Salone del Libro – Torino 2019: ancora una volta vincono i libri

Salone del Libro – Torino 2019: ancora una volta vincono i libri
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Squadra che vince non si cambia, ma anche luogo che vince non si cambia. O forse sì, migliorando là dove si hanno avuto delle pecche o dei difetti.

Il Salone Internazionale del Libro ha chiuso giusto ieri, lunedì 13 maggio, la sua 32esima edizione, registrando un nuovo record come presenze: dal suo inizio di giovedì fino a ieri, sono stati emessi circa 148 mila biglietti, esattamente il 3% in più rispetto all’edizione precedente.

Al di là però dei numeri, che rimangono solamente stampati sugli articoli dei vari quotidiani e poi dopo qualche giorno in tanti se ne sono dimenticati, quello che conta in un’esperienza letteraria come questa sono tutti quei momenti che rimangono nel cuore e nell’anima.

Perché la lettura e i suoi piccoli aiutanti, aka i libri, hanno davvero quell’unica funzione: entrare nel cuore del loro pubblico, riuscire a stimolare un pensiero, un’emozione, una curiosità. Per chi vive a Torino (ma in realtà questo vale per chiunque abbia una passione letteraria sconfinata) questi cinque giorni di carta stampata, conferenze, voci e brusii continui rappresentano un momento unico, che passa e scivola via troppo velocemente.

Venerdì è tendenzialmente il giorno preferito per fare una visita, per coloro che vogliono godersi gli stand, i tre diversi padiglioni e quest’anno anche lo spazio dell’Oval (più ampio, arioso e pieno di novità): giornata dedicata alla visite scolastiche, un po’ meno caotica rispetto al week end (in cui si toccano i picchi più elevati di visitatori), ma anche già molto ricca di eventi.

Varcando la soglia, sembra davvero di ritornare a casa: l’odore è lo stesso, il pavimento è uguale, gli stand sono lì pronti ad accogliere chiunque voglia girarli con più o meno attenzione, con più o meno voglia, con più o meno interesse. Perché il Salone del Libro fa così, fa questo effetto: ogni anno riesce ad insegnarti qualcosa, riesce a trasmettere qualcosa e il visitatore si porta a casa i piedi a pezzi, il cuore pieno di storie e un’esperienza che non vedrà l’ora di ripetere dopo un anno esatto.

Le case editrici si susseguono nei tre padiglioni, divise per ordine alfabetico e ognuna inserita ad hoc nel proprio spazio espositivo: Adelphi con i suoi romanzi, BAO Publishing con i suoi fumetti che ogni anno assomigliano sempre più a delle opere d’arte per la ricchezza dei contenuti e la qualità della grafica, Emons Audiolibri con i suoi audiobook che ormai hanno conquistato una fetta del mercato editoriale sempre più ampia e vantano una lista sempre più lunga di attori che reinterpretano i romanzi, il Gruppo Editoriale Mauri Spagnol che sta piano piano diventando uno dei più potenti in Italia e all’estero grazie ad un catalogo sempre più diversificato e variopinto.

Ripercorrere tutto l’alfabeto dei diversi espositori sarebbe impossibile, ma quello che si percepisce anche quest’anno è la possibilità data e offerta alla qualità: d’obbligo citare la Minimal Incipit, che nasce dall’idea del grafico pubblicitario Giancarlo Pasquali. Una mente capace di proporre sul mercato un’idea nuova e originale, non nella forma classica del libro o romanzo, ma come elemento decorativo per una casa piena di cultura: cartoncini pressati formato A4 (anche se su richiesta è possibile farseli realizzare anche in formati più grandi), realizzati digitalmente e riportanti le prime righe di un romanzo (il suo incipit) e una rappresentazione minimale, che possa trasmettere l’essenza stessa del romanzo. Idee originali, che stanno in pancia e nella mente spesso per troppo tempo, ma una volta che le si realizza, hanno la capacità di sbaragliare e vincere su uno dei mercati più complessi ad oggi.

Le conferenze e le presentazioni dei diversi romanzi, con gli autori che si barcamenano (chi più chi meno) tra i tanti, tantissimi fan che pazientemente aspettano seduti ad ascoltare i racconti dei loro autori preferiti e ancor più si mettono in fila per i motivi più disparati: dai più ridicoli come la foto e l’autografo ai più nobili, come voler fare un complimento e ringraziare perché quello specifico libro in un determinato momento della propria vita può davvero salvare. E nessuno può dire diversamente.

E infine quello che ad ognuno il Salone del Libro lascia, dopo una sola giornata e ancor più dopo due o tre giornate passate tra gli stand: la scoperta e l’apprendimento sono sempre dietro l’angolo, in modo particolare quando si parla di letteratura. Scoprire per caso uno stand di una casa editrice (esistente già da anni, ma chissà perché poco considerata) come nel caso di Ippocampo Edizioni, casa editrice specializzata in libri illustrati (su arte, viaggi, cucina, moda e natura), che ha avuto la possibilità di allestire uno stand pienamente in linea con la sua filosofia molto verdeggiante e che ha dimostrato come la differenza vera la facciano non soltanto i libri stampati, ma anche le persone che sanno raccontarli e farli conoscere anche a chi non pensava potessero mai interessare.

Perché il Salone del Libro di Torino è questo: è scoperta, è esperienza, è amore per i libri, è sete di sapere, è voglia di conoscere. Sono gambe massacrate dal continuo andirivieni tra gli stand, ma che permettono di tornare a casa con una borsa piena di libri e un cuore arricchito di nuove esperienze.

Rebecca Cauda

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