nuotare tra le statue del ninfeo dell’imperatore Claudio –  anche quella di una bambina, una delle figlie morta in tenera età – e poi tra i resti della strada lastricata, basta muovere la sabbia con la mano per far affiorare i geometrici disegni dei mosaici e dei marmi sui quali nuotano castagnole, donzelle e saraghi.

Il nome Baia si spiega da solo, però secondo la leggenda deriva da Baios, nocchiero di Ulisse, che vi morì e fu seppellito qui dall’eroe greco. E nello splendido Museo Archeologico, custodito nel Castello Aragonese, che domina il golfo, sono conservati preziosi reperti rinvenuti sul territorio, secoli di storia, di sala in sala, raccontano l’avvicendarsi di popoli ed eventi che ci raccontano lo scorrere del tempo tra terra e mare.

FdA

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