Per la prima volta in Italia una retrospettiva di Arshile Gorky percorre tutta la carriera dell’artista armeno naturalizzato statunitense

Per la prima volta in Italia una retrospettiva di Arshile Gorky percorre tutta la carriera dell’artista armeno naturalizzato statunitense

Arshile Gorky fu un artista straordinario, rappresentò un ponte tra la storia dell’arte europea e la nascente cultura americana. Eppure in Italia rimane una personalità sconosciuta, alla quale Ca’ Pesaro dedica la prima completa retrospettiva in suolo nazionale, un progetto inseguito per anni e pensato, voluto e progettato dalla direttrice dei Musei Civici di Venezia Gabriella Belli, curatrice della mostra con Edith Devaney curatrice alla Royal Academy of Arts di Londra.

La conoscenza di Gorky in Italia, dopo la sua morte nel 1948, avvenne proprio a Venezia tramite le prime Biennali, quella del ’48 e quella del 1962 dove furono esposte 43 opere dell’artista americano. A capirne l’importanza e la grandezza furono per primi Afro e Toti Scialoja che frequentarono l’ambiente newyorkese e furono affascinati dalla sua pittura innovativa e personale, la quale diede possibilità e potenzialità a tutti gi artisti di andare oltre il suo progetto artistico.

Arshile Gorky nacque in Armenia il 15 aprile 1904, il suo vero nome fu Vostanig Manoug Adoian, a 11 anni sfuggì al genocidio armeno da parte dei Turchi, conoscendo la paura e la fame. Con una marcia avventurosa scappò con la famiglia nel Caucaso e dopo la morte della madre nel 1920 s’imbarcò con la sorella e arrivò negli Stati Uniti dove già viveva il padre.  Studiò a Boston e nel 1924 si spostò a New York dove insegnò alla Grand Central School of Art. Nel 1941 il San Francisco Museum of Modern Art gli dedicò la prima personale. Negli anni ’40 attraversò un periodo ricco di soddisfazioni personali e artistiche segnato dalla nascita delle due figlie e dal rapporto felice con la natura. Nel 1948, in seguito a una serie di tragici eventi fisici e mentali, s’impiccò nel suo studio a Sherman nel Connecticut.

La mostra di Ca’ Pesaro si articola in più sezione: Ritratti, Nature morte, Disegni, Anni ’40, Le ultime opere. Inizia dalla prima ritrattistica degli anni ’30 influenzata dai maestri Cézanne, Léger, e soprattutto Picasso, come evidenzia il dipinto “Self-Portrait”; prosegue nelle nature morte dove Gorky elabora la propria tecnica pittorica e un personale uso del colore, continua con la tecnica grafica, un mezzo per sviluppare le sue composizioni e che rappresenta la chiave di lettura dei suoi lavori più avanzati.

I primi anni ’40 sono un momento di svolta nello sviluppo artistico di Gorky. Soggiornando in Virginia e nel Connecticut, la sua attenzione si rivolge alla natura che diventa il mezzo privilegiato per trovare il suo stile autentico, superando le influenze cubiste di Picasso e surrealiste di Mirò.

Self portrait 1937

Il lavoro en plein air gli permette l’osservazione di forme botaniche e biologiche che entreranno nei suoi dipinti in fluide conformazioni metamorfiche. In questi anni il suo lavoro irrompe nella piena maturità e introduce elementi e forme che possono essere identificati in tutti i dipinti più avanzati.

Gli ultimi lavori evidenziano la sua abilità nel creare una sintesi nuova e fresca tra Cubismo Sintetico e Surrealismo, i capolavori come ” The Liver is the Cock’s Comb”(1944), “One Year the Milkweed” (1944) e “Dark Green Painting” (1948 circa) sono un intricato sistema di forme fantastiche ricorrenti, nelle quali si compenetrano energia, immaginazione, colore, ricordi d’infanzia, subconscio e profonda affinità con la natura. Sono questi gli elementi del suo nuovo e personalissimo vocabolario artistico, totalmente suo, il quale ebbe un ruolo fondamentale nella formazione dell’Espressionismo Astratto Americano.

INFO. La mostra “Arshile Gorky: 1904-1948” è in corso a Venezia a Ca’ Pesaro Galleria Internazionale d’Arte Moderna fino al 22 settembre. Aperto dalle 10.00 alle 18.00. Chiuso il lunedì. Ingresso € 14.00 intero, € 11.50 ridotto. La mostra presenta un film della regista Cosima Spender, nipote dell’artista, per riflettere sulla vita, il lavoro e l’eredità di Gorky. Il catalogo illustrato presenta saggi dei curatori Gabriella Belli ed  Edith Devaney e Saskia Spender, altra nipote di Gorky, con testi in inglese e italiano.  Un’appassionante biografia dell’artista è stata raccontata nel libro “Una storia armena” scritto dallo scultore Matthew Spender, marito di Maro Gorky, la figlia maggiore di Arshile.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook