Ottavia Casagrande: “Con distacco e ironia ho raccontato Raimondo”

Ottavia Casagrande: “Con distacco e ironia ho raccontato Raimondo”

La protagonista dell’intervista di oggi è Ottavia Casagrande, nipote di Raimondo Lanza di Trabia e autrice di due romanzi a lui dedicati, editi da Feltrinelli, “Mi toccherà ballare. L’ultimo principe di Trabia” (2014, scritto con la madre Raimonda Lanza di Trabia) e “Quando si spense la notte. Il principe di Trabia, la spia che non voleva la guerra” (2018). Ottavia Casagrande ha studiato al Goldsmiths College di Londra, conseguendo un Honours Degree in Drama and Theatre Arts, e ha lavorato come regista e attrice in Italia, Gran Bretagna, Francia e Russia.

quando si spense la notte

Dopo la biografia dedicata interamente alla vita del nonno, il suo secondo romanzo è incentrato su due missioni di spionaggio di Raimondo e Cora, spia inglese a lui legata sentimentalmente, durante i primi due anni della Seconda guerra mondiale, tra fughe rocambolesche, giochi di potere, corruzione e il rapporto di amicizia tra il principe e il ministro Galeazzo Ciano, genero di Mussolini. Grazie alla testimonianza di Geraldine, figlia di Cora, l’autrice, con la cura dei dettagli e la sottile ironia che la caratterizzano, è riuscita ancora una volta a rendere vivo e tangibile Raimondo, uomo innamorato della vita e sedotto dalla morte, scrivendo il primo romanzo di spionaggio italiano. Ecco la nostra intervista all’autrice…

La stesura dei due romanzi sul nonno Raimondo ha contribuito a creare un legame ancora più forte e complice tra te e tua madre?

“Certamente! Io e mia madre abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto, ma sicuramente in questa occasione è nata una complicità ancor più grande, in parte perché abbiamo condotto tutte le ricerche insieme, in parte perché (soprattutto per il primo romanzo) abbiamo costantemente lavorato fianco a fianco, in sinergia. Documentarsi sulla storia di Raimondo è stato interessante e appassionante, abbiamo scoperto molte cose sul nonno e sulle nostre origini di cui non eravamo a conoscenza ed è stato davvero affascinante. Mia madre non ha mai conosciuto suo padre, per cui molte informazioni sono state delle vere e proprie rivelazioni, come la storia raccontata nel secondo romanzo, interamente sconosciuta a noi e giuntaci per mezzo della testimonianza di Geraldine, la figlia di Cora. Quindi sì, ci siamo molto affiatate grazie alla stesura dei due romanzi, anche tramite tutta la parte di promozione dei libri, a cui ci siamo dedicate insieme, viaggiando attraverso il territorio italiano e divertendoci.”

Quali letture ti hanno ispirata e quali autori hanno contribuito alla tua formazione?

“Grazie per la domanda! Io leggo di tutto, sono onnivora e leggo davvero moltissimo, ma il libro che maggiormente mi ha ispirata (soprattutto nella stesura del primo romanzo) e che mi ha dato la voce per scrivere è stato La promessa dell’alba di Romain Gary, di cui recentemente hanno anche realizzato un film, diretto da Eric Barbier. Anche nel romanzo di Gary si racconta di questo grande rapporto tra figlio e madre, presentato al lettore con distacco e ironia. Leggendolo, ho capito quindi che per raccontare Raimondo servivano proprio questi due ingredienti: la vena ironica e il distacco necessario alla narrazione. L’elemento fondamentale è appunto trovare la voce giusta, consona allo scrittore e al soggetto, poi da lì derivano lo stile, il modo di raccontare e il ritmo.”

Il lavoro, la fatica e l’impegno sono stati ripagati con una risposta positiva dei lettori e della critica?

“Sì, devo dire davvero ottima. Il primo libro ha avuto un successo che non ci aspettavamo, correlato da moltissime critiche e recensioni; D’Orrico lo ha definito per esempio uno dei più bei romanzi storici. Il secondo ha forse avuto meno eco in Italia, ma sempre un successo soddisfacente e a breve verrà pubblicato anche in Francia e in Inghilterra. “

Qual è stato l’ostacolo maggiore che hai incontrato durante la stesura?

“Ricercare i documenti è stato un lavoro faticoso, ma appassionante. Per il primo romanzo, il ritrovamento della valigia ha offerto l’input necessario per la stesura, poi si è trattato soltanto di andare in America negli archivi e cercare le testimonianze storiche, mentre il secondo libro ha comportato un lavoro ancora più meticoloso sulle fonti dell’epoca, sui diari e sugli archivi dei servizi segreti e militari. Anche in questo caso, però, è stato piacevole e coinvolgente, dando vita quasi a un percorso investigativo per mettere insieme i pezzi e ricostruire la vicenda di Raimondo.”

Hai mai pensato di dedicarti parallelamente anche alla scrittura di romanzi riguardanti altre tematiche?

“Sì, il prossimo romanzo infatti non sarà dedicato a Raimondo. Il primo in realtà è nato per caso, l’ho scritto per mia madre e poi, man mano che andavo avanti con la stesura, mi sono resa conto che la vita del nonno era davvero interessante. Immersa nella storia d’Italia, infatti, la vicenda di Raimondo è divertente e appassionante; mio nonno era un personaggio eclettico, amava il cinema e il calcio e aveva una vita ricca di emozioni, per cui il romanzo si è pubblicato da sé, senza la necessità di andare alla ricerca di un editore. A quel punto ho capito che mi piaceva scrivere e ho dedicato parte della mia quotidianità alla scrittura. È capitata Geraldine e quindi sono ritornata nuovamente sulla vicenda di Raimondo, ma ho in serbo anche altro e il mio prossimo romanzo non sarà più incentrato sulla vita del nonno.”

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