PaperArt #2: scrittura traforata

PaperArt #2: scrittura traforata

Intricate lettere di carta ritagliate a mano da Annie Vought

Spesso, nei libri o in televisione, c’è sempre un punto in cui qualcuno chiama il “profiler” della scrittura per fare un’analisi comportamentale della firma di un criminale sconosciuto o di una breve nota lasciata su un pezzo di carta. Chi è questa persona? Che cosa pensa? Cosa traspare da una lettera?

Annie Vought è affascinata dalla grafia connessa alla personalità ma da una prospettiva più emotiva e originale.

Lavorando con la carta, l’artista di Oakland ritaglia, lettera dopo lettera, le frasi da grandi fogli di carta, trasformando le lettere personali in oggetti fisici.

A volte i pezzi sono leggibili, cesellati per essere letti parola per parola, mentre in altri casi appaiono come un caotico groviglio di caratteri tipografici, con lo scopo di suscitare più un sentimento che un messaggio.

Da un’intervista con l’Art Museum of Sonoma County:

“Nella calligrafia, la scelta delle parole e l’ortografia dell’autore si rivelano “nonostante” se stesso. Una lettera è la conferma fisica di chi eravamo nel momento in cui è stata scritta, o di tutto ciò che è rimasto di una persona o di un periodo di tempo. Penso molto anche al rapporto tra pubblico e privato, o più in particolare su come rendere pubblico il lato privato di noi stessi. Voglio essere rispettosa delle persone, ma riconosco che le sto di fatto esponendo rivelando le loro comunicazioni scritte. Però nell’esporre c’è una vulnerabilità che condividiamo tutti. Sono interessata alle relazioni umane in generale, sia quelle che abbiamo con noi stessi, sia quella con gli altri”.

Di particolare rilievo nell’attività di Vought negli ultimi anni, è un’opera di grandi dimensioni intitolata “Gosh I’ve been here before”, un lavoro in carta ritagliata di 100cmx135cm con parole e motivi che si dispiegano a spirale come gli anelli di un albero.

FdA

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook