Venezia dà il via alla 58. Esposizione Internazionale d’Arte “May You Live in Interesting Times”

Venezia dà il via alla 58. Esposizione Internazionale d’Arte “May You Live in Interesting Times”
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L’espressione “Forse vivi in tempi interessanti” titolo di questa edizione della Biennale di Venezia, comporta nella mente di chi la legge un dubbio.

Come ammette il curatore Ralph Rugoff alla conferenza stampa della pre-apertura del festival tenutasi al Teatro Piccolo Arsenale il giorno 8 maggio 2019, la frase venne erroneamente considerata un’antica maledizione cinese. Sir Austen Chamberlain ammetteva di averla ascoltata dalla bocca di un diplomatico britannico in Cina e trovandola davvero efficace per esprimere la situazione di allerta nella quale il continente europeo era piombato appena le truppe tedesche furono stanziate in Renania, la ripropose durante un discorso alla Birmingham Unionist Association, riportato nel 1932 da un giornale locale Britannico, lo Yorkshire Post.

Non esistono quindi collegamenti storici tra questa frase e l’attualità; addirittura dopo essere stata utilizzata più volte in seguito da scrittori e politici venne scoperta totalmente inventata dall’immaginazione di qualche diplomatico inglese che aveva ben pensato di utilizzarla a scopi coercitivi negli ambienti di scambio sociale e pubblico delle colonie inglesi dell’epoca.
La scelta del titolo è dovuta invece ad un’altra tipologia di processo mentale che il curatore mostra più relazionato all’attuale periodo storico: si tratta sicuramente di pensare da una parte agli scandali delle fake news, che a quanto abbiamo visto esistono già agli inizi dello scorso secolo; e dall’altra invece alla necessità di sollecitare un vero e proprio dubbio su questi tempi interessanti.

L’intento è dunque quello di scoprire la falsità della maledizione e nel nome di questo sventato pericolo provare a considerare i propri tempi davvero “interessanti”.
L’arte contemporanea si fa quindi per questa 58. Edizione la chiave attraverso la quale la società globalizzata di oggi può mettere in discussione le proprie idee sui tempi che corrono. Qualsiasi aspetto di questo bislacco periodo storico si esprime innanzitutto attraverso la creatività degli artisti contemporanei ed è qui che la Biennale si inserisce come luogo dove lo spettatore ha la possibilità di effettuare un processo di meta pensiero.
Nell’osservare l’espressioni artistiche della contemporaneità alla quale appartiene lo spettatore si ri-pensa facendosi diretto partecipante alla discussione circa il valore delle proposte.

A cosa porta tutto ciò? Ad una crisi inevitabile, ma necessaria per attribuire un significato al mondo per mezzo di una continua messa in discussione dei propri punti di vista tenendo sempre a mente l’etimo della parola crisi, dal greco κρίσις «scelta, decisione», derivato a sua vota dal verbo κρίνω «distinguere, giudicare».
La distinzione porta alla scelta. Questa deve essere effettuata costantemente dagli artisti che mettono in discussione “i confini che separano ciò che è considerato significativo a livello culturale da ciò che non è ritenuto tale” come sostiene Ralph Rugoff.

In questa Biennale anche lo spettatore viene investito di un tale compito ed viene così costantemente spinto a mettersi alla prova nel nome di un’ “apertura”, caratteristica sostanziale dell’opera d’arte già ai tempi del saggio Opera Aperta di Umberto Eco del 1962, spesso ricordato dal curatore, la quale trova soprattutto nell’interpretazione personale di ciascuno spettatore un fecondo termine di dialogo basato sulla disponibilità, sull’ascolto e sull’accoglienza dell’altro da sé.

Ecco trasformato il presunto malocchio del “che tu possa vivere in tempi interessanti” dapprima in un dubbio per elevarsi a concreta sfida da affrontare con entusiasmo e curiosità.

Il 10 maggio 2019 si è conclusa l’ultima giornata della pre-apertura della 58. Edizione della Biennale di Venezia. Mentre oggi, 11 maggio, si aprono le porte al primo temerario pubblico. Esortiamo quindi ad intraprendere una riflessione sul tema generale affinché possa rimanere sempre chiaro in mente e rendere la visita un’esperienza sincera e pregnante.

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